PESCARA. Dalla protesta con l’occupazione, sia pure momentanea, della sede del consiglio regionale in piazza Unione all’incontro con la giunta Chiodi e il gruppo Pd, fino a una lettera aperta agli impiegati ai quali l’assessore al Personale Federica Carpineta rivolge una sorta di appello spiegando la necessità del cambiamento e confidando sul loro contributo.
«Sono convinta che siete tutti consapevoli che i nuovi ancoraggi culturali e programmatici costituiscono una base solida sulla quale costruire insieme la riorganizzazione della Regione e che accetterete di giocare con lungimiranza questa sfida fatta di proposte e idee», scrive l’assessore.
IL PIANO. La lettera della Carpineta arriva al culmine della giornata che vede riprendere la trattativa sul progetto di riforma del personale della Regione, dopo che nei giorni scorsi le parti avevano lanciato messaggi opposti in attesa della convocazione per l’11 aprile.
Il piano di riorganizzazione prevede flessibilità, rivisitazione della pianta organica (da 1.700 a circa 1.500 impiegati), rimodulazione dei contratti per direttori (contratto di natura privata per un anno) e dirigenti (contratto dai 3 ai 5 anni) e turn over limitato al 20 per cento (sono sostituibili solo due dipendenti ogni 10 pensionati). I lavoratori temevano che la delibera andasse in giunta e che quindi all’appuntamento dell’11 si trovassero davanti a decisioni già prese.
È per questo che ieri mattina in centinaia, rappresentati da una delegazione e dalle Rsu, hanno forzato la mano e deciso di incontrare subito la giunta nella sede del consiglio regionale.
Il risultato è stato che la riunione di dopo Pasqua slittasse al 18 in modo che i sindacati Funzione pubblica portassero in quella sede le controproposte sulle quali condividere un processo condiviso e costruttivo. «Sarà quello il momento della sfida positiva sulle migliori proposte, mi auguro che nell’arco di un mesetto, possano essere sviscerati tutti i contenuti di questa riforma, di certo mi aspetto un atteggiamento consapevole sulle linee guida del progetto, linee guida che continuo a ritenere fondamentali», commenta la Carpineta.
I CAPISALDI. I punti chiave dai quali l’assessore non intende scostarsi sono flessibilità e pianta organica: «E’ giunto il momento di fare un ragionamento contrario a quello che è stato sempre fatto nel passato, di chiedersi cioè che cosa può permettersi la Regione, quali sono le risorse e non partire dal numero di dipendenti al quale adeguare le risorse».
Per Federica Carpineta la rimodulazione della pianta organica di diritto non ha riflessi negativi: i fondi sono garantiti, semmai quelli in più sarebbero comunque inutilizzabili a causa dei vincoli legislativi. «La spesa per il personale», spiega, «è vincolata a quella dell’anno precedente, con la riorganizzazione e l’informatizzazione deve diminuire e compensare l’assorbimento ex Arsa ed ex Abruzzo lavoro».
I DIRIGENTI. «Questa proposta di riforma fa acqua un po’ da tutte le parti, non esiste uno status quo da tutelare come dice la Carpineta, i dirigenti regionali hanno vinto un concorso pubblico che ha sancito la loro competenza: il punto da cui si deve ripartire è questo», afferma il segretario regionale Uil Fp Fabio Frullo che insiste sulla forma “di ricatto” che si verrebbe a creare tra politica e dirigenti se a quest’ultimi dovesse essere applicato il contratto di un anno: «C’è una legge che non si può cambiare e che prevede la separazione dei poteri di indirizzo e controllo dall’atto gestionale, il politico fissa gli obiettivi, il dirigente sceglie gli strumenti. Adesso si vuole stringere questa competenza e legare molto la decisione dei dirigenti all’organismo politico. Ma questo, ripeto, non si può fare».