ROMA. Il disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro sarà pronto quasi certamente oggi. Il governo preme sull’acceleratore, al punto che un vertice tra il premier e i leader della maggioranza (Alfano, Bersani e Casini) previsto per questa mattina, è stato anticipato improvvisamente a ieri sera (poco prima delle 21.30). Annuncio arrivato subito dopo un lungo incontro a sorpresa, iniziato nel pomeriggio e finito a tarda sera, tra Mario Monti e il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Quel che appare ormai chiaro è che sia condivisa l’intenzione di arrivare a un accordo sulla riforma prima delle elezioni amministrative. Ma su quali basi? Bersani è disposto ad aprire su alcune richieste del centrodestra sulla flessibilità in entrata, ma ha già chiarito l’idea del Pd sulla flessibilità in uscita. Il nodo più difficile da sciogliere resta sempre, infatti, la modifica dell’articolo 18: «Non si può prevedere che il posto di lavoro sia unicamente monetizzato anche in assenza di una giusta causa di licenziamento», ha sottolineato Bersani. «Mi pare che il Pd abbia una posizione ben precisa - ha dichiarato nel pomeriggio il segretario Cgil, Susanna Camusso - speriamo che si traduca in soluzioni positive».
L’incontro tra Monti e Bersani, stando ad alcune indiscrezioni, avrebbe segnato un passo avanti verso la soluzione del nodo sui licenziamenti economici. Bersani avrebbe ribadito la necessità di applicare il modello tedesco, prevedendo il reintegro. E il presidente del Consiglio, secondo alcune fonti, avrebbe risposto che non sarà lui a mettersi di traverso, se sul punto troveranno l’intesa Pd, Pdl e Terzo Polo.
Il faccia a faccia Monti-Bersani, a Palazzo Giustiniani, evidentemente doveva tenersi nella massima segretezza, ma che fosse in preparazione un vertice, ieri, si è capito per l’uscita in contemporanea di entrambi, Monti da Palazzo Chigi, Bersani dalla sede del Partito Democratico, e i movimenti degli uomini delle rispettive scorte nelle vicinanze del Pantheon. Ai giornalisti che gli chiedevano dove stesse andando, Pier Luigi Bersani ha risposto di essere diretto alla Camera, ma lì nessuno lo ha visto arrivare. Il premier, invece, prima di vedere Bersani, ha avuto un colloquio con il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, a Palazzo Chigi. Intanto, Fornero, sempre nella movimentata giornata di ieri, ha annunciato che dal suo punto di vista il disegno di legge sulla riforma del lavoro «è praticamente pronto». L’articolato potrebbe essere sottoposto in tempi rapidi all’attenzione del presidente della Repubblica, per la firma. Il ritorno di Monti dal viaggio in Asia ha impresso una forte accelerazione ai tempi dell’elaborazione del ddl e il confronto con i tre leader di maggioranza va nella direzione dell’avvio di un rapido cammino del testo verso il Parlamento, con un accordo pronto per l’approvazione.
Ieri, inoltre, il dibattito sulla riforma del lavoro è stato anche infiammato dalle dichiarazioni inattese ed eclatanti del segretario della Uil, Luigi Angeletti: «La vicenda dell’articolo 18, così come la vicenda degli esodati, se posso dirla con una battuta, rappresentano un fondato motivo per un licenziamento del ministro del lavoro Elsa Fornero. Una giusta causa - ha aggiunto Angeletti. L’epoca della concertazione è finita. E se non si farà un accordo il Parlamento non voterà mai più la riforma del mercato del lavoro». Intanto il premier, ieri, ha anche smentito il Financial Times, secondo cui per la recessione eitassi d’interesse troppo alti, il governo potrebbe essere costretto a varare nuove misure di austerità per portare a termine il programma.
Il presidente del Consiglio ha replicato che in Europa e in Italia c’è bisogno di riforme strutturali che diano il via e consolidino la crescita, ma questo non implica che l’Italia abbia bisogno di nuove manovre.