ROMA - La necessaria e urgente pulizia interna al partito, ovvio. E fin dall’inizio di questa storiaccia di soldi nel Carroccio, e anche da prima, Flavio Tosi si è battuto per ridare al partito quell’integrità morale di cui i leghisti si sono sempre fatti vanto: «Chi ha sbagliato deve pagare e verrà cacciato», afferma il sindaco di Verona, uno dei big nazionali del partito. Ma adesso Tosi, che con Maroni gioca in tandem, getta lo sguardo anche più in là: verso le elezioni politiche del 2013 e lo scenario che ne potrà derivare.
Sindaco, da dove deve ripartire il Carroccio?
«Dalla nostra forza e capacità amministrativa, pulita e pragmatica, sul territorio. Dai valori intatti che continuiamo ad avere. Dai nostri temi, il federalismo anzitutto, che restano al centro dell’agenda nazionale e su cui c’è ancora moltissimo da fare».
Sarà una Lega che guarda di nuovo al centrodestra?
«La speranza è quella che venga fuori una legge elettorale che non costringa a fare alleanze».
Ma non dipende anche da voi che tipo di legge sarà fatta?
«Io credo che, al di là del fatto se si stia in maggioranza o se si stia all’opposizione, tutti debbano partecipare alla creazione e alla stesura della legge elettorale. Le regole del gioco si scrivono insieme».
Voi per ora siete fuori.
«Quando si parlerà nel concreto di questa materia, e la discussione entrerà nel vivo, spero che la maggioranza ABC - Alfano, Bersani, Casini - abbia la correttezza d’invitarci. Noi siamo prontissimi a partecipare».
Lei crede che il modello Verona, ossia una Lega non chiusa nella roccaforte identitaria e capace di essere trasversale, sia esportabile a livello nazionale?
«Io credo di sì. Bisogna vedere su quali temi si può lavorare insieme, dopo di che sia con la destra sia con la sinistra forme di dialogo e di collaborazione sono assolutamente possibili e auspicabili. Se ci fosse una legge elettorale che non ci costringe ad alleanze prima del voto, è più facile poi dire: vengo nella maggioranza di governo, sulla base però della condivisione anche da parte degli altri di alcuni temi per noi fondamentali e non più rinviabili. A cominciare dal federalismo».
La leadership di Maroni sarà capace di avviare questa nuova stagione?
«Maroni ha capacità di dialogo. Ha consenso trasversale sia politicamente sia geograficamente, perchè lo stimano anche nel Mezzogiorno per tutto ciò che ha fatto contro le mafie da ministro dell’Interno. E in più, è persona molto pratica e concreta, come anche gli avversari non possono non riconoscergli. Maroni è quindi la figura più adatta a interpretare e a sapere star dentro allo scenario tutto diverso rispetto al passato che già si è aperto e si aprirà ancora di più nei prossimi mesi».
Che scenario è?
«Si tratta di un quadro nel quale le vecchia appartenenze e i vecchi schemi non valgono più niente. Occorre adeguarsi alla nuova sensibilità dei cittadini. I quali ti danno e ti tolgono consenso sulla base delle cose che fai. Non è più tempo di parolai».
Nuova Lega significa anche ripensare al vostro atteggiamento di chiusura netta nei confronti del governo Monti?
«Il governo Monti non ci piace, sta sbagliando tutto. La manovra Salva Italia è fatta di tasse: e questo è il primo errore. Per la crescita, questo esecutivo non ha fatto nulla: ovvero non ha tagliato la spesa pubblica che sarebbe stata la misura più giusta e più efficace da prendere subito. E poi la riforma del lavoro: un pateracchio. Io ero tra quelli che speravano che Monti facesse quello che un governo tecnico deve e può fare, e invece non lo ha fatto».
Però la Lega entrerebbe in una grande alleanza all’indomani delle elezioni del 2013?
«Io ritengo che questo tipo di ipotesi possa essere benissimo presa in considerazione. Dobbiamo allearci con chi ci garantisce il federalismo, nel caso anche con la sinistra. Basta che per questo processo di svolta, nell’assetto istituzionale ed economico dell’Italia, ci vengano garantiti tempi certi e modi certi. Già siamo stati fregati da Berlusconi».