ROMA - Non piaceva neppure alle segretarie del partito, la «nera» Rosy Mauro. Lei e le sue costanti richieste di denaro per il sindacato padano e per l’«amante poliziotto assunto al Senato». Lei che «dopo la malattia del Capo si era installata in un’abitazione attigua a quella di Bossi», ma che per il leader rappresentava un «pericolo» e avrebbe dovuto essere la prima a «pagare le conseguenze», come dice la segretaria particolare del Senatùr, Daniela Cantamessa.
L’amante poliziotto
La più loquace nel raccontare le richieste della vicepresidente del Senato è Nadia Dagrada, segretaria amministrativa del Carroccio. I pm Paolo Filippini di Milano e John Henry Woodcock di Napoli la ascoltano come testimone il 3 aprile, a perquisizioni in corso, alle 7 di mattina. «Per quanto attiene l'amante di Rosy Mauro - dice - Belsito mi ha riferito che Pier Giuramosca, poliziotto, attualmente suo segretario particolare, è stato da lei aiutato ad ottenere un mutuo agevolato e gli sono stati pagati soldi per conseguire un titolo di studio. Il poliziotto è attualmente in aspettativa ed ha un contratto con la vicepresidenza del Senato, dove la Rosy è vicepresidente». Giuramosca si sarebbe anche accreditato come uno con amicizie importanti, capace di contattare Carabinieri e Guardia di finanza «e che poteva assumere informazioni da loro anche riservate e giudiziarie».
I soldi al sindacato
In ogni caso la coppia spende con i soldi padani. Spese sanitarie, istruzione a pagamento tanto per il diploma quanto per l’università, tutti titoli made in Svizzera. Dagrada ha notato tutte le richieste della vicepresidente e ha fatto qualche conto di cui parla ai pm: «A proposito di Rosy Mauro, mi risulta per avermelo detto sempre il Belsito che anche a favore della predetta parlamentare siano state erogate somme e la fattura relativa ad una visita cardiologica effettuata dalla Mauro per un ammontare di alcune centinaia di euro pagata con i soldi della Lega». Ma Belsito le avvrebbe detto anche di altre somme, «sempre del partito, di cui la Mauro si sarebbe appropriata». Di certo, a detta della segretaria, la Lega avrebbe dato cospicui finanziamenti al sindacato Padano, il SinPa. Nelle intercettazioni la stessa segretaria particolare di Bossi parla di 300 mila euro all’anno. E a verbale conferma: «Al tempo di Balocchi (il precedente tesoriere, ndr) non venivano dati tutti questi soldi al SinPa. Nel 2011 sono stati versati circa 60.000 euro. Belsito mi ha poi riferito che sono stati dati altri soldi in contanti al Moscagiuro Pier (apparentemente lo stesso Giuramosca di cui si parla più in alto, ndr) compagno della Rosy Mauro, affinché pagasse le rate per le spese della scuola privata, conseguire il diploma e poi la laurea, credo ottenuti entrambi in Svizzera. Belsito mi ha detto di aver pagato le rate per il diploma e la laurea della stessa Rosy». Una carriera scolastica piuttosto costosa, 120mila circa ciascuno, dice ancora Dagrada in un verbale denso di particolari: «I titoli di studio menzionati sono costati circa 120.000 euro prelevati dalla cassa della Lega». La vicepresidente del Senato avrebbe poi ottenuto un versamento dal Banco di Napoli, «di 29.150,00 franchi svizzeri».
Il socio pregiudicato
La segretaria conosce bene tutti i passaggi e fornisce delucidazioni ai pm anche su una vecchia accusa circolata sul conto di Rosy Mauro circa 15 anni fa, quando la donna era segretario dei lumbard per Milano e il sindaco era il leghista Marco Formentini. La società che ottenne l’appalto per lo smaltimento dei rifiuti cittadini era rappresentata da tal Dalmirino Ovieni, membro di alcune società in cui sedeva la stessa Mauro ed ex assessore democristiano arrestato nel ’94 per corruzione. Nel ’96, l’inchiesta penale sui rifiuti si risolse con un nulla di fatto, ma ora Dagrada ritira fuori la storia: «Per quanto attiene agli assegni circolari di tale Delmirino Ovieni - afferma - posso dire che sono stati fatti i pagamenti da parte di Belsito riconducibili alla Rosy Mauro. Quando ho visto gli estratti conto del Banco di Napoli di Roma, di circa 48.000 euro ho chiesto spiegazioni a Belsito, in quanto i pagamenti apparivano privi di causa, e lui non mi ha volutamente risposto».
«Rosy danneggia Bossi»
Più in generale, le due segretarie hanno entrambe parecchi sospetti sul ruolo di Rosy Mauro, vicinissima al leader dopo la malattia. Dagrada guarda preoccupata anche le richieste di chiarezza sui conti che arrivano da Roberto Castelli, membro del comitato amministrativo. Un modo per delegittimare il capo, pensa. «Io ero preoccupata e mi contrapponevo all'accesso ai conti della Lega da parte di Castelli - racconta ancora agli investigatori - poiché ritenevo che attraverso lui, Rosy Mauro avrebbe potuto utilizzare la conoscenza dei fatti sopradetti contro gli interessi del mio segretario e contro gli interessi del mio movimento».
Le prove
Pure la segretaria particolare di Bossi, Cantamessa, non crede alla buonafede della vicepresidente Mauro: «Nel cerchio dei familiari di Bossi bisogna inserire anche Rosy che di fatto dopo la malattia del capo si era installata in un’abitazione attigua a quella di Bossi dal quale non si staccava praticamente mai». Una vicinanza sospetta: «Io stessa avevo avvisato Bossi delle irregolarità del Belsito, o meglio della sua superficialità ed incompetenza e del fatto che la Rosy Mauro era un pericolo sia politicamente e sia per i suoi rapporti con la famiglia Bossi». Di qui la richiesta a Belsito di tenere traccia di tutto affinché «rimanesse la prova della malversazioni effettuate e che chi non era stato fedele al partito ne pagasse le conseguenze. Prima fra tutti Rosy Mauro».