ROMA - Si svolgerà questa mattina un primo incontro tecnico fra gli sherpa del ministero del Lavoro, dell’Inps e della Ragioneria dello Stato per mettere a fuoco con maggiore precisione la questione degli esodati, ovvero dei lavoratori che - a partire dal 2013 - rischiano di restare senza lavoro e senza stipendio. Secondo indiscrezioni il numero complessivo dei casi non supererebbe quota 300 mila unità, il che ha portato a calcolare grossolanamente in 3 miliardi (10 mila euro per 300 mila pensioni) il possibile maggior costo a carico dello Stato per almeno un paio dei quattro o cinque anni durante cui il fenomeno degli esodati dovrebbe svilupparsi.
In realtà fare cifre precise è difficile anche se oggi qualche elemento per fare chiarezza potrebbe essere fornito dal presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua atteso per un’audizione in Parlamento. Le certezze al momento sono due: i 245 milioni stanziati per i 60/65 mila lavoratori in mobilità (e dunque ad un passo dalla pensione) e il fatto che fino al 31 dicembre 2012 non ci sarà alcun esodato poiché quest’anno si può andare a riposo con le regole in vigore nel 2011. Il problema riguarderà coloro che avrebbero dovuto raggiungere i requisiti per la pensione nel 2012 (per uscire dal 2013 in poi) e che hanno fatto accordi negli anni scorsi con le aziende per un percorso di mobilità verso la pensione. Ad esempio un accordo in una azienda del Sud all'inizio del 2011 potrebbe aver previsto l'uscita di donne con 57 anni a quella data (e quindi nate nel 1954) che avrebbero potuto uscire nel 2015 a 61 anni (60 più un anno di finestra mobile) dopo quattro anni di mobilità e che si troveranno a dover aspettare i 63 anni e nove mesi di età (quasi tre anni in più).
Per risolvere il pasticcio, dunque, c’è qualche mese di tempo. E infatti il governo ha sempre detto che a giugno avrebbe presentato una proposta articolata probabilmente nell’ambito delle norme regolamentari che saranno varate per sciogliere il nodo dei lavoratori in mobilità.
Il problema vero è un altro. Ammesso che servano 3 miliardi l’anno, chi paga? Le imprese non sono disposte a versare maggiori contributi. «Quello degli esodati - ha detto la presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia - è un problema molto serio perché ci sono persone che rischiano di non avere più il posto di lavoro nè la pensione. Non è però accettabile che questo significhi un aumento del costo del lavoro per le imprese. Se c'è un problema di questo tipo lo Stato vi deve fare fronte perché le imprese hanno già un cuneo fiscale e contributivo più alto di 5,5 punti rispetto alla media europea».
Per i lavoratori in mobilità la soluzione - dopo un lungo braccio di ferro parlamentare che portò a sfiorare il varo di un ulteriore aumento dei contributi dei lavoratori autonomi - è stata trovata aumentando le sigarette. Ora si parla di un ulteriore aumento delle accise sulla benzina o sugli alcolici. Ma, come detto, non sarà una cosa immediata.