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Pescara, 11/04/2026
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Data: 02/04/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Quel pasticcio dei 350 mila senza più né posto né pensione

ROMA Per capire il brutto pasticcio dei 350 mila (pare) italiani rimasti senza lavoro e senza pensione bisogna essere precisi.
La riforma varata a fine anno dal governo Monti è intervenuta con l’accetta in particolare sul fronte dell’età pensionabile nei casi di pensionamento anticipato. Da un giorno all’altro, in particolare i nati nel ’52 e nel ’53 si sono visti allontanare il traguardo della pensione di 3, 4 o addirittura 5 anni. Il governo, anche sulla base delle pressioni dei partiti e dei sindacati, fin da subito si è posto il problema di salvaguardare, garantendo loro il diritto di andare in quiescenza con i requisiti in vigore, quanti hanno perso o non hanno più il lavoro. Così sono state individuate alcune deroghe, come dire?, classiche a favore delle categorie logicamente più coinvolte: i lavoratori in mobilità (che cioè avevano già perso il posto ma erano ad un passo dalla pensione); quelli in prosecuzione volontaria (che versano per proprio conto i contributi che mancano all’ottenimento dell’assegno Inps) e quelli inseriti in fondi di solidarietà (una sorta di prepensionamento a carico delle banche). Questi sono i cosiddetti «derogati». Quanti sono? Nessuno lo sa con precisione ma le stime oscillano fra i 40 e i 65 mila.
Una volta approvato, con il voto di fiducia, il decreto Salva Italia, ci si è accorti che c’era un’altra categoria di lavoratori in grave difficoltà: quelli che avevano sottoscritto degli accordi di esodo con i loro datori di lavoro, negoziando extraliquidazioni a copertura del periodo che li separava dall’accesso alle pensione (che, come detto, a seguito delle nuove regole, si allontanava nel tempo). Sotto la pressione dei partiti, si è affrontata la questione, nel decreto Milleproroghe, includendo gli esodati (con l’indicazione di alcuni criteri di individuazione da perfezionare con un decreto ministeriale entro giugno) nel «pacchetto» dei derogati ma non sono stete individuati i fondi con i quali coprire le pensioni di tutti. Con il Milleproroghe infatti sono state aumentate le sigarette con l’obietivo di pagare fino ad un massimo di 65 mila pensioni.
Il problema è che recentemente in un convegno Inps è emerso che gli esodati sarebbero circa 350 mila (derogati compresi) senza che nessuno abbia mai smentito ufficialmente. Questi lavoratori risultano coperti dalla legge che assicura loro di poter avvalersi delle regole in vigore prima del 2012 ma per pagare le loro pensioni i sondi non ci sono.
Anzi, no. In realtà la legge prevede che la copertura venga assicurata tramite un incremento della contribuzione per la disoccupazione e gli altri ammortizzatori sociali. A questo punto si rischia che il pasticcio degli esodati si trasformi nella classica palla di neve che rotolando si trasforma in una valanga. Perché, è chiaro, aumentare ulteriormente i contributi per disoccupazione e ammortizzatori significa bloccare sul nascere anche la riforma del lavoro.
E allora? Allora il governo si è impegnato a trovare una soluzione entro giugno nel decreto che dovrebbe normare anche il caso «derogati». Nel frattempo iniziano a circolare le voci su un aumento delle accise. Quella sulla benzina? Quella sugli alcolici? A palazzo Chigi qualcuno sta già sfogliando la margherita.

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