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Data: 29/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Legge elettorale, al via il tavolo, le preferenze non ci saranno. Gli ex An ottengono la convocazione dell’ufficio di presidenza azzurro

ROMA - Si parte. E di fretta. Ieri la prima riunione tecnica degli sherpa dei partiti, per entrare nel dettaglio della proposta operativa di riforma della legge elettorale, che sarà presentata contestualmente a quella della riforma costituzionale. Quindi occorre bruciare i tempi e il pacchetto dovrebbe essere presentato al Senato prima di Pasqua. Già martedì prossimo, una seconda riunione operativa. I tecnici al lavoro sono Ferdinando Adornato per l’Udc, Luciano Violante per il Pd, Pino Pisicchio dell’Api rutelliana, e per il Pdl sia Gaetano Quagliariello sia Ignazio La Russa. La presenza di quest’ultimo, nel gruppo degli sherpa, è una novità che ha un suo significato. Segnala il pressing e il coinvolgimento anche degli ex An nel discorso sulla legge elettorale e del resto proprio gli ex An hanno ottenuto da Berlusconi, per martedì 3 aprile, la convocazione dell’ufficio di presidenza del Pdl, nel quale oltre che di giustizia anche delle nuove regole post-Porcellum si discuterà.
«Il testo è quello di cui si è parlato nell’incontro dell’altro giorno tra Alfano, Bersani e Casini. Non ci sono modifiche sostanziali rispetto a quello», osserva Violante. E così gli altri quattro tecnici al lavoro. La riforma ruota attorno a sei-sette punti di massima che, a questo punto, cominceranno ad essere dettagliatamente circostanziati.
Nella bozza all’esame degli sherpa si prevede di rendere istituzionale il nome del candidato premier sulla scheda elettorale. C’era anche prima, nel famigerato Porcellum, questo tipo di indicazione ma era una forzatura voluta dai partiti, senza base giuridica. Stavolta, sarà più semplice: ogni partito nel nuovo sistema proporzionale italo-tedesco, ma sarebbe meglio dire italo-germanico-spagnolo, presenterà il proprio candidato a Palazzo Chigi. E in assenza di accordi preventivi, la formazione del governo e il nome del premier potranno diventare oggetto di una trattativa tra le forze politiche, all’indomani dell’appuntamento elettorale.
Non tornano le preferenze, e comunque in cima alle preoccupazioni dei nuovi estensori della legge elettorale c’è quella - assai sentita dai cittadini - di garantire il rapporto dei deputati con il territorio. Cosa che mancava nel criticatissimo Porcellum, il sistema in cui il parlamentare in molti casi viene paracaduto sul territorio senza avere legami politici reali con quella zona. Metà dei deputati verranno eletti in collegi maggioritari uninominali, come avviene in Germania. L’altra metà, secondo il modello spagnolo, saranno eletti con il proporzionale in collegi piccoli che ricalcano più o meno le province (uno dei nodi sul tavolo riguarda proprio la ridefinizione dei collegi) e con liste di candidati bloccati molto corte, che possono essere il modo per avvicinare elettore ed eletto.
La soglia si sbarramento elettorale sarà più del 4 che del 5, il che significa piuttosto alta, ma è previsto un diritto di tribuna per dare la possibilità anche ai piccoli partiti di essere rappresentati in Parlamento. La nuova legge serve a fare sparire le coalizioni-brancaleone, ovvero le grandi alleanze eterogenee, utili a vincere le elezioni ma difficilmente capaci poi di governare. Sparisce insomma l’obbligo di coalizione, che si è rivelato come una delle maggiori criticità del sistema a suo tempo escogitato da Calderoli e da lui stesso definito «porcata». L’attuale premio di maggioranza viene cancellato, e sostituito con un mini-premio di 36 seggi da attribuire al partito che riceve più voti. C’è anche la possibilità di un bonus per il secondo classificato.
Quanto al numero dei deputati e senatori, la cui riduzione è una delle richieste più incalzanti che provengono dalla cosiddetta (pessima espressione) società civile, anche nella riunione di ieri sono circolate queste cifre: 500 eletti a Montecitorio e (invece di 630) e 250 eletti a palazzo Madama (invece di 315). Si tratta di una modifica inserita, come tutto il resto, nel generale riordino del sistema istituzionale. Nel quale è previsto il superamento del bicameralismo perfetto che ha caratterizzato da sempre il Parlamento repubblicano. Quanto ai poteri del premier, al capo del governo verranno assegnate nuove facoltà: per esempio quella di nominare e revocare i ministri.
L’età per esercitare il diritto di voto diventa, anche per il Senato, 18 anni. Scenderà a 21 l’età minima per essere eletti a Montecitorio. Anche l’attuale soglia per entrare al Senato sarà modificata: da 40 a 35 anni.

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