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Data: 29/03/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Crac Di Pietro, Chiodi risponde all’Idv. Il governatore querela il «Centro»: diffamato anche se estraneo al caso (le dieci domande e le dieci risposte)

Non ho tempo di occuparmi del mio studio perché troppo impegnato da governatore e commissario

PESCARA. Dopo 43 pagine e 14 locandine dedicate dal Centro al crac Di Pietro, l’imprenditore, cliente dello studio di commercialista Chiodi-Tancredi, indagato dalla procura di Teramo per bancarotta fraudolenta, il presidente della Regione Gianni Chiodi ha deciso di rispondere alle domande poste dall’Italia dei Valori sul ruolo dello studio nella vicenda, ma soprattutto sulla consapevolezza del governatore rispetto ad alcuni fatti dell’inchiesta.
Le risposte sono state sollecitate a lungo dal nostro giornale, dalle opposizioni, ma anche da alcuni settori del Pdl, il partito del governatore. E ieri le risposte sono arrivate nel corso di una lunga conferenza stampa, svolta in Regione alla presenza dell’intera giunta regionale, durante la quale Chiodi ha annunciato di aver depositato una querela contro il Centro, per diffamazione a mezzo stampa, mentre oggi invierà un esposto al Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti, perché, ha spiegato, in questa vicenda vi sarebbero «gravissime violazioni delle norme deontologiche».
Per Chiodi, che ha tirato in ballo anche «poteri forti» che si sarebbero mossi per contrastare le sue scelte di governo, in particolare nel risanamento della sanità, c’è stato il «tentativo di suggestionare l’opinione pubblica e farmi comparire come un malfattore» rispetto a una vicenda «che mi vede completamente estraneo».
La vicenda nasce dall’indagine della procura di Teramo su 4 fallimenti per una bancarotta di 15 milioni, che ha portato in carcere tre imprenditori, mentre è di 7 il numero complessivo degli indagati. Una storia che ha spinto il consigliere regionale dell’Idv Cesare D’Alessandro a porre dieci domande a Chiodi sul ruolo dello studio, del socio di Chiodi Carmine Tancredi (che non è indagato) e di conseguenza dello stesso Chiodi.
Nei giorni scorsi il senatore dell’Idv Alfonso Mascitelli ha anche rivolto un’interrogazione parlamentare al governo sullo stesso argomento.
Riportiamo di seguito le domande dell’Idv e le risposte che Chiodi ha dato partendo da questa premessa: «Io non ho il tempo di occuparmi dello studio commercialistico. Questo per ovvi motivi: sono presidente della Regione, sono commissario per la ricostruzione e per la sanità, partecipo all’ufficio di presidenza nazionale del partito, faccio parte della conferenza delle Regioni, sono il vicepresidente dell’assemblea delle Regioni d’Europa. Non mi bastano le 24 ore e di conseguenza non mi occupo, ovviamente, della gestione dello studio».
Lei, presidente Chiodi, è a conoscenza che Cipro é sulla lista nera dei paradisi fiscali stilata dall’Ocse?
«Cipro è entrata nell’Unione Europea nel 2004 e ha adottato l’euro nel 2007. L’Ocse l’ha tolta dalla lista nera nel 2009. Cipro non è un paradiso fiscale».
Il suo studio professionale ha mai costituito società nell’isola di Cipro? E in particolare, per conto di Nicolino e Maurizio Di Pietro?
«Vale sempre la premessa che io non mi occupo della gestione dello studio, ma ho chiesto: no, mai».
Il suo studio professionale era a conoscenza dei trasferimenti di capitali, peraltro illegalmente acquisiti, in varie banche inglesi con filiali in Svizzera?
«Non mi occupo della gestione dello studio, ma ho chiesto: assolutamente no; ignora la circostanza, ignora i tempi ed ignora come, se e quando i capitali sono stati “illegalmente” acquisiti e come, se e quando i capitali sono stati trasferiti in banche inglesi».
I soldi che successivamente rientravano in Italia dalla Svizzera non hanno mai fatto sorgere in Lei e nel suo socio il minimo dubbio? «Ripeto, io non mi occupo della gestione dello studio da diversi anni, ma ho chiesto: questi movimenti, di modica entità rispetto a quella riportata dai giornali (circa 400mila euro), sono coerenti con le dimensioni delle aziende in questione».
E’ in grado, signor Governatore, oltre alla bancarotta di cui i fratelli Di Pietro dovranno rispondere in sede penale, di quantificare l’evasione fiscale determinata dal vorticoso giro di capitali nel paradiso cipriota? «Qui posso rispondere io: Cipro non è un paradiso fiscale, non c’è nessuna questione che riguarda l’evasione».
Da un mese il suo studio viene chiamato in causa da articoli di stampa sui quali Lei tace; ritiene che la questione non la riguardi?
«E’ una vicenda di sciacallaggio, sterile e vergognoso, che riguarda peraltro in via esclusiva semmai il mio collega di studio e dalla quale io sono completamente estraneo. Per questo mi sono rivolto all’autorità giudiziaria per porre al suo vaglio la diffamatoria campagna di stampa».
Perché, quando il suo studio professionale è stato perquisito Lei non lo ha mai reso pubblico?
«Perché lo studio non è stato mai perquisito; è un falso la perquisizione dello studio. Nel verbale, e chi ce l’ha lo sa, c’è scritto che lo studio non è mai stato perquisito».
Perché non dà all’opinione pubblica abruzzese la sua versione dei fatti?
«Perché è stata già data: la mia versione dei fatti è che io di tali questioni ignoro tutto, ovviamente, facendo il presidente della Regione, occupandomi di tutte le questioni che riguardano la Regione».
Ritiene che la vicenda del crack dei fratelli Di Pietro, impresari edili di movimento terra da sempre, improvvisamente impresari di movimento di capitali illegali, costituisca un complotto contro di Lei?
«Non credo che esista alcun complotto contro di me, ma solo il vergognoso e sterile tentativo di attaccarmi su temi a me completamente estranei, attraverso una campagna di stampa diffamatoria e denigratoria scientificamente orchestrata a tavolino».
Non ritiene forse giusto che gli abruzzesi, i quali da quattro anni pagano ogni sorta di tasse per ripianare i debiti contratti, debbano sapere da chi sono guidati e in che maniera?
«Gli abruzzesi da quattro anni pagano tasse più alte a causa di tutto quello che è stato combinato anche da coloro che hanno fatto questa domanda. Gli abruzzesi sanno che oggi non ci sono più le condizioni di disavanzo strutturale e che probabilmente grazie all’azione di questa Giunta le tasse saranno abbassate».

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