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Pescara, 09/04/2026
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Data: 08/04/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tasse locali, salasso da 1.230 euro a testa. I più colpiti sono i cittadini lombardi

ROMA - Il federalismo fiscale? Un salvadanaio nel quale ciascun italiano versa 100 euro al mese. La Cgia di Mestre aggiorna i numeri sul prezzo pagato per il decentramento tributario. E scopre che, in media, ciascun contribuente scuce 1.230 euro all’anno nelle casse degli enti locali. Una cifra molto più elevata rispetto agli anni passati. E destinata a salire ancora perché il bilancio è riferito al 2011 e non tiene dunque conto dell’introduzione dell’Imu e dell’aumento dello 0,33% dell’addizionale regionale Irpef: manovre che, alla fine del 2012, secondo gli artigiani di Mestre, comporteranno un gettito aggiuntivo di 12,8 miliardi di euro.
In attesa di verificare se i timori dell’associazione veneta si riveleranno fondati, c’è da fare i conti con la situazione attuale. E quella dice che, a livello di imposte locali, i cittadini più tartassati sono quelli lombardi. Nei primi 10 posti della classifica generale, figurano infatti ben 8 le province di quella regione. Al top della graduatoria c’è Varese, con una pressione tributaria locale pro capite pari a 1.714 euro. Segue Lecco, con 1.681 euro, mentre il gradino più basso del podio è occupato da tre comuni capoluogo con la stessa pressione tributaria locale: 1.665 euro. Si tratta di Bergamo, Monza e Bologna. Appena fuori dal podio si piazza Sondrio, con 1.650 euro e di seguito, con lo stesso importo pari a 1.630 euro, Rieti e Pavia. In fondo alla graduatoria nazionale tre capoluoghi del Sud: Caltanisetta, con 789 euro pro capite, Agrigento, con 767 euro e Lanusei, con 671 euro.
Pagare molte tasse locali, ad ogni modo, non appare un fatto negativo in sé. Insomma, più tasse per servizi migliori. Ma a che prezzo, però. In una elaborazione costruita su dati del ministero dell’Economia, la Cgia ha calcolato che, dal 1995 al 2010, il peso delle imposte locali è cresciuto del 138%, mentre nella stessa fase la tassazione, a livello centrale, è aumentata solo del 7%. In termini assoluti, negli ultimi 15 anni, le entrate fiscali delle amministrazioni locali (comuni, province, e regioni), al netto dell’inflazione, sono passate da 40,58 a 96,55 miliardi di euro. Una pioggia di imposte che è il risultato del processo di forte decentramento fiscale iniziato negli anni ’90. Un processo segnato però da alcuni problemi. «L’introduzione dell’Ici, dell’Irap e delle addizionali comunali e regionali Irpef – osservano dalla Cgia – ha fatto impennare il gettito della tassazione locale che è servito a coprire le nuove funzioni e le nuove competenze che sono state trasferite dallo Stato centrale alle Autonomie locali». E il perché del salasso, gli artigiani di Mestre lo spiegano col fatto che «negli ultimi 20 anni regioni e comuni sono diventati responsabili della gestione di settori importanti come sanità e trasporto pubblico locale senza aver ricevuto un corrispondente aumento dei trasferimenti. E, anzi, la situazione dei conti pubblici ha costretto lo Stato centrale a ridurli progressivamente, creando non pochi problemi di bilancio a tante piccole realtà amministrative locali che si sono difese aumentando le tasse locali».

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