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Data: 29/03/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Politica e malaffari - Lusi dai pm chiama direttamente in causa il leader «Così ex ppi e rutelliani si spartivano il denaro»

ROMA - L’accordo tra le diverse anime del partito c’era. Era fissato persino per quote: il sessanta per cento dei rimborsi elettorali destinati alla Margherita andava ai popolari e il quaranta ai rutelliani. Solo che i sospetti avevano avvelenato il clima: «Ritengo che Rutelli prendesse di più di quanto pattuito, anche perché era il presidente del partito».
L’ha spiegata così, l’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi, la gestione dei finanziamenti elettorali ricevuti dopo la decisione di confluire nel Partito democratico. Un lungo racconto, fatto nelle sei ore di interrogatorio dell’altro pomeriggio negli uffici della procura di Roma. Una versione dei fatti in cui il fiume in piena Luigi Lusi rivendica tutto, persino con qualche punta di aggressività. Sulle spese non contabilizzate si lascia sfuggire una battuta: «La politica funziona così...». Ma per il resto racconta che lui era il fiduciario del partito e per conto del partito faceva anche gli investimenti immobiliari, noti solo ad «alcuni» dei vertici: «Dal 2007 c’era un accordo di cui ero il garante per la spartizione dei fondi tra popolari e rutelliani - dice in sostanza il verbale - Il sessanta per cento andava ai popolari e il quaranta ai rutelliani. Non so bene che cosa è stato fatto di questi fondi».
L’intesa coinvolgeva le principali correnti del partito ma, a detta di Lusi, escludeva le altre anime. E pure tra chi era d’accordo il patto ha preso ad incrinarsi quasi subito: «Per un anno tutto è andato bene, mentre dal 2009 ho dovuto annotare tutto quello che usciva perché i popolari non sapevano quanto avesse Rutelli che ritengo prendesse di più».
A Lusi sarebbe stato dato mandato perché investisse i fondi del partito che non rientravano nelle spese ripartite tra correnti. A suo dire spettava a lui decidere quanto e come spendere e far fruttare e dunque i vertici non sapevano il dettaglio degli appartamenti comprati, dalla villa di Genzano all’appartamento in pieno centro a Roma: «Ero il fiduciario della Margherita e per fare queste operazioni ho creato le società Luigia e Ttt che poi sono servite per comprare le case. Era sottinteso che, finita la liquidità del partito, questi impieghi sarebbero stati dismessi, liquidati a vantaggio e nell'interesse della Margherita».
Un mandato pieno, dunque, anche se almeno qualcuno all’interno del partito sapeva degli investimenti in immobili: «Avevo un mandato fiduciario, nessuno mi ha mai detto di comprare immobili ma mi è stato detto di usare bene i soldi, posso dire che alcuni sapevano che avrei comprato immobili ma non faccio i nomi perché tanto negherebbero».
Alla stessa logica rispondono praticamente tutti i finanziamenti: «Delle operazioni facevano parte anche i soldi dati a mia moglie per mettere in sicurezza i liquidi del partito. In questo conto vanno messi anche circa 700mila euro dati in prestito ai miei nipoti. Mia moglie e i miei nipoti non sapevano niente dell’effettiva origine del denaro».
Nel 2011, però, la linea dei dirigenti era quella di creare una fondazione per gestire i fondi rimasti e dunque di vendere tutto quello che era stato comprato. «A questo punto però gli investimenti immobiliari erano pronti ad essere rivenduti. Un operazione che avrei dovuto fare al più presto anche perché la liquidità della Margherita era in progressivo esaurimento».
Ieri intanto, la procura ha diffuso una smentita in cui si dice che «non corrisponde al contenuto dell’atto la ricostruzione le operazioni di investimento immobiliare sarebbero state concordate o comunque conosciute dai vertici dell’associazione». Mentre i legali di Lusi hanno detto che l’ex tesoriere è pronto a restituire tutto.

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