Caso Belsito, Maroni attacca: «Cacciare chi ha tradito la fiducia». Renzo Bossi: «Mai preso soldi dalla Lega»
MILANO - Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, dopo aver avuto il via libera del gruppo del Carroccio, ha dato il suo placet alla richiesta dei pm di aprire le cassette di sicurezza dell'ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, che si trovano nei locali del gruppo della Lega Nord alla Camera, in via Poli 13. Francesco Belsito è accusato di appropriazione indebita, truffa ai danni dello Stato e riciclaggio dalle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria. Secondo l'accusa, Belsito avrebbe distratto soldi dalle casse del Carroccio anche per le spese personali dei familiari di Bossi e della senatrice Rosy Mauro. Non essendo un parlamentare, la procedura non prevede un passaggio in giunta per le autorizzazioni. Il sequestro è stato eseguito dai carabinieri del Noe e dalla Guardia di Finanza. Nella cassaforte è stata trovata e sequestrata documentazione contabile «che si presenta utile al prosieguo dell'indagine», come ha spiegato il procuratore aggiunto di Napoli Francesco Greco. Già martedì a Belsito erano stati sequestrati cinque computer, che erano a casa sua e in un ufficio della società Polare di Stefano Bonet (di cui Belsito è stato socio).
Le perquisizioni in via Bellerio Le perquisizioni in via Bellerio Le perquisizioni in via Bellerio Le perquisizioni in via Bellerio Le perquisizioni in via Bellerio Le perquisizioni in via Bellerio
SOMME SOTTRATTE - Intanto emergono anche le prime indiscrezioni relative all'utilizzo delle somme sottratte. Belsito avrebbe prelevato infatti dalle casse del partito oltre 200 mila euro per le spese personali dei figli di Umberto Bossi. Altri 200-300mila euro sarebbero andati al Sinpa, il sindacato padano guidato da Rosy Mauro.
«FEDELE FINO ALLA FINE» - Il pm di Napoli Francesco Curcio, che indaga insieme ai colleghi milanesi e a quelli di Reggio Calabria, ha interrogato mercoledì mattina Tiziana Vivian, collaboratrice del tesoriere della Lega Francesco Belsito. E' stata proprio la Vivian, a quanto si è appreso, a rivelare agli inquirenti l'esistenza della cassaforte di Belsito in via Poli. I pm di Napoli hanno ascoltato come persona informata sui fatti anche una delle segretarie del leader del Carroccio, Daniela Cantamessa. Martedì casa e ufficio della segretaria sono stati perquisiti dai militari della Gdf e dai carabinieri del Noe. In Procura a Milano insieme a Woodcock anche alcuni investigatori del Noe, tra i quali anche il colonnello Sergio De Caprio, il «capitano Ultimo» che arrestò Riina, oggi vicecomandante del Noe. Interrogata per tre ore anche Nadia Dagrada, dirigente amministrativo della Lega e responsabile dei gadget del Carroccio. A interrogatorio terminato, Nadia Dagrada non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione. Prima di lasciare il palazzo di giustizia, a chi le chiedeva se resterà fedele ai capi e alla Lega ha risposto: «Fedele fino alla fine».
Il tesoriere nel mirino della Procura Il tesoriere nel mirino della Procura Il tesoriere nel mirino della Procura Il tesoriere nel mirino della Procura Il tesoriere nel mirino della Procura Il tesoriere nel mirino della Procura
BARRICATO IN CASA - Il protagonista della vicenda intanto è letteralmente barricato in casa, nella sua abitazione di via Fiasella, nel centro di Genova. Mercoledì mattina Belsito ha ricevuto la visita del suo avvocato difensore, il genovese Paolo Scovazzi, che ha riferito che il suo assistito non è intenzionato a parlare pubblicamente. «È tranquillo, ma giù di morale. È una persona comunque molto combattiva», ha commentato il legale, riferendo inoltre di attendere di valutare meglio gli atti a loro disposizione e le disposizioni del partito per assumere una linea precisa.
LA SEGRETERIA POLITICA - Mercoledì pomeriggio si è riunita, nella sede federale della Lega Nord, la riunione della segreteria politica del movimento, convocata all'indomani delle perquisizioni in via Bellerio. Secondo quanto si è appreso, il Consiglio federale della Lega Nord è stato convocato per giovedì pomeriggio. La decisione è stata presa da Umberto Bossi per affrontare nell'organo decisionale del Movimento la questione Belsito, che è stato oggetto di analisi durante la segreteria politica di mercoledì.
MARONI: «VA CACCIATO» - «Quello che ho letto sui giornali è sconcertante. Sono accuse molto gravi che portano un attacco senza precedenti alla Lega e alla sua gloriosa storia», scrive sulla sua pagina Facebook l'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni. «Dobbiamo fare subito pulizia - aggiunge - chi ha tradito la fiducia dei militanti deve essere cacciato, senza guardare in faccia a nessuno».
I BOSSI LO RINNEGANO - Anche la famiglia Bossi prende le distanze dall'ex tesoriere. «Io sono sereno, soldi dalla Lega non ne ho mai presi. Anche la mia famiglia di soldi dalla Lega non ne ha mai presi», ha affermato Renzo Bossi a margine del Consiglio regionale lombardo. Anche il fratello Riccardo, il primogenito del Senatur, ha «scaricato» l'ex tesoriere in un'intervista a «La Zanzara» su Radio 24: «Io personalmente di soldi da Belsito non ne ho mai ricevuti, mi occupo di altre questioni. Comunque ha fatto bene a dimettersi. Mio padre è una persona pulita, totalmente estraneo a queste storie, ci metto la mano sul fuoco e non solo la mano. È una persona per bene che ha dedicato la sua vita interamente alla politica. Se poi persone intorno a lui si sono comportate male non lo so». Nella tarda serata di martedì lo stesso Umberto Bossi, dopo la giornata più difficile della sua intera vita politica, si era sfogato in un'intervista.