ROMA - Il legame della Lega con la ’ndrangheta, almeno in tema di investimenti di cassa, risale all’era precedente della gestione Belsito. Quando il tesoriere era Maurizio Balocchi, morto nel 2010. A raccontarlo è una delle dipendenti del partito padano, Helga Giordano, cacciata perché accusata di una presunta truffa a una militante. Ascoltata dal pm di Napoli Francesco Curcio, è lei a fare il nome di Romolo Girardelli, imprenditore vicino alla ’ndrangheta messo sotto indagine nel fronte calabrese dell’inchiesta sulla Lega: «Ho conosciuto Romolo Girardelli, era la buonanima di Balocchi - dice - in particolare il Girardelli accompagnava talora in ufficio da noi il Balocchi e i due sembravano legati da forte amicizia, pur essendo il Girardelli del tutto estraneo al partito. In altre occasioni, in seguito, ho visto il predetto Romolo in compagnia del Belsito».
I soldi in nero. Il particolare è molto rilevante perché proprio al tesoriere Balocchi, ligure come Belsito, è stato fatto risalire l’arrivo di soldi in nero a via Bellerio. Almeno dieci anni fa, quando c’erano ancora le lire, fu la segretaria Nadia Dagrada, grande accusatrice dell’indagine ad accorgersi del passaggio: «Mi ricordo - ha dichiarato adesso a verbale - che alcuni anni fa l'ex amministratore della Lega Nord, Balocchi portò in cassa venti milioni di lire in contante dopo essersi recato nell’ufficio di Bossi». Il fatto è sicuramente precedente al 2002, anno di entrata in vigore dell’euro ma pure anno in cui Girardelli è stato per la prima volta indagato come «soggetto al vertice della cosca De Stefano di Reggio Calabria». Ed è proprio questa parte dell’indagine sulla Lega, quella sul fronte del riciclaggio affidata in particolare alla procura reggina che nei prossimi giorni potrebbe vedere una accelerazione. Il ricordo della dipendente Helga Giordano potrebbe tornare utile, perché la donna ha detto a verbale di aver tenuto per sé una copia di tutte le fatture che le parevano sospette. Come pure le conferme della segretaria particolare di Bossi, Daniela Cantamessa, che ha confermato il racconto già fatto dalla segretaria amministrativa Dagrada: «Il Belsito affrontava spese personali dei familiari di Bossi con i soldi del partito e quindi nella conversazione ipotizzavamo che questa poteva essere un’arma di ricatto del Belsito».
Cassaforte per Manuela. Approfondimenti ulteriori richiederà anche la gestione del denaro contante che, secondo i racconti di Belsito, era particolarmente frequente e ultimamente avrebbe riguardato il mutuo della Bosina, la scuola di Manuela Marrone, moglie di Umberto Bossi. E’ lo stesso tesoriere a sfogarsi al telefono: «E poi i soldi della scuola, come li giustifico io? Li ho appartati per fargli fare il mutuo. Io questi non glieli do adesso, perché son 300.000, son morto, eh».
Investimenti immobiliari. C’è una parte degli investimenti di Rosy Mauro che sembra non trovare giustificazione neppure nel pallottoliere di Belsito. Il tesoriere cerca prove contro quella che considera la sua principale avversaria e ne parla al telefono: «Mi sono fatto la visura degli appartamenti e son tutti appartamenti da 120, 130.000 quelli che si è comprato (sembra dire: da 4) finché nel complesso se fai la somma 4, 3, 6, 9, 2, 550.000, 600.000 che son piccoli. Se io guadagno l0.000 euro al mese, non che è ne metto via l0.000, non tornano i conti. Anche se lei avesse accantonato 5 o 6.000 euro al mese, cioè fai il calcolo, ma visto che lei spende molto di più e poi dice che tutto il suo stipendio lo mette per il Sinpa ma lo sappiamo tutti che non è».
La Bmw del Viminale. Sebbene sia dipendente del Senato, proprio come segretario particolare della vicepresidente Rosy Mauro, il poliziotto in aspettativa e fidanzato della «nera», Pier Moscagiuro, è anche riuscito a ottenere una vettura del Viminale. Una Bmw, che guida personalmente anche se la scorta per Rosy Mauro dovrebbe essere affidata a poliziotti in servizio: «Ma la macchina, guarda che gliel'ho fatta dare io, la Bmw che ha è del Viminale», dice Belsito. E Dagrada: «E allora non so perché lui la guidi, perché lui mi risulta in non retribuita (l’aspettativa dalla polizia di stato ndr)». La vicepresidente del Senato sarebbe riuscita ad ottenere anche il finanziamento del mutuo dell’«amante», direttamente dalle casse del partito. E un regalino extra, a detta sempre di Belsito: «Il mutuo gli ho fatto anche a lui. Gli ho regalato io un orologio, perché non aveva i requisiti lui questa casa mi sembra che costasse (sospira) 150 o 180 e lui non aveva il reddito perché aveva un’altra cosa aperta».