CELANO - Filippo Piccone si è dimesso dalla carica di sindaco di Celano. Ha comunicato la sua decisione attraverso un comunicato affidato al presidente del consiglio celanese che, ieri, alla presenza dell’opposizione e di qualche altro, lo ha letto lasciando sbalorditi i presenti. E ieri alle 15 il gruppo di opposizione ha organizzato una conferenza stampa nel corso della quale ha espresso perplessità ma anche menato randellate sulla gestione picconiana del Comune. I dubbi e le perplessità hanno fatto il giro della regione per tutta la giornata di ieri anche perché, insomma, Filippo Piccone non è solo il sindaco di Celano ma anche un senatore della Repubblica e il coordinatore regionale del Pdl. E gli interrogativi sono rimasti sul tavolo del summit di ieri al quale hanno partecipato Carlo Cantelmi, Giuseppe Cleofe, Aniceto Ciaccia, Nazzareno Tiberi, Antonello Di Stefano, Daniele Bombacino e Calvino Cotturone. Piccone si è dimesso per motivi di salute (qualche giorno fa era stato ricoverato all’ospedale per problemi cardiaci) o perché non ha più una maggioranza (come ha sostenuto ieri, appunto, l’opposizione) o per questioni strategiche (come hanno ipotizzato amici e nemici in ordine sparso su tutto il territorio)? Fatto sta che dalla tarda mattinata di ieri hanno telefonato a Celano in parecchi, anche da fuori provincia per sapere. Questa la risposta: «Mi sono dimesso per motivi personali. Tanto basti».
Fatto sta che, per ora, (Piccone ha venti giorni per ripensarci) il senatore ha lasciato la poltrona e i suoi oppositori manifestano una certa soddisfazione. Carlo Cantelmi ha sostenuto che Celano non merita lo sbando nel quale si trova con un bilancio non approvato, con un debito pubblico enorme e con tante promesse sbandierate e mai mantenute. Giuseppe Cleofe ha rifatto un po’ l’esame delle pieghe del bilancio (14 milioni di euro di indebitamento) fornendo i numeri di una presunta debacle amministrativa che molto bene è stata messa in luce da Antonello Di Stefano nel suo intervento molto più politico. «Delibere doppie, approvate senza maggioranza, protocolli fasulli» sono questi gli argomenti di fondo di esposti e documenti che sono partiti alla volta della procura della repubblica avezzanese. C’è la questione dei soldi dei Map (moduli abitativi provvisori) che non si sa come siano stati spesi, di uno staff del sindaco di cinque persone che costano 180.000 euro e tante altre cosette per le quali, se quanto riferito dall’opposizione risulterà vero, è lecito supporre che Cantelmi e compagni hanno coperto più volte la distanza che separa la città castellana dagli uffici del magistrato di via Corradini nel capoluogo marsicano. Pesanti le accuse che, insomma, sarebbe il caso che Piccone confuti. Ma la ragione delle contestazioni riguarda lo zuccherificio di Celano sul quale sono intervenuti un po’ tutti. Chiude l’opificio celanese e quello di Avezzano risulta essere poi posseduto da una società che fa capo a Piccone? E dopo la decisione della riconversione in un impianto a biomasse parte il progetto di un essiccatoio da costruire a Celano per produrre legna da bruciare ad Avezzano? Sono stati i due interrogativi intriganti posti alla fine nel summit di ieri. In serata, nota del vice sindaco Vittoriano Frigioni che, dopo aver spiegato i motivi del suo ritardo, peraltro comunicato in anticipo, ha annunciato che chiederà «formalmente al sindaco di provvedere al ritiro delle dimissioni» e di stare «promuovendo la firma di un documento congiunto, con l’auspicio che questa volontà sia fatta propria anche da tutti gli altri consiglieri eletti».