Monti ripristina il reintegro nei casi di licenziamenti economici insussistenti. Grazie alla mobilitazione della Cgil, delle lavoratrici e dei lavoratori. Ma la riforma ha ancora troppi punti critici
Articolo 18, successo della Cgil e della mobilitazione
Alla fine Mario Monti è stato costretto a cedere: parzialmente, tra mille remore e cento precisazioni. Ma il reintegro in caso di un licenziamento per motivi “economici”, che appaia al giudice “manifestamente insussistente”, é stato ripristinato. E’ un successo della Cgil, delle lavoratrici e dei lavoratori, della loro mobilitazione, degli scioperi e delle manifestazioni spontanee e organizzate dal sindacato, innanzitutto.
La pressione sulla classe politica, sulla parte più attenta al sociale e progressista della maggioranza, ha avuto l’effetto di porre quella parolina strategica, il “reintegro”, al centro di uno scontro che rischiava di deflagrare. Occorre dare atto a Mario Monti e al Ministro del Lavoro Elsa Fornero di aver saputo fare un passo indietro, di aver accettato il compromesso, di avere ascoltato la protesta. Per carità, lo hanno fatto forse di malavoglia, hanno condito la retromarcia cercando di sminuirne il significato, hanno detto che il reintegro è un “caso estremo”, hanno nuovamente cercato di disconoscere il ruolo del sindacato. Ma il risultato, quella parolina nel testo del disegno di legge è sotto gli occhi di tutti.
L’azione alla fine positiva del Pd e il contestuale silenzio del centro destra sono il frutto di quel “No” ai licenziamenti facili che è stato pronunciato dalla Cgil e dall’intero mondo del lavoro, nonostante le contraddizioni e le timidezze delle altre confederazioni. Con l’opzione del reintegro, oltre che quella dell’indennizzo, per i licenziamenti per motivi economici, sono stati anche ripristinati il valore di deterrenza dell’articolo 18 nei confronti dell’espulsione facile dei lavoratori e l’onere della prova a carico dell’impresa, è stato restituito alla legislazione il ruolo del sindacato con i tentativi di conciliazione.
Chi ha perso? Naturalmente coloro che pensavano si potesse eliminare il reintegro cancellando l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Monti e Fornero hanno accettato il compromesso; La partita l’hanno persa, almeno finora e salvo colpi di coda, la Confindustria e la destra economica e politica, da Sacconi a coloro che volevano “punire” i lavoratori e il sindacato.
Tutto risolto quindi? Niente affatto. Le misure per la crescita non ci sono, quelle per l’occupazione dei giovani sono insufficienti, sono state apportate correzioni negative sulla flessibilità “in entrata”. La mobilitazione quindi continua con forti iniziative, anche di presidio del Parlamento dove arriverà presto il ddl.
Sullo sciopero generale deciderà il Direttivo della Cgil del 19 aprile.