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Pescara, 11/04/2026
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Data: 04/04/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Licenziamenti economici, torna la possibilità di reintegro. Il premier: «Intesa su tutto, iter efficace e tempestivo»

ROMA E’ passata la mezzanotte e Mario Monti scioglie la prognosi: il vertice sulla riforma del lavoro è andato bene, sono stati sciolti tutti i nodi. L’incontro con i tre leader di maggioranza Alfano-Bersani-Casini ha avuto «esito positivo». Ora «governo e maggioranza sono impegnati per un iter di approvazione efficace e tempestivo della riforma in Parlamento». Il testo potrebbe arrivare tra oggi e domani, dopo essere stato presentato al Quirinale. «Spero sia pronto al massimo per domani mattina, anzi dal mio punto di vista è praticamente pronto», si limitava ad affermare ieri il ministro del Welfare, Elsa Fornero. Che con Mario Monti si è comunque confrontata nel corso della giornata.
Inutile ribadire che il punto più delicato di tutta la partita è stato l’articolo 18, nella parte relativa ai licenziamenti per motivi economici. Il punto di equilibrio, raggiunto anche sulla base delle indicazioni arrivate dal segretario del Pd Pierluigi Bersani, è stato trovato sulla possibilità di reintregro stabilita dal giudice. Nel caso di licenziamento illegittimo, in sostanza, sarà il magistrato a decidere se optare per l’indennizzo o se reintegrare il lavoratore. Una soluzione che potrebbe venire accettata anche dalla Cgil di Susanna Camusso. D’altra parte, il Pdl di Angelino Alfano avrebbe ottenuto garanzie su una maggiore flessibilità in entrata, con lo slittamento di un anno della stabilizzazione sulle Partite Iva.
Basterà per convincere i sindacati? La soluzione alla tedesca sull’articolo 18 sicuramente convincerà Uil leader della Cisl Bonanni che l’ha sostenuta sin dall’inizio. Ma dovrebbe ottenere il via libera anche da Luigi Angeletti della Uil che ne ha fatto un punto irrinunciabile. Anche Camusso, forse a denti stretti, potrebbe alla fine dare il suo sì. I sindacati, ieri, assicuravano che i contatti con il governo sono interrotti da almeno una settimana: l’unico testo di riforma conosciuto sarebbe quello presentato a palazzo Chigi il 23 marzo scorso. Una bugia ci può stare, in una partita che è arrivata ai tempi supplementari. E comunque i leader di Cgil, Cisl, Uil, e Ugl stanno lavorando ormai più sul Parlamento, cioè sul versante politico, che su quello del governo.
Comunque, la correzione alla tedesca prevederebbe un passaggio preventivo ed obbligatorio dinanzi all’ufficio di conciliazione (presso gli ispettorati provinciali del Lavoro) e poi eventuale ricorso al giudice che stabilirebbe per il reintegro o l’indennizzo. In altre parole, rispetto al testo originario, non sarebbe più necessario rientrare nella categoria dei licenziamenti discriminatori o disciplinari mascherati da motivazioni economiche. Altro punto da mettere a punto nel nuove testo del governo, sarà quello dell’onere della prova: secondo il testo formulato dall’esecutivo doveva essere il lavoratore licenziato a dimostrare di fronte al magistrato che il provvedimento è illegittimo, ma nell’ultima stesura questa situazione sarebbe stata capovolta. Nella sostanza, la figura del giudice, continuerebbe comunque a sovrintendere nelle vertenze sui licenziamenti.
Ieri Angeletti è critico nei confronti di Fornero: «Sull’articolo 18 e sulla questione degli esodati ci sarebbe la giusta causa per licenziarla. Quel che è certo è che la concertazione è finita». Susanna Camusso in questi giorni ha sottolineato più volte che per i licenziamenti senza giusta causa l’unica soluzione era e resta il reintegro. Emma Marcegaglia aveva replicato con una sorta di ultimatum («O passa tutto o meglio non fare la riforma»).

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