Proroga del fermo biologico, soldi alla marineria per risarcirla dello stop e altri soldi per riprendere il dragaggio. Regione in pressing sul Governo e sull'Unione europea con un'azione di lobbing che coinvolge tutti i parlamentari abruzzesi. Meglio tardi che mai, hanno detto gli stremati pescatori (Francesco Scordella e Giovanni Verzulli) presenti ieri in viale Bovio. Di certo è troppo tardi per pulire i fondali del porto prima dell'estate, visto che al 1° giugno ogni eventuale intervento deve fermarsi per l'inizio della stagione balneare. Gianni Chiodi reclama poteri veri per il commissario Guerino Testa e chiede nel frattempo un decreto urgente del Governo anche per "liberare" i contributi agli armatori. «Il Governo deve farsi carico di quest'onere - così il presidente - perché lo Stato è il primo responsabile di un disastro di economico e d'immagine non solo per Pescara, ma per tutta la regione. Lo Stato ha dato l'ok al progetto della diga foranea e non ha fatto nulla, negli anni, per la manutenzione dello scalo marittimo che, lo ricordo, è un porto di interesse nazionale. Chi ha fatto i danni deve ora porre riparo». Al Governo Monti, la Regione chiede inoltre di attivarsi presso il parlamento europeo affinché conceda la deroga che sblocchi i fondi a favore degli armatori, qualcosa come tre milioni di euro. «Il prolungamento del fermo biologico ce lo chiedono gli stessi pescatori - ha spiegato l'assessore Mauro Febbo - perché più muovono le barche in un porto così pericoloso più riportano danni, e allora è meglio allungare lo stop in attesa che riprenda il dragaggio». Alla voce responsabilità, Chiodi non risparmia nessuno degli organi dello Stato: «Come Regione abbiamo messo 2 milioni e mezzo di euro - attacca - benché non fossimo tenuti a farlo, ma la situazione lo richiedeva e siamo riusciti a trovare quei soldi. Lo Stato, invece, ha fatto solo danni, mandando in fumo persino le risorse faticosamente accumulate per l'intervento da 72mila metri cubi. Metteteci poi l'inchiesta che ha fermato i lavori sul nascere ed ecco che al danno si aggiunge la beffa del risarcimento alla ditta che aveva vinto l'appalto». La verità, secondo Chiodi, «è che il commissario Testa non pè mai stato messo in condizione di essere davvero operativo, per questo siamo siamo qui a reclamare i poteri speciali che finora sono rimasti sulla carta». Il quale commissario vede nel Provveditorato interregionale alle opere pubbliche «il soggetto che ci ha creato più problemi». Testa ha inoltre chiesto tempi rapidi per l'individuazione del sito fuori Abruzzo dove scaricare i sedimenti del porto: «A quel punto - ha aggiunto - servirà l'accordo fra le due Regioni e soprattutto i soldi per ricominciare daccapo». Parole che i pescatori hanno accolto con fiducia mista a distacco, disillusi come sono loro fidano maggiormente sull'arrivo del... Gabibbo dopo che Striscia la notizia ha promesso di occuparsi del caso-Pescara con un servizio speciale.