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Data: 26/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Piroette e capriole dei leader sindacali. Se si esclude la Cgil, le altre tre confederazioni costrette a invertire la linea

ROMA - Come chiamarle? Piroette. O cambi di casacche: il d’accordista che poi s’impunta e dice no, l’aperturista che chiude per poi riaprire, il rigido che s’ammorbidisce per poi ridiventare inflessibile ma magari anche no. Si dirà: in tutte le trattative politico-sindacali funziona così, e le parti fisse sono rare. Eppure, stavolta i giochi di trasformazione sono apparsi particolarmente plateali nei leader dei sindacati.
Susanna Camusso sempre ferma - e anche sferzante nei confronti dei colleghi movimentisti: «Ah, Bonanni ha cambiato posizione? Così sta in allenamento» - mentre intorno a lei e alla Cgil, la cui rigidità è anche dovuta al timore di venire scavalcata dalla Fiom, i colleghi svoltano e volteggiano.

Raffaele Bonanni, cinque giorni fa:«Bene la riforma preparata dal ministro Fornero e dal governo».

Raffaele Bonanni, tre giorni fa: «Il testo va cambiato».

Prima il leader della Cisl voleva le indennità per i licenziamenti economici, cioè era sulla posizione del governo. Poi, viste le proteste anche interne e in generale le manifestazioni di piazza, ha chiesto «aggiustamenti» sull’articolo 18.

Luigi Angeletti, della Uil, prima era con la Cisl, poi si è smarcato andando verso la Cgil ma poi rieccolo sulla posizione Cisl che intanto è cambiata ma l’asse che si va profilando è soprattutto con Camusso sul seguente principio: i licenziamenti ingiusti devono essere annullati e non monetizzati, a meno che non lo chieda il lavoratore. Un ritorno a Camusso, passando da Bonanni, ecco qui. Ma guai a scioperare, come farà la Cgil. «Lo sciopero generale è uno strumento costoso, che pesa sulle tasche lavoratori: si può convincere il Parlamento anche in altro modo», assicura Angeletti. Questo si vedrà.
Intanto, l’Ugl di Giovanni Centrella ha fatto la sua capriola. Ma nessuno dei leader sindacali sta avendo la sincerità mostrata dal successore di Renata Polverini, che spiega così il proprio passaggio - in 48 ore - dal sì al no nei confronti del nuovo articolo 18. «Avevo dato un sì sofferto - narra Centrella - alla riforma in generale. Poi le paure di metalmeccanici, chimici, terziari, agroalimentari mi hanno fatto tornare indietro». A fare tornare indietro Bonanni è stata invece Fornero: «Ho parlato con il ministro - ha detto l’altro giorno il leader della Cisl - e credo che una soluzione si possa trovare». Piroetta? «Bonanni ha il difetto di agitarsi molto - ironizza Camusso - e di cercare di mettere sempre il cappello sulle soluzioni. Ma il suo schema non va bene». «Camusso cerca pretesti per litigare», replica il collega in questo gioco di posizionamenti e riposizionamenti, marcamenti e smarcamenti che sono la riprova di rapporti sfilacciati, ormai da tempo, tra i tre leader dei sindacati maggiori.
Anche nel caso della Cisl, il cambiamento è dovuto al fatto che emerso un disagio tra gli iscritti, mentre quelli della Uil in certi casi hanno partecipato alle manifestazioni della Cgil, per non dire - ancora - di quelli dell’Ugl.

«Sono invaso da centinaia di mail gonfie di preoccupazione e io rispondo a tutti», spiega Centrella e aggiunge: «Siccome sono un ex operaio, sono passato dal sì al no». Ma sarebbe meglio dire al vedremo, considerando che in Parlamento alcune modifiche verranno fatte. O magari tutto sarà vanificato, almeno a sentire Angeletti: «Forse non ci sarà nessuna approvazione prima delle ferie, e neanche dopo». A questo punto verrebbe da citare un motto in rima di Alberto Arbasino: «Tanto discutere, tanto agitarsi, tanto mutarsi / per risultati così scarsi?».

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