L’ultima volta si erano sentiti ad agosto, quando il tema della riforma della preidenza era bollente. Umberto Bossi e Raffaele Bonanni sono tornati a sentirsi anche ieri, visto che il governo Monti sembra seriamente intenzionato a “toccare” le pensioni. Ma il leader della Cisl è stato vittima di uno scherzo: il Bossi telefonico non era il vero leader della Lega, ma quello finto, magistralmente imitato da David Parenzo. Il colloquio tra i due leader è stato mandato in onda, ieri, da Giuseppe Cruciani alla Zanzara su Radio24: lo abbiamo registrato e ve lo riproponiamo integralmente.
Grazie allo scherzo, siamo in grado di scoprire cosa Bonanni avrebbe detto al vero Bossi. Dopo i saluti iniziali (“diamoci del tu”, dice Bonanni), l’ex Ministro del governo Berlusconi si mostra preoccupato per la riforma delle pensioni. Il leader della Cisl va subito al sodo: “Incontriamoci, facciamo fronte comune sulle pensioni. La nostra base elettorale è la stessa: la mia dice le stesse cosa della tua”. Poi Bonanni va più sul tecnico: “dobbiamo discutere di tutto e poi stanarli, l’obbiettivo è quello di garantire almeno la formula 40/60″.
Bonanni lo ripete più volte, e con un tono molto preoccupato: “La pressione sulle pensioni sarà molto forte”. Il leader della Cisl, inoltre, se la prende in modo molto duro con i fondi speciali di alcune categorie, definite “la vera casta”: “ci sono circa un milione di persone nei fondi speciali, magistrati e giornalisti che rompono il cazzo contro i lavoratori dipendenti. Sono loro la vera casta”. Musica, immaginiamo, per le orecchie di Bossi. Quello vero.
Il leader della Cisl si dice “grato davvero” della telefonata, e chiede a Bossi un nome “dei suoi” per poter discutere tecnicamente dell’argomento. Bonanni vorrebbe Maroni, “siamo amici, ho un ottimo rapporto con lui”, ma il finto Bossi sembra premere più per il figlio Renzo. Per il leader della Cisl non c’è problema: ” Vediamoci anche con Renzo, volentieri”. Per salvare le pensioni, insomma, va bene tutto. Pure un incontro con il Trota.