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Pescara, 11/04/2026
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27/03/2012
Il Centro
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Irpef Abruzzo, aumenti fino a 114 euro
Addizionali regionali e comunali, buste paga più leggere per pensionati e dipendenti |
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Aliquota alta a causa dello 0,50% in più per il debito sanitario Ad aprile la giunta valuterà se diminuirla
PESCARA. Arriva anche in Abruzzo la stangata sull’Irpef. Pensionati e dipendenti ricevono una busta paga più leggera a causa del pagamento delle addizionali regionali e comunali. Una famiglia media paga fino a 371 euro per l’addizionale regionale (62 euro in più), mentre per quella comunale si prevede un passaggio da 129 a 177 euro medi dove l’aliquota aumenta. E fra tre mesi si deve pagare la prima rata dell’Imu (ex Ici). In Abruzzo l’addizionale Irpef è salita dall’1,4% all’1,73% a causa dell’aumento dello 0,33% introdotto dal decreto “Salva Italia” del governo Monti. Sull’addizionale pesa lo 0,50 per cento che l’Abruzzo paga per ripianare il debito della sanità pubblica e che la Regione ha preferito non rimodulare malgrado il “sacrificio aggiuntivo” chiesto agli abruzzesi e la pressione fiscale già alta (si calcola al 52%). Giunta e governatore Gianni Chiodi hanno detto che la quota dello 0,50 potrà essere eliminata solo quando ci sarà l’uscita dal Piano di rientro della sanità previsto per questo mese. Un impegno preso quando è scoppiata la polemica sugli aumenti inseriti nel bilancio di previsione e fra i quali rientra anche quello del 10% del bollo auto. ALIQUOTA ALTA. Quello dell’1,73% è il secondo importo più alto, dopo quello delle regioni andate a suo tempo in ulteriore extra-deficit sanitario, che pagano il 2,03%, mentre l’ulteriore extra-deficit dello 0.50% fu sanzionato con il commissariamento, senza ulteriori penalizzazioni fiscali. GLI AUMENTI. Traducendo in numeri, sulla base della relazione di bilancio 2012 approvato il 30 dicembre scorso in consiglio regionale, la leva fiscale aggiuntiva per l’esercizio finanziario 2012 equivale a 67,9 milioni di euro per l’addizionale regionale Irpef. Questo comporta, secondo i dati del Sole 24 Ore, un aumento medio di 62 euro per contribuente, leggermente al di sotto della media nazionale che si attesta sui 67 euro. Alla mini-stangata fanno eccezione i redditi bassissimi, sotto i 7.700 euro di pensione o di 8mila euro di redditi da lavoro. TASSA COMUNALE. Al conguaglio dell’aumento delle addizionali regionali Irpef 2011 si somma l’acconto del 30% delle addizionali comunali Irpef, sbloccate dal governo Berlusconi nell’estate scorsa a seguito dei tagli finanziari alle amministrazioni locali. In Abruzzo 6 comuni grandi su dieci (vedi tabella accanto) hanno deciso di aumentare l’aliquota, Pescara ha scelto di lasciarla invariata. Fra i Comuni che hanno aumentato l’Irpef, Chieti, Teramo, Vasto, Montesilvano e Giulianova hanno deciso di applicare la quota massima dello 0,8. GLI ESEMPI DI CHIETI. Il caso di Chieti è stato preso in particolare in esame da uno studio effettuato dai Caf Cisl sul maggior impatto dovuto agli aumenti che scattano con la busta paga marzo. Per un pensionato che abita nella città teatina e che guadagna 1.200 euro lordi al mese (15,600 l’importo annuo lordo) l’incremento dell’Irpef comunale costa 21 euro (su un totalo annuo di 73). Un lavoratore dal reddito basso, con un salario di 1.700 euro lorde mensili (22.100 euro l’anno) l’addizionale comunale cresce di 30 euro (103 all’anno). Per un lavoratore di reddito medio, con una busta paga da 2.200 euro lordi (28.600 euro l’anno), l’importo della tassa regionale arriva a sfiorare i 100 euro. LE PREVISIONI. Restando sempre sull’esempio di Chieti, il Comune calcola che riceverà dalla Stato un milione 136mila euro in meno a cui possono aggiungersi ulteriori minori trasferimenti. Con l’aumento dell’Irpef dello 0,15% (dallo 0,65 allo 0,80) l’amministrazione del sindaco Umberto Di Primio conta di recuperare 835mila euro destinati al mantenumento dei Servizi sociali. L’ASSESSORE. «L’incremento sull’aliquota di base delle addizionali regionali produrrà entrate che serviranno per finanziare la sanità nazionale e quindi come Regione abbiamo dovuto adeguarci senza poter incidere in alcun modo»: l’assessore alle Finanze Carlo Masci ribadisce così la decisione che ha portato la giunta a lasciare al massimo lo 0,50% sull’Irpef malgrado l’aumento stabilito dal governo Monti. «Non è stato possibile applicare l’aliquota variabile sulla base del reddito in quanto si tratta di Regione soggetta al Piano di rientro dal 2007, per altro il vincolo dello 0,50 per cento non è stato diminuito neanche dalle Regioni che non sono soggette al piano di rinetro come Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Marche». LE RICHIESTE. Tuttavia una rimodulazione dell’addizionale regionale è fra le condizioni che pongono sindacati e associazioni di categoria al tavolo del Patto dello sviluppo con la Regione. «E’ una tassa sempre più gravosa, che si è quasi raddoppiata dalla sua istituzione», commenta ad esempio la Uil che suggerisce di modulare l’Irpef a parità di gettito come hanno fatto le Marche. Si potrebbe così chiedere ai redditi alti di pagare il 2,03% e abbassare di conseguenza ad alcune fasce di lavoratori l’1,73%, in modo tale da garantire comunque il gettito complessivo. «Un segnale concreto di buona volontà per non comprimere ulteriormente i consumi e alleggerire un po’ il peso del fisco locale sul lavoro», spiega il segretario regionale Uil Roberto Campo. A questa proposta si è rifatta anche la Confcommercio aggiungendo le addizionali dell’Irap per quel che riguarda le imprese. «Una condizione necessaria per venire incontro ai mancati introiti dovuti al calo di consumi», ha detto il presidente regionale Giandomenico Di Sante. Già, perché tra due mesi e mezzo ci risiamo. Dal 16 giugno infatti si torna a pagare l’Imu sulla prima casa. E allora, sì che la la stangata sarà completa.
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