Il primo cittadino inquisito comincia la corsa con Grande Sud per tentare di riconquistare il municipio
«Maggioranza segnata da furibonde lotte intestine»
MONTESILVANO. «Per convincermi a farmi da parte mi è stato offerto di tutto: poltrone alla Regione e incarichi di dirigenza nel partito. Ma io obbedisco al mio senso del dovere. Scelgo di ricandidarmi perché cinque anni fa ho iniziato un percorso e adesso ho il dovere morale di portarlo a termine». E’ un fiume in piena Pasquale Cordoma, il primo cittadino uscente del Pdl scaricato dal suo partito, che alle amministrative correrà come candidato sindaco dl Grande Sud, il partito fondato da Gianfranco Micciché.
Nel giorno della presentazione ufficiale, il sindaco uscentem coinvolto in una serie di inchieste giudiziarie, ne ha per tutti: dalle alte sfere del Pdl, che hanno messo il veto sulla sua ricandidatura, agli stessi assessori della sua giunta che «venivano in Comune solo per un’ora al giorno e si caricavano di ben poche responsabilità». Di fronte a una sala consiliare gremita, dove spicca l’assenza dell’assessore alle Finanze Emidio Di Felice (anche lui aveva annunciato la propria adesione a Grande Sud), Pasquale Cordoma ripercorre a ritroso i cinque anni della sua consiliatura. Inizia dall’elenco degli impegni portati a termine: il nuovo distretto sanitario, che sarà inaugurato a breve, e il Palaroma, senza dimenticare le quattro nuove scuole in cantiere. E poi il risanamento del buco finanziario da 3 milioni di euro e le tasse «che non sono aumentate di un solo centesimo». Nelle sue parole si avverte l’amarezza: «Errori ce ne sono stati», ammette, «ero alla mia prima esperienza e ho dovuto affrontare situazioni difficili e complicate. Non è stato per nulla semplice. Alla città ho dato molto, ma sono stati anni segnati da lotte intestine e furibonde all’interno della maggioranza, dove ogni lite nasceva da personalismi. Adesso cambierò strategia perché la città non ha bisogno di un nuovo sindaco». In caso di vittoria, l’idea è di mettere in piedi un esecutivo formato da una squadra di tecnici, senza spazio per bandiere e vessilli di partito. «La politica a Montesilvano non può occuparsi di appalti», afferma il sindaco, cercando di ripulire la propria immagine offuscata dalle inchieste della magistratura, «i politici tendono a ricattare e condizionare. A me hanno offerto di tutto per non farmi ricandidare: dalle poltrone alla Regione a un incarico da dirigente del partito. Io invece ho deciso di essere forte e con la schiena dritta, così come ho fatto finora. Non nutro desideri di vendette né rivalse», prosegue rivolgendosi agli altri esponenti del Grande Sud e ai cittadini presenti in sala, «ma dopo l’8 maggio c’è chi dovrà interrogarsi e dare inizio a una serie di riflessioni perché quello che è venuto a mancare è il rapporto diretto con la gente».