Inchiesta su progetto del capogruppo Pdl
Polizia in Comune per la cessione di un terreno predisposta da Marchegiani
MONTESILVANO. Un altro blitz della squadra mobile in Comune: il giorno dopo la presentazione delle liste elettorali, finisce sotto accusa un intervento edilizio in collina che ha una firma ingombrante, quella del capogruppo Pdl e ricandidato Luigi Marchegiani.
Ieri, due agenti della Mobile sono rimasti chiusi per più di due ore nell’ufficio Urbanistica, al piano terra di palazzo Baldoni per acquisire documenti su un intervento edilizio della ditta Mara sas. A fare rumore è il progettista dell’opera: Luigi Marchegiani, capogruppo Pdl, unico candidato del partito coinvolto in due inchieste sui presunti concorsi truccati del Comune e su un terreno vicino alla strada parco e alla scuola di via Olona finito a un’impresa e chiuso con una sbarra.
Non è chiaro ma potrebbero essere uno o due gli indagati per ipotesi di abuso d’ufficio e falso: per l’accusa, il pm è Gennaro Varone, la Mara ha ceduto un pezzo di terreno di quasi 400 metri quadrati al Comune e poi ha provato a ricomprare lo stesso sito per circa 25 mila euro. Una manovra arrivata in consiglio comunale due volte ma mai approvata per le proteste di un consigliere, Gabriele Di Stefano, ex Pd finito al gruppo misto e ora ricandidato con il Pd, già proprietario di un terreno di fonte al sito della Mara: la prima volta, la sdemanializzazione, fondata su una relazione del geometra comunale Marco Amadio, è stata ritirata; la seconda, tra le polemiche, è mancato il numero legale. Da qui, è scattata la denuncia, forse di Di Stefano, che ha fatto partire l’inchiesta.
«La legittima richiesta della Mara», spiega Marchegiani, «parte dal fatto che a Di Stefano, proprietario del sito davanti a quello della Mara, era stato concesso di monetizzare un’area a cessione più un premio di 500 metri cubi. Perciò, anche altri come la Mara, hanno chiesto di sdemanializzare aree non utili per il Comune e che rappresentano soltanto un costo. Un tecnico comunale ha fatto un sopralluogo e decretato che quel terreno non rappresenta un’utilità ma, poi, nonostante il parere favorevole della commissione Urbanistica, la sdemanializzazione non è stata approvata. Non sono preoccupato», dice Marchegiani, «ma la Mobile dovrebbe acquisire anche l’osservazione che ha dato vantaggi a Di Stefano».
«Il terreno è in discesa ed è soltanto un peso per il Comune», spiega Edmondo Grande, titolare della Mara, «ora, qualcuno mi dovrebbe spiegare perché a Di Stefano sono stati dati vantaggi e altri cittadini non possono ottenere i loro diritti. Forse, dovrei essere anch’io un consigliere per avere una sdemanializzazione?».
L’acquisizione degli atti getta benzina su una campagna elettorale già accesa per il caso degli indagati nelle liste: Evenio Girosante, messo fuori dalla lista Pd per la stessa indagine del terreno e della sbarra che coinvolge Marchegiani, ha lasciato partito e centronistra per candidarsi con la lista Arcobaleno di Paolo Di Blasio, imputato al processo Ciclone, e appoggiare Manola Musa. Per Musa, un «codice etico» imporrà agli amministratori di dimettersi se condannati. «L’annuncio di Musa», commenta Massimiliano Pavone del Pd, ex presidente del consiglio che si ricandida, «è un modo per coprire l’imbarazzo di aver accolto nelle sue liste tanti candidati con problemi con la giustizia. Messa così, il Pdl avrebbe potuto candidare anche Cordoma: il codice etico di Musa deve valere per tutti. Se invece il Pdl ha bollato fallimentare la gestione di Cordoma», fa notare Pavone, «non capisco come si possa candidare un suo assessore. Girosante? Una forzatura, ma resta un amico».
«Perché ho detto sì a Girosante? Magari», così Musa risponde alle critiche di Attilio Di Mattia dell’Idv, «ho fatto lo stesso ragionamento che ha fatto Di Mattia abbracciando Emidio Di Felice, Pietro Gabriele ed Emilio Di Censo dell’Udc e Stefania Di Nicola, passata dal Pdl all’Idv».