Iscriviti OnLine
 

Pescara, 09/04/2026
Visitatore n. 752.964



Data: 07/04/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Riforma del lavoro e art.18 - Monti difende la riforma «Nessun favore a Pd e Cgil. Il reintegro non è un obbligo ma solo una possibilità» »

ROMA - Sulla riforma del lavoro e, in particolare, dell’articolo 18, emergono le prime crepe nella maggioranza. Spinti dal «very bad» sull’operato del governo affidato da Emma Marcegaglia al Financial Times e da un improvvisamente inacidito giudizio del Wall Street Journal, che solo pochi giorni fa aveva paragonato Monti a Margaret Thatcher, diversi esponenti del Pdl accusano il premier di arretramento rispetto alla loro linea del Piave in tema di licenziamenti e reintegri. A tutti - fronte interno e media stranieri - replica Monti con una nuova puntualizzazione al Tg1, nella quale respinge ogni accusa di «favoreggiamento nei confronti di Pd o Cgil» e sottolinea che il reintegro per i licenziamenti economici infondati è solo una possibilità che il giudice valuta esclusivamente «nei casi di manifesta insussistenza del motivo del licenziamento». Il presidente del Consiglio precisa inoltre che nel testo della riforma Fornero per motivi economici «non è più previsto il reintegro, solo nel caso che il motivo economico sia considerato manifestamente insussistente il giudice può - non deve, come chiedevano il Pd e certi sindacati - decidere per il reintegro».
Le critiche della stampa straniera danno tuttavia modo agli azzurri Gasparri, Capezzone, Bondi, tra gli altri, di differenziare la propria linea da quella delle altre forze della maggioranza che ancora ieri, con Pier Ferdinando Casini e vari esponenti democrat hanno dato il loro ok alla nuova stesura dell’articolo 18. Mentre sul fronte sindacale anche Susanna Camusso assentiva, con l’avvertimento che «la vigilanza della Cgil continua per le preoccupazioni che abbiamo rispetto all’iter parlamentare del ddl». Ed è infatti, in vista dell’arrivo della riforma in Senato la prossima settimana, che il capogruppo del Pdl Gasparri, preso atto che «il Wall Street Journal e il Financial Times, cancellando precedenti giudizi, stroncano il governo tecnico italiano», afferma che «c’è ancora molto da fare, e il Pdl darà il proprio contributo per evitare il flop del governo Monti». Dovremo - aggiunge Gasparri - correggere molte cose per tutelare le assunzioni ed evitare altre tasse e disoccupazione». A sua volta Daniele Capezzone consiglia «a tutte le persone ragionevoli di riflettere sulle critiche del WSJ sulla riforma del lavoro». Perché, in queste ore, sostiene il portavoce del Pdl, «a parte la Cgil che esulta, e il Pd a rimorchio, il rischio di un indebolimento della riforma appare chiaro a tutti e una riflessione su possibili miglioramenti appare ineludibile». Pena il rischio «di una sostanziale bocciatura dei mercati».
Di «un’intesa che c’è stata», rispetto alla quale «persone d’onore come noi non possono venire meno», parla invece Casini, sia pre assicurando che «il Parlamento non è un passacarte e potrà fare modifiche. Che però, è chiaro, non possono investire la tenuta sostanziale della riforma», che il leader dell’Udc ritiene trattarsi di «un buon compromesso», mentre definisce «ingeneroso» il giudizio sulla riforma della presidente di Confindustria. Positiva anche la valutazione di un esponente pd, molto liberal, come il senatore giuslavorista Pietro Ichino, che afferma: «Sei mesi fa una riforma di questa portata sarebbe stata impensabile. E’ positiva nel complesso e ha il merito di avvicinarci alla legislazione europea, anche se - osserva il professor Ichino - si poteva fare di più sul versante dei licenziamenti». Promozione senza esitazioni anche da parte dell’ex leader dell’Ugl Renata Polverini: «Reintrodurre il reintegro del lavoratore nella modifica dell’articolo 18 è stato - afferma l’attuale presidente della Regione Lazio - un significativo passo avanti». L’accordo raggiunto tra Monti e i leader della maggioranza sull’articolo 18 genera, al contrario, esitazioni in qualche esponete del Terzo Polo come il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino: «Sul lavoro i conti non tornano - dice l’esponente finiano -. Per Monti è oggettivamente un accordo al ribasso che forse irrigidisce ancor più il nostro mercato del lavoro e che non sta affatto entusiasmando i mercati».
Totale bocciatura alla riforma quella di Antonio Di Pietro: «Nella legge il reintegro è un miraggio - sostiene il leader dell’Idv -, uno specchietto per le allodole, messo lì per far stare buoni i lavoratori, mentre il governo fa passare la libertà di licenziarli». Solo un po’ diversa la posizione di Nichi Vendola che, constatando «lo sfregio all’articolo 18, con il reintegro che diventa un’improbabile eccezione», se la prende anche con Emma Marcegalia: «Ma cos’altro volete? Il presidente Monti ve l’ha detto: vi abbiamo dato tutto...».


www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it