ROMA. Di fronte alla bocciatura da parte delle imprese della riforma del lavoro, il presidente Monti ha confessato che il reintegro del lavoratore sarà possibile ma solo in «casi estremi e improbabili». Per la Cgil invece il reintegro c’è ed è un primo risultato ma resta critico il giudizio sulla riforma e per questo la mobilitazione generale, a partire dalle pensioni, è confermata.
Il disegno di legge, firmato ieri dal presidente Napolitano, è stato trasmesso alle Camere nella versione definitiva con non poche modifiche rispetto alla bozza circolata mercoledì. resta invece la possibilità del reintegro ed è una soluzione che non piace alla Confindustria. La presidente uscente, Emma Marcegaglia, ha usato parole molto dure: «E’ un testo pessimo, non è quello che abbiamo concordato» ha tuonato riferendosi alla nuova stesura dell’articolo 18. A questo punto, ha aggiunto, sarebbe opportuno che «il Parlamento cambi questa mezza riforma perchè non aumenterà l’occupazione, anzi rischia di abbassarla». Marcegaglia ha ricordato che l’intesa non prevedeva il reintegro sui licenziamenti economici ma «maggiore rigidità in entrata e minore rigidità in uscita». Come conseguenza-ritorsione potrebbero non essere rinnovati molti contratti «perché gli imprenditori hanno paura dei contenziosi». Anche Rete imprese Italia (commercio, turismo, servizi,artigianato) ha aggiunto la sua voce critica: la riforma provoca «sconcerto e forte delusione» con novità negative.
Eppure Mario Monti anche ieri ha tentato in tutti i modi di spiegare alle imprese che pur non essendoci «la sparizione complessiva della parola reintegro» in realtà questa possibilità «è riferita a fattispecie estreme e improbabili». Il presidente del Consiglio ha ammesso che questa riforma «è difficile da capire, da spiegare» ma è comunque «vitale e necessaria per un’Italia più moderna». Ora che il testo del ddl è stato trasmesso alle Camere, Monti ha avuto parole di alta considerazione per Napolitano al quale è andato «il pensiero più devoto e grato», quindi ha chiesto al Parlamento di approvare la riforma nel suo complesso.
Dalla riunione della segreteria della Cgil è emersa una posizione articolata. La possibilità del reintegro, ha affermato Susanna Camusso, «è un primo risultato della mobilitazione di tanti lavoratori» derubricando le valutazioni di Monti come «un auspicio che non ci siano imprese che vogliono licenziare illegittimamente». Ma la Cgil resta pronta alla mobilitazione se la riforma durante il suo percorso parlamentare non manifesti «risposte di universalità che riteniamo necessarie». La Fiom invece ha espresso un giudizio durisimo sulla riforma e confermato la richiesta di sciopero generale. Il Pdl è a disagio. Il capogruppo al Senato Cicchitto ha chiesto al governo modifiche «se vorrà avere i nostri voti» a partire dalla flessibilità in entrata del trattamento del lavoro a tempo determinato. Per Pdci e Rifondazione è stato «cancellato» l’articolo 18.