ROMA - Via libera, e in parallelo, alle riforme costituzionali e alla riforma della legge elettorale. Lo hanno deciso ieri Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini. La politica, dunque, «batte un colpo», come dice il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, e imprime un’accelerazione, per quel che le attiene, le riforme. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, esprime subito il suo «vivo apprezzamento» per la riuscita del vertice mentre il presidente del Senato, Renato Schifani, reduce da una visita al Colle, fa sapere che sono pronte «concrete ipotesi di organizzazione dei lavori parlamentari» per gestire l’enorme mole di lavoro che si prospetta, considerando che anche la riforma del lavoro è al Senato.
Alfano, Bersani e Casini si vedono per un paio d’ore in un luogo speciale in sé. Si tratta dello studio dell’ex premier Silvio Berlusconi, di spalle al Transatlantico della Camera dei Deputati lungo quella che, in gergo, viene detta «la Corea». Poco dopo la fine del vertice è il leader del Terzo Polo, Casini, a tenere una conferenza stampa in cui, oltre a registrare «il buon clima» in cui si è svolto il vertice, ne svela i contenuti di massima. La materia oggetto era l’annoso tema delle riforme e l’obiettivo - annunciano Alfano, Bersani e Casini, che redigono un comunicato stampa congiunto finale, già una novità in sé - è di incardinare subito le riforme e, soprattutto, di portare a casa il risultato entro fine legislatura. All’indomani dell’affondo di Mario Monti rivolto proprio ai partiti («avanti sulle riforme o il governo non tirerà a campare»), non si è parlato né di lavoro né di Rai. I possibili motivi di conflitto, cioè, sono stati sminati, tolti dal tavolo. Alfano, Bersani e Casini, coadiuvati dagli sherpa tecnici (l’ex presidente della Camera Luciano Violante per il Pd, il vicecapogruppo al Senato Gaetano Quagliariello e il vice-coordinatore del partito, Ignazio La Russa, per il Pdl, Italo Bocchino, Ferdinando Adornato e Pino Pisicchio per il Terzo Polo) hanno deciso un iter a tappe forzate.
Legge elettorale e riforme istituzionali, infatti, verranno incardinate parallelamente entro quindici giorni al massimo. Il presidente del Senato Schifani assicura che lui stesso vigilerà sui tempi. Infatti, sia le riforme costituzionali, tramite un emendamento soppressivo a tutte quelle già in esame alla commissione Affari costituzionali di palazzo Madama, sia la riforma della legge elettorale, attraverso un ddl ex novo che sarà presentato dopo un altro vertice che si terrà la prossima settimana, partiranno entrambe da palazzo Madama. Quanto ai contenuti dell’accordo, verrà ridotto, di molto, il numero dei parlamentari: da 630 a 500 i deputati, da 316 a 250 i senatori. Poi ci sarà la revisione dell’età per l’elettorato attivo e passivo, il rafforzamento dell’esecutivo e dei poteri del premier in Parlamento, l’avvio del superamento del bicameralismo perfetto.
Quanto alla legge elettorale, il modello verso il quale ci si muove è un «tedesco bipolarizzato». I principi di massima sono: la restituzione ai cittadini del potere di scelta dei parlamentari (nei collegi, senza un ritorno alle preferenze), un sistema non più fondato sull’obbligo di coalizione, una soglia di sbarramento, il diritto di tribuna per i più piccoli e l’indicazione del candidato premier. «Credo che riusciremo a mantenere gli impegni», dice Bersani, che punta tutto sulla legge elettorale. «E’ un buon risultato», commenta Alfano. «Ci è stato chiesto di battere un colpo, l’abbiamo fatto», afferma soddisfatto Casini. Ma le opposizioni tuonano. Per l’Idv «l’accordo è una truffa» (Massimo Donadi) e Roberto Calderoli (Lega) commenta sornione: «Voglio vedere le carte, finora ho visto solo bari o illusionisti».