I nodi da sciogliere. Le questioni ancora aperte sul cammino della riforma
ROMA. L’opzione del reintegro per i licenziamenti individuali decisi per ragioni economiche è il tema più caldo, su cui è atteso il maggior numero di emendamenti nel passaggio della riforma del lavoro in Parlamento. Ma non è l’unico nodo.
Articolo 18. La Cgil vuole l’opzione del reintegro per i licenziamenti illegittimi decisi per cause economiche e il Pd chiederà una modifica. Se il riferimento è il modello tedesco, anche per i licenziamenti individuali per ragioni economiche deve essere prevista la possibilità del reintegro. Sul lavoratore cade l’onere della prova: se ricorre, deve dimostrare che il licenziamento nasconde ragioni disciplinari o discriminatorie. Il ministro Fornero ha dichiarato a “Repubblica” che sull’art. 18 il governo non cederà: «Si possono fare correzioni specifiche, ma questo principio-base della legge dovrà essere rispettato».
Cause di lavoro più rapide. Ieri, il ministro della Giustizia, Paola Severino, intervenendo sull’articolo 18, ha parlato di «un processo celere, efficace ed efficiente e soprattutto che arrivi a distinguere tra le varie categorie di licenziamento, così la parte processuale e quella sostanziale si integreranno tra loro. Abbiamo già in programma alcuni incontri con il ministro Fornero».
Statali. Nei giorni scorsi si sono inseguite versioni contrastanti. «Eventuali adeguamenti alle norme della riforma del mercato del lavoro per il settore del lavoro pubblico saranno demandati a successive fasi di confronto», chiarisce il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, secondo cui vanno valutati i vincoli della Costituzione. Sulla questione emergono scuole di pensiero diverse tra i giuslavoristi.
Partite Iva. Il testo non esclude l’applicazione della riforma agli iscritti agli ordini professionali, contrariamente a quanto era emerso prima della sua diffusione: «Per razionalizzare il ricorso a collaborazioni professionali con titolarità di partita Iva sono proposte norme volte a evitarne utilizzi impropri in sostituzione di contratti di lavoro subordinato».
Co.co.pro. Secondo la Cgil, l’aumento delle aliquote contributive per i collaboratori, che passeranno dal 27,72% al 33% nel 2018, «si scaricherà sui lavoratori. Le aziende, in assenza di un compenso minimo, cercheranno di lasciarlo inalterato, facendo pagare l’aumento tutto al collaboratore».
L’intervista. Sacconi: via art.18 e co.co.pro «Proposta Pdl per l’esodo dei lavoratori anziani a carico delle imprese»
L’ex ministro: libertà di licenziare in cambio di contratti stabili
MILANO. «Più protezione, meno regolazione e più salario. Al lavoro è indispensabile garantire un quadro normativo per il post articolo 18 che sia realmente riformista e preveda, quindi, l’abolizione dei contratti a progetto e i co.co.co»: Maurizio Sacconi è l’artefice della prima conferenza nazionale sul lavoro della Pdl ed è pronto a rilanciare il dibattito.
Come conciliare più protezione e meno regolazione in una situazione di crisi?
«Più protezione innanzitutto contro la disoccupazione che pensiamo di combattere concretamente attraverso nuovi collocamenti comunitari, che integrino strutture pubbliche e agenzie private, con il supporto delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali. Questo significa innanzitutto poter dare una risposta concreta ai lavoratori anziani per i quali il Pdl è pronto a presentare una proposta di legge per la costituzione di un fondo specifico per l’esodo sostenuto dalle imprese»
Oltre l’articolo 18 cosa significa per il Pdl?
«Meno regolazione significa procedere lungo la via praticata in questi anni che ha il suo punto d’approdo nello statuto dei lavori di Marco Biagi che superi lo statuto dei lavoratori. Oggi possiamo darci l’obiettivo di un testo unico agile e semplice che di per sé darebbe un immediato impulso all’occupazione e proprio perché siamo noi possiamo permetterci di proporre l’abrogazione dei contratti coordinati e continuativi e di quelli a progetto».
Quindi superamento dell’articolo 18 in uscita in cambio dell’abolizione dei contratti precari?
«Esatto. Lo possiamo fare noi perché i co.co.co esplodono sotto gli occhi distratti del governo della sinistra e della Cgil sulla base di nessuna regola. Marco Biagi diventa padre dei contratti a progetto perché venne chiesto a lui di dare regola e protezione laddove non c’era. Oggi possiamo dire che possiamo abrogare questa ipocrisia tutta italiana per spingere sui contratti a tempo indeterminato a orario modulato perché il part time ha dimostrato di poter fare consistenti quote di lavoro in nero».
Lei ha però parlato nella sua relazione di altre proposte di minore regolazione. Con quali obiettivi?
«Consolidare la riforma dell’apprendistato, con conseguente contenimento dei tirocini esclusivamente alle reali attività educative. E dobbiamo sviluppare lo strumento dei voucher, i buoni prepagati.