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Pescara, 11/04/2026
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Data: 25/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Per chi perde il posto arriva l’assicurazione sociale. Ma l’asticella dei requisiti resta alta e in tanti rimangono fuori (Come si passa dall'indennità di disoccupazione e dalla mobilità alla nuova Aspi - guarda)

ROMA - La platea è sicuramente più ampia di quella attuale, ma per alcuni lavoratori il nuovo schema di ammortizzatori sociali a regime sarà meno generoso. Si tratta di coloro che fino ad ora potevano usufruire dell’indennità di mobilità: lavoratori licenziati da imprese industriali e cooperative con più di 15 dipendenti, imprese commerciali con più di 200 dipendenti. Quando nel 2017 la mobilità scomparirà per tutti e il nuovo sistema sarà completamente a regime, la perdita sarà netta: l’Aspi, l’assicurazione sociale per l’impiego, ha una durata e un assegno inferiori. La scommessa del governo è: con un mercato del lavoro più dinamico se ne accorgeranno in pochi, perché si farà prima a trovare una nuova occupazione. Sarà davvero così? E’ una scommessa, appunto.
I pilastri della riforma.
Sono tre: assicurazione sociale per l’impiego (Aspi); tutele in costanza di rapporto di lavoro (cassa integrazione ordinaria, cassa integrazione straordinaria, fondi di solidarietà); strumenti di gestione degli esuberi strutturali.
Meno ai padri, più ai figli.
Il nuovo schema - per dirla con vecchi slogan - toglie ai padri o comunque ai lavoratori finora molto tutelati, e dà qualcosa ai figli, ovvero ai giovani che si affacciano nel mondo del lavoro. Per chi ha un contratto di apprendistato il vantaggio è netto ed evidente: se ha i requisiti, potrà usufruire dell’Aspi. E così per gli artisti. A conti fatti anche i lavoratori delle piccole aziende artigiane e commercianti saranno strutturalmente più tutelati nel momento di crisi temporanee dell’impresa: non dovranno sperare più in provvedimenti ad hoc e deroghe che per loro natura sono caratterizzate da discrezionalità e dalla disponibilità di risorse; con i fondi bilaterali di solidarietà anche loro avranno sempre la garanzia di un sostegno al reddito nei momenti di crisi. Dai nuovi ammortizzatori sociali restano invece esclusi i collaboratori coordinati e continuativi, ma il governo promette: «Si rafforzerà e porterà a regime il meccanismo una tantum oggi previsto».
L’Aspi: chi può averla.
Tutti i vari sussidi che attualmente vengono erogati quando si perde il posto di lavoro, sono accorpati nell’assicurazione sociale per l’impiego: l’assegno sarà pari al 75% delle retribuzioni fino a 1.150 euro al mese, più il 25% per la parte di retribuzione superiore a 1.150; viene eliminata la soglia minima, c’è un tetto tetto massimo di 1.119 euro lordi (1.053 netti); durerà 12 mesi che diventano 18 per gli over 58. La cifra sarà decrescente man mano che i mesi trascorrono: il taglio è del 15% dopo sei mesi e di un altro 15% per quelli successivi. Rispetto alla vecchia indennità di disoccupazione l’Aspi è più generosa, lo è decisamente di meno se raffrontata alla mobilità (vedi grafici). Vi potranno accedere i lavoratori subordinati privati - apprendisti e artisti compresi - e quelli della pubblica amministrazione con contratti non a tempo indeterminato. Non tutti però. Come per la vecchia indennità di disoccupazione servono almeno 52 settimane lavorate nell’ultimo biennio. Un requisito che, secondo autorevoli istituzioni a partire dalla Banca d’Italia, esclude circa la metà dei lavoratori a termine dal sussidio.
La mini-Aspi.
Stessa platea della ”sorella maggiore”, ma requisiti ridotti a 13 settimane nell’ultimo anno, ovvero gli stessi (78 giorni) previsti dall’attuale indennità di disoccupazione ridotta. Il vantaggio è che adesso l’assegno verrà dato subito e non l’anno successivo.
La Cig.
Resta la cassa integrazione ordinaria e quella straordinaria, in quest’ultimo caso viene eliminata la sola causale per procedura concorsuale con cessazione di attività. Fino a tutto il 2013 resta anche la cassa in deroga. Nel frattempo, sulla base di accordi e contratti collettivi anche intersettoriali, nasceranno presso l’Inps i fondi di solidarietà, cosicché dal 2014 potranno essere effettivi. I fondi sono obbligatori per le imprese sopra i 15 dipendenti. Per le imprese più piccole eventualmente fuori dagli accordi, ci sarà comunque un fondo di solidarietà residuale.
Lavoratori anziani.
Le aziende avranno la «facoltà» di stipulare accordi con i sindacati maggiormente rappresentativi, per la creazione di fondi presso l’Inps finalizzati ad incentivare l’esodo dei lavoratori a cui mancano non oltre 4 anni dall’accesso alla pensione. La prestazione - pari alla pensione - sarà a carico dell’aziende. Per gli esodi fino al 2016 il primo periodo può essere coperto dall’indennità di mobilità.

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