Dopo dieci anni è stato «sfrattato» dalla stazione di Teramo il bigliettaio volontario che, tutte le mattine, dismessi i panni di agente di commercio, aiutava gratuitamente i viaggiatori, soprattutto quelli più anziani, a districarsi tra distributori automatici di ticket e orari non proprio semplici da decifrare. Paolo D’Incecco, una vita tra spazzole e aspirapolvere, si è ricavato una sua nicchia nell’androne della vecchia struttura, in un banchetto polveroso con un cartello che riporta la dicitura «informazioni, orari, coincidenze»: «Mai chiesto un euro» rimarca con forza. Il servizio è dettato da un profondo amore per la vita che brulica attorno alla ferrovia e per la sua città: qualcuno si diverte con locomotive di plastica e strada ferrata in scala, il teramano invece sciorina abnegazione ponendosi sul capo un berretto virtuale. I viaggiatori ormai lo conoscono bene e si affidano a lui per informazioni sempre puntuali. Gli utenti non saprebbero nemmeno che non è più necessario andare a Pescara per un Eurostar in direzione Nord: «È sufficiente invece seguire l’itinerario Teramo-Giulianova-Ancona, e da lì il gioco è fatto». I consigli di Paolo D’Incecco sono d’oro, soprattutto in regime di tagli, di biglietterie meccanizzate a volte rotte e di algidi call center: uno che ti dica come cavarsela nella giungla silenziosa resta una sorta di miracolo cittadino. Le vecchiette impazziscono per lui, i viaggiatori si fanno perfino prestare il suo bancomat per comprare i biglietti che non si possono più ritirare con il cash, a causa dei recenti sabotaggi che hanno interessato le casse automatiche. L’altro giorno alle 10 di mattina è arrivata la Polfer: qui non c’è bisogno di lei, si sarebbero limitati a dire gli agenti. Nel recente passato, l’uomo della stazione ferroviaria aveva raccolto 9.746 firme di suoi concittadini per segnalare il problema della struttura abbandonata a se stessa. Capita anche che segnali direttamente all’assessore Morra i guasti che si verificano nel suo universo ferrovia, e il suo know-how è ben considerato dagli addetti ai lavori. Un largo sorriso bianco, tirato e solerte, un ossequioso completo grigio, forse in onore alle vecchie grisaglie dei bigliettai d’un tempo, D’Incecco se ne va via mesto per viale Crispi. «Mi hanno fatto molto male» dice semplicemente.