Per il sindaco «impeccabile la gestione del teatro»
«Di Pangrazio sostenuto da vecchi marpioni, Cipollone senza macchie e candidato della società civile»
AVEZZANO. Teatro, piano traffico, contratto di quartiere, elezioni comunali. Il sindaco Antonio Floris è quasi ai titoli di coda - il 6 e 7 maggio si vota per le amministrative - ma non appenderà «le scarpe al chiodo». Dopo 10 anni di amministrazione, elenca senza reticenze ciò che è stato fatto, quanto ha messo in cantiere e i progetti che non è riuscito a realizzare.
Quale progetto avrebbe voluto realizzare, che non le è riuscito?
«Mi sento soddisfatto perché avevo un’idea di città in testa che si è concretizzata. Anche le ultime decisioni - edilizia scolastica e piano strategico - su cui abbiamo gettato le basi, lo dimostrano. Avrei voluto portare a termine cose nate con me che per vari motivi non siamo riusciti a completare. L’idea di città che avevo in mente, però, si è cominciata a vedere, eccome. Oggi Avezzano è una città che ha una concezione di sé diversa da quella di 10 anni fa. Abbiamo eliminato una serie di incompiute che erano un fallimento: il teatro comunale è l’esempio più lampante».
Teatro che rappresenta una scommessa vinta o persa?
«Ha rappresentato una scommessa pesante e difficile, ma che abbiamo vinto. Sia perché è un teatro da 780 posti e in qualche caso neanche sufficienti a soddisfare le richieste, sia per la risposta dei cittadini. Inoltre, intorno al teatro si sta costruendo un’identità nuova. Con costi di gestione limitati, senza gravare troppo sulle casse comunali, sta partendo una nuova esperienza di produzione teatrale che nasce ad Avezzano. Sono coinvolte le associazioni Harmonia Novissima, Lanciavicchio e Teatro dei colori, ma in futuro se ne potrebbero coinvolgere altre».
La pedonalizzazione di corso della Libertà è un’altra incompiuta?
«Il fatto stesso di aver toccato tasti rivoluzionari ed esplosivi per la città ha rappresentato un momento di discussione importantissimo che ha gettato le basi per una diversa concezione dell’isola pedonale. Essa non può certo limitarsi a due transenne o a chiudere 100 metri di corso. Stiamo lanciando un concorso di idee per la pedonalizzazione del centro agganciata a un utilizzo il migliore possibile delle scuole del centro, quando cesseranno la loro attuale funzione. È una scommessa straordinaria: pedonalizzare il cuore della città regalandole un centro pedonabile perché attrattore di pedoni. Chiudere per desertificarlo sarebbe stato sbagliato. Mi dispiace non aver iniziato questo percorso, ancora di più che non essere andato nel nuovo municipio».
A proposito di nuovo municipio, c’è il contratto di quartiere 2 ancora da completare?
«Ci siamo candidati a un progetto di riqualificazione di quello che era ed è un quartiere dormitorio. Non abbiamo sbagliato: c’è l’edificio, ci saranno la piazza e i parcheggi. Piuttosto, c’era un altro bando, il contratto di quartiere 1, al quale l’amministrazione Spallone non è riuscita a partecipare. Alcuni Comuni hanno preso i soldi, Avezzano no».
Ora ci sono le elezioni comunali. Che partita sarà?
«Oggi c’è questa ubriacatura del tecnico a tutti i costi che a me fa ridere. In realtà il governo Monti, senza la politica, non potrebbe decidere nulla. Di Pangrazio si considera un tecnico alla Monti ma è attorniato da vecchi marpioni della politica, anche se lavorano dietro le quinte».
E la candidatura di Cipollone?
«Un aspetto positivo è già il fatto che non si possa parlar male del candidato. È chiaro che deve essere supportato da una squadra valida, competitiva elettoralmente. Esattamente quella che lo appoggerà. È una buona candidatura, inoltre, perché espressione della società civile.
Quale sarà il suo futuro?
«Antonello Floris ha fatto 10 anni il sindaco di Avezzano, conducendo in porto una nave che qualcuno pronosticò non sarebbe mai neanche salpata. Penso di poter essere a disposizione di un progetto politico, se ci sarà, ma inserito in un discorso di partito rispettando ruoli e dimostrate capacità. Non ho un obiettivo ben preciso, ma penso di poter continuare a fare politica a livelli diversi. Non appendo le scarpe da calcio al chiodo, ma neanche le calzo aspettando con impazienza».