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Data: 25/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Articolo 18, Bersani insiste «Il testo va cambiato». Maggioranza divisa. Alfano: Monti ora è più debole

ROMA - Il Pdl non molla la presa e tiene alta la tensione sulla riforma del mercato del lavoro lanciando nuovi strali polemici per la scelta del governo di abbandonare la strada del decreto-legge e aver scelto quella del disegno di legge. Il Pdl annuncia anche un fuoco di sbarramento parlamentare contro le proposte di modifica annunciate dal Pd. I democrat, a partire da Pier Luigi Bersani, tornano a far sapere che si muoveranno, in Parlamento, per cambiare in profondità la norma sui licenziamenti economici che sta nella nova veste dell’articolo 18 e introdurre anche in Italia il cosiddetto modello tedesco.
A fare le spese di tutte queste tensioni sono, naturalmente, il governo e la maggioranza. Solo Pierferdinando Casini, leader dell’Udc, loda come «saggia» la scelta del ddl e invita a rifuggire dagli «opposti estremismi tra chi vede ideologicamente l’articolo 18 in modo del tutto enfatico e chi vorrebbe che il Parlamento fosse messo davanti al fatto compiuto». Gianfranco Fini, sempre dal forum di Confcommercio a Cernobbio, dice di condividere la riforma («Dipendesse da me non la modificherei, è un buon compromesso») e dà anche una notizia: il disegno di legge dovrebbe cominciare il proprio iter dal Senato, mentre Francesco Rutelli (Api) è sicuro: «Miglioreremo la riforma e il governo non cadrà». Ma è dal forum di Confcommercio che il segretario del Pdl, Angelino Alfano, non nasconde tutto il disagio del suo partito per un premier che guida, a suo dire, «un governo indebolito» a causa di una gestione dei tempi della riforma che «gli sta complicando la vita». Alfano chiede «una nuova intesa politica» per andare avanti. «Sulla riforma – nota - non c’è un testo scritto, i tempi non sono certi e lo sciopero (della sola Cgil, per ora, ndr.) non è stato revocato. Uno dei tre coordinatori del partito, Ignazio La Russa, torna sulla richiesta di una convocazione urgente degli organismi dirigenti «per riflettere su come doversi rapportare con Monti» mentre l’altro coordinatore, Sandro Bondi arriva a dire che «la riforma del mercato del lavoro è morta e sepolta» e che, addirittura, «dopo la resa di Monti l’Italia è destinata a un lento, inesorabile, declino». Ed è sempre Alfano ad avvertire, di fronte all’offensiva del Pd e della Cgil per modificare la riforma, che «se si lavora a modifiche non si può immaginare che siano di un solo colore».
Il colore delle modifiche cui sta lavorando il Pdl è chiaro dalle parole del capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, il quale chiede, in caso di cambiamenti sull’art.18, novità anche «per quello che riguarda la flessibilità in entrata», paventando «una situazione insostenibile se proseguono i diktat di Bersani e Camusso». E qui entra in gioco il Pd. Bersani, a sua volta ospite a Cernobbio, risponde soprattutto ad Alfano, con toni polemici: «Non so se si indebolisce il governo discutendo di questioni complesse o facendo saltare i vertici per la Rai o le norme sulla corruzione», attacca Bersani. «Io voglio – continua il segretario - rafforzare l’esecutivo e migliorare la riforma del lavoro». Il Pd, dunque, da un lato difende la scelta del ddl varato da Monti e, dall’altro, rivendica il diritto a correggere la parte della riforma che riguarda i licenziamenti economici. Solo sui tempi Bersani concorda con Alfano: «E’ possibile approvare il ddl entro l’estate». Nella polemica interviene anche l’ex premier e presidente del Copasir Massimo D’Alema: attribuisce il «nervosismo» del Pdl al fatto che «non è scattata la trappola di spaccare il Pd e isolare la Cgil. C’è, invece, un vasto schieramento – sottolinea D’Alema - che chiede di modificare la norma sui licenziamenti». E assicura che il Pd «in Parlamento si farà portavoce di questa esigenza».
Dure e inflessibili restano, ovviamente, le opposizioni. «Bel risultato di governo e maggioranza: avremo più licenziamenti, più crisi, meno consumi e meno crescita», prevede il coordinatore delle Segreterie nazionali della Lega Nord, Roberto Calderoli. Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, promette un «Vietnam parlamentare», l’appoggio a tutte le proteste contro «queste norme inique» e chiude con una battuta delle sue: «Il governo mente e la ministra badessa (la Fornero, ndr.) parla di metafisica quando afferma che la riforma aumenterà i posti di lavoro e non cancellerà i diritti».

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