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Pescara, 11/04/2026
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Data: 28/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Chiodi cambia la macchina, Di Cesare scettico. Mobilità, direttori e concorsi. Regione verso la maxi riforma

PESCARA - E’ la sfida della politica alla pubblica amministrazione, una riforma che ha già fatto molto rumore quella annunciata ieri dal Governatore Gianni Chiodi e dall’assessore Federica Carpineta. Una riforma che punta al cuore della macchina amministrativa regionale: il personale, incidendo profondamente non solo sul sistema retributivo e la composizione della pianta organica ma anche sulla selezione della classe dirigente con regole nuove per i concorsi pubblici.
Chiodi ne fa una questione di razionalizzazione della spesa e dei servizi: «L’obiettivo è puntare all’abolizione della pianta organica di diritto, che ci obbliga a vincolare ogni anno quote del bilancio regionale che vogliamo invece liberare per gli investimenti, per passare alla pianta organica di fatto». Concetto chiaro: ti tengo in quel posto finché mi servi, ma se per mutate esigenze del territorio (vedi terremoto dell’Aquila) rappresenti un doppione o un vagone finito su un binario morto, niente mi impedisce di spostarti di ufficio da Teramo a Pescara. La mobilità sarà dunque uno dei perni della riforma dell’amministrazione regionale e questo varrà non solo per i quadri dirigenti ma per tutti i dipendenti. Come la razionalizzazione dei servizi: saranno accorpati, ce ne saranno meno, ogni dirigente ne coprirà di più.
Rivoluzione annunciata anche sul sistema degli incentivi retributivi: la valutazione non sarà più uguale per tutti, ha spiegato Chiodi, nel segno di quell’idea liberista opposta al socialismo reale che il presidente della Regione ha interpretato così: «Non siamo tutti uguali, questo è un fatto. Abbiamo diritto alle stesse opportunità ma poi occorre premiare il merito».
Prova di forza che si tradurrà non solo in una diversificazione delle retribuzioni legata agli obiettivi. L’altra novità riguarda infatti i contratti di lavoro dei direttore di area che non avranno più la durate di tre anni ma saranno rinnovati di anno in anno. Solitamente si tratta di una figura di fiducia degli amministratori che rientra nel cosiddetto spoil-system: chi vince le elezioni fa piazza pulita dei vecchi dirigenti per metterci i suoi. «Ma tutti possiamo sbagliare - ha spiegato Chiodi - ed è dunque giusto monitorare il lavoro dei direttori di area di anno in anno». Giro di vite anche sui concorsi: i commissari chiamati ad esaminare i partecipanti ai bandi pubblici non saranno più nominati dalla politica ma estratti a sorte, e questo dovrebbe assicurare maggiore trasparenza e «meritocrazia» nella selezione della nuova classe dirigente. Un giocattolo clientelare che la riforma dell’amministrazione intende togliere di mano anche ai sindaci, ai presidenti delle Province e degli altri enti territoriali, come le Comunità montane, istituendo una graduatoria unica per tutti i concorsi pubblici gestita direttamente dalla Regione. Una riforma che ha già messo sul piede di guerra le organizzazioni sindacali, che Chiodi continua comunque a chiamare al tavolo prima del voto decisivo all’Emiciclo. La prima bozza sarà però approvata dalla Giunta, con o senza concertazione, sul modello Monti-Fornero al quale molti accostano adesso la coppia Chiodi-Carpineta.
Gianni Di Cesare, segretario generale della Cgil-Abruzzo, esprime così il suo scetticismo: «Speriamo che questa riorganizzazione della pubblica amministrazione non sia come quella dell’Arssa, con 250 dipendenti di cui non si conosce la sorte. Sono stati chiusi gli enti strumentali senza un disegno, una visione complessiva. Francamente questa rivoluzione non l’ho capita e mi sembra che la Regione continui a muoversi in una fase gestionale più che programmatoria». Anche il sindacato Direr protesta: dallo stato di agitazione è pronto a passare allo sciopero.

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