L’AQUILA. A tre anni dal terremoto che ha messo in ginocchio città e provincia, i pm aquilani coordinati dal procuratore capo, Alfredo Rossini (nella foto), hanno definito la maggior parte delle inchieste, tanto che i filoni più importanti sono arrivati al processo di primo grado.
Sono stati aperti 215 fascicoli per la morte di 309 persone: i più significativi, per il numero di decessi, sono una quindicina. Quella definita madre di tutte le inchieste riguarda la Commissione Grandi rischi per la quale i pm aquilani hanno portato a processo i sette esperti che hanno partecipato all’Aquila alla riunione del 31 marzo 2009, cinque giorni prima del sisma, al termine della quale, secondo l’accusa, si sono lanciati messaggi rassicuranti che non hanno fatto attivare precauzioni in grado di salvare vite umane. Si tratta di Franco Barberi, vicario della Commissione Grandi rischi, il professor Bernardo De Bernardinis, già vice capo della Protezione civile, unico indagato abruzzese essendo originario di Ofena, Mauro Dolce, direttore dell’ufficio prevenzione della Protezione civile, Enzo Boschi, presidente dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), Giuliano Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti dell’Ingv, Gian Michele Calvi, sismologo e direttore dell’Eucentre di Pavia, «padre» del Progetto Case, e Claudio Eva, ordinario di fisica dell’università di Genova. Tutte cariche che gli imputati rivestivano all’epoca dei fatti. Il ritmo delle udienze è piuttosto serrato, la sentenza prevista in estate.
La novità è il coinvolgimento dell’ex capo della Protezione civile nazionale, Guido Bertolaso, finito sotto inchiesta sulla base di una telefonata rassicurante all’ex assessore regionale alla Protezione civile, Daniela Stati. Bertolaso, come testimone, nello scorso febbraio, ha risposto alle domande di giudici, pm e avvocati per oltre otto ore.
Nell’ambito di questo filone d’inchiesta, quello appunto contro i sette esperti, si sono costituite 40 parti civili e, in sede civile, altrettante famiglie hanno citato in giudizio direttamente la presidenza del consiglio dei ministri, in quanto la Commissione Grandi rischi è una sua emanazione. Sono stati chiesti danni per 22,5 milioni di euro, in un primo filone, e altri 40 milioni in un secondo.
Un’altra inchiesta simbolo quella sul crollo della Casa dello studente, in fase di udienza preliminare per la complessit del caso e l’intervento di un super perito, Maria Gabriella Mulas, del Politecnico di Milano.
«Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti», ha detto il procuratore capo della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini. «Dopo tanto lavoro di indagine abbiamo portato davanti ai giudici del tribunale la maggior parte delle ipotesi di reato legate ai crolli del terremoto».
«Ora», ha aggiunto Rossini, «sarà il tribunale a dover valutare la situazione e decidere se condannare o assolvere. Al di là della nostra soddisfazione, a tre anni dalla tragedia, voglio sottolineare che il nostro lavoro era oltremodo doveroso, essendo legato a vicende molto tristi che attengono alla vita dei cittadini con tante famiglie che hanno perso i propri cari in situazioni drammatiche. Sono convinto che abbiamo dato ai parenti delle vittime un piccolo sollievo nell’individuare i presunti responsabili dei crolli. Certo, nessuno potrà ridare ai familiari le persone scomparse, ma la garanzia di giustizia ha comunque un valore importante».
Infine, dopo il proscioglimento da parte del gip del tribunale dell’Aquila di Denis Verdini, esponente del Pdl, e dell’imprenditore Riccardo Fusi dall’accusa di tentato abuso d’ufficio, nell’ambito di un’inchiesta sugli appalti post-sisma, il pubblico ministero Stefano Gallo ha presentato ricorso in Cassazione.
Nel fascicolo dell’inchiesta c’era anche una lettera che il sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri aveva indirizzato all’ex numero uno della Protezione civile per chiedere di ricevere Fusi. Per Gallo la missiva rappresenta una «serrata attività di condizionamento». Di qui il ricorso per Cassazione.