Iscriviti OnLine
 

Pescara, 11/04/2026
Visitatore n. 753.021



Data: 02/04/2012
Testata giornalistica: Il Centro
I sindacati: la Regione blocchi la riforma. Appello al Consiglio e ai capigruppo: il progetto sul personale peggiora la situazione

PESCARA. «Il progetto di riforma che vuole adottare la Regione è un semplice maquillage che per di più andrebbe a peggiorare ulteriormente le performance dell’Ente. Ben venga la riunione convocata dall’assessore, ma l’importante è che fino ad allora l’organo esecutivo non approvi provvedimenti che ridurrebbero il confronto previsto ad una pura informazione successiva delle decisioni già adottate». Le organizzazioni regionali di Cgil Fp, Cisl Fp, Csa, Direr, Uil fissano i “paletti” del percorso che dovrebbe portare alla riorganizzazione del personale della Regione. Un piano che interesse oltre 1700 persone (tra impiegati, funzionari e direttori) annunciato dall’assessore al Personale Federica Carpineta, appoggiata dal governatore Gianni Chiodi, e sul quale si è aperto un braccio di ferro con i sindacati.
BRACCIO DI FERRO. Gli impiegati nel corso di un’affollata assemblea svolta nei giorni scorsi hanno dato ai sindacati il via libera alla “linea dura”, di avviare cioé la procedura che prevede, in caso estremo, la proclamazione dello sciopero. Cgil, Cisl e Uil contestano anche lo schema di delibera sull’azzeramento della dotazione organica.
L’assessore Carpineta ha risposto con la convocazione - per l’11 aprile - dei segretari regionali della funzione pubblica con l’obiettivo di trovare dei punti di accordo prima di avviare la fase della conciliazione con l’intervento del prefetto dell’Aquila.
L’assessore tuttavia, in un’intervista al Centro, ha già fatto sapere di non voler mollare su alcuni punti che ritiene essenziali della riforma, come ad esempio, la flessibilità dei dipendenti, la pianta organica e l’adozione di contratti di natura privatistica per la durata di un anno nei confronti dei direttori: «Dobbiamo essere al passo con i tempi e sarebbe deplorevole non voler cambiare lo status quo».
IMPRESE. Al fianco dell’assessore si ritrovano le imprese. Confindustria si lamenta da tempo della lentocrazia e sollecita una dimagrimento e una semplificazione della macchina-Regione.
NOTA CONGIUNTA. La risposta dei sindacati non si è fatta attendere con la richiesta d’incontro inoltrata a Chiodi, al presidente del consiglio regionale e ai capogruppo consiliari per spiegare i motivi per cui sono preoccupati.
In un documento congiunto, i sindacati fanno notare che da anni chiedono di modificare l’assetto e le regole di funzionamento della Regione ma che la proposta della Carpineta non va in questa direzione. «Le vigenti norme sono datate di oltre dieci anni ed oramai sono obsolete», spiegano, «è proprio per tali ragioni, però, che si chiede di effettuare modifiche significative e di miglioramento. Si assiste invece, a parere delle scriventi, a una semplice operazione di maquillage».
I segretari Carmine Ranieri (Cgil Fp), Vincenzo Traniello (Cisl Fp), Fabio Frullo (Uil Fp), Silvana De Paolis (Direr) e Domenico La Morgia (Csa) sostengono che il progetto di riforma, se venisse approvato, cancellerebbe utili strumenti di programmazione ed assoggettere ulteriormente il potere amministrativo a quello politico: «Ciò va in difformità con i principi cardine delle riforme nazionali sulla pubblica amministrazione di separazione dei poteri, sancito al fine di ottenere più trasparenza, imparzialità, efficienza ed efficacia della macchina amministrativa».
I rappresentanti sindacali ribadiscono che l’approvazione dei provvedimenti porterebbe ad uno scontro, è per questo che si augurano che il consiglio regionale possa «aiutare il dialogo».
RESPONSABILITA’. «Non si può abusare del senso di responsabilità dei dipendenti che, fino ad oggi, hanno subito passivamente le scelte in nome di un risparmio di spesa che la politica deve ancora dimostrare, con fatti e non a parole», attacca il segretario regionale Uil, Fabio Frullo che definisce ingiusto l’atteggiamento assunto da Chiodi e dall’assessore Carpineta verso tutti i dipendenti. «E’ ingeneroso e penalizzante», sottolinea, «visto che la presunta riforma dell’ente rischia di rendere più complicata la vita dei dipendenti e degli stessi cittadini abruzzesi che si ritroveranno con una classe dirigente sottoposta e vincolata sempre più al potere politico».
Secondo Frullo il progetto di riforma fa arretrare la regione di 30 anni, a quando, non essendoci l’attuale separazione tra potere politico e quello gestionale, i dirigenti e funzionari erano condizionati dagli organi politici. «Inoltre», aggiunge, «pregiudica le aspettative di centinaia e centinaia di giovani abruzzesi che, causa il taglio della dotazione organica, non potranno mai aspirare a prendere parte ad un concorso pubblico bandito dalla regione, almeno per i prossimi 20 anni. Una vera e propria beffa per l’Abruzzo che sicuramente non brilla per occupazione».
LE CONSEGUENZE. «I danni creati da una classe politica che vive sull’apparenza ma non sulla sostanza», prosegue, «potrebbero essere incalcolabili visto che una riforma fatta ad occhi bendati e che non risolve nessuno dei veri problemi dell’ente regione rischia di paralizzare la macchina amministrativa sempre più ingessata da anni di scelte discutibili. Questa politica ha dimostrato di non saper fare una puntuale analisi dei veri bisogni e delle disfunzioni dell’ente dimostrandosi, invece, del tutto incapace nel produrre efficaci ipotesi di soluzioni».
La Uil lancia una sorta di appello. Invita la politica a non nascondersi dietro un arbitrario potere decisionale e che individui «ipotesi serie di risoluzioni dei problemi». «Così», conclude, «restituirebbe speranza lavorativa ai dipendenti della Regione e ai cittadini in un particolare momento di difficoltà».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it