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Pescara, 09/04/2026
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Data: 05/04/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Riforma del lavoro e art.18 - Le imprese non ci stanno i sindacati sono divisi. Draghi: serve una flessibilità più equa per favorire i giovani

ROMA Ora la riforma passa in Parlamento, ma non sarà un percorso facile. La Cgil si mostra possibilista sottolineando come per i licenziamenti illegittimi sia adesso previsto il reintegro anche se la confederazione di corso d’Italia però si riserva di dare un giudizio più netto dopo la lettura del testo. Mario Draghi da Francoforte invoca una flessibilità più equa che vada incontro alle esigenze dei giovani. E’, invece, il mondo dell’imprenditoria a ribellarsi. E lo fa ufficialmente, con una nota congiunta di Abi, Alleanza Cooperative, Ania e Confindustria. Sintesi: meglio nulla che una cattiva riforma.
«Siamo molto preoccupati - scrivono le quattro associazioni datoriali - perché l’impianto complessivo già irrigidisce il mercato del lavoro riducendo la flessibilità in entrata e abolendo, seppure gradualmente, l’indennità di mobilità, strumento importante per le ristrutturazioni aziendali. Queste maggiori rigidità trovano un logico bilanciamento nella nuova disciplina delle flessibilità in uscita».
In viale dell’Astronomia fanno fatica a nascondere rabbia e delusione ricordando che nel corso dell’ultimo incontro con il governo fosse stato concordato un testo che, se non stravolto, è stato corretto unilateralmente. Come dire, avevamo individuato un’intesa che poi è stata tradita sulla carta. «Le modifiche prospettate - si legge nella nota - vanificano il difficile equilibrio raggiunto e rischiano di determinare, nel loro complesso, un arretramento piuttosto che un miglioramento del nostro mercato del lavoro e delle condizioni di competitività delle imprese, rendendo più difficili le assunzioni. Tra queste modifiche inaccettabili, in particolare, la diversa disciplina per i licenziamenti di natura economica e quella che va complessivamente configurandosi per i contratti a termine, specie per quelli aventi carattere stagionale». Rete Imprese chiede un nuovo confronto a palazzo Chigi prima del varo del pacchetto.
Sindacati un po’ più compatti o, almeno, meno divisi. La Cgil intravede un passo in avanti, ma aspetta di studiare attentamente il testo di riforma prima di dare un giudizio articolato. Cauta Susanna Camusso: «Aspettiamo di vedere i testi, importante è vedere come sono scritti, non vorremmo ritrovarci sorprese come in altre occasioni». Luigi Angeletti se la cava con il ricorso a una fattispecie calcistica: «Abbiamo pareggiato fuori casa. Per noi era necessario che venisse modificata la norma relativa ai licenziamenti economici che poteva dare la possibilità alle aziende di licenziare per ragioni immotivate». Risultato «ragionevole», secondo Raffaele Bonanni: «La raccomandazione da noi fatta al premier di non far coincidere i licenziamenti economici con eventuali situazioni fraudolente delle aziende è stata chiarita. Ora dobbiamo rasserenare il Paese e risolvere i problemi della crescita e dell’eccessivo peso fiscale». Si smarca nettamente soltanto l’Ugl. Dice il leader, Giovanni Centrella: «Le parole di Fornero ci convincono ancora di più a dire no a questa riforma».
Da Francoforte Mario Draghi chiede che «la flessibilità sul lavoro vada distribuita più equamente perché oggi è concentrata sulla parte più giovane della popolazione». Il presidente della Bce ricorda come in alcuni Paesi europei esista oggi «un mercato suddiviso tra un segmento che ha tutte le protezioni e un altro formato soprattutto da giovani, che vengono assunti su base molto temporanea senza alcuna protezione».

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