Giornata di pressioni sulla vicepresidente del Senato sempre più isolata
ROMA - Giancarlo Gentilini invocava la «pulizia etnica» verso gli extracomunitari, ma adesso la vuole in casa leghista. «Ora tocca alla sindacalista» Rosy Mauro dare le dimissioni, chiede il prosindaco di Treviso che, un tempo, immaginava il tiro al piccione sugli stranieri. Di dimissioni non c’è certezza, ma secondo le ultime indiscrezioni anche Rosy sarebbe in procinto di dare l’addio alla poltrona di vicepresidente del Senato. Questione di ore, assicura chi sa. Si sarebbe arresa al pressing di Umberto Bossi che ha chiesto lo stesso segnale al figlio, Renzo, il quale, però, ha immediatamente obbedito. La vicepresidente di palazzo Madama, alla quale secondo la segretaria di via Bellerio vennero dirottati un bel po’ di soldi pubblici per usi tutt’affatto privati, avrebbe in mente di lasciare domani. Non è escluso che possa fare un annuncio in tv, questa sera, quando sarà ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta. Se dovesse fare questo passo, peraltro atteso dalla base, sarebbe una curiosa coincidenza. Perché proprio stasera i big del movimento si ritroveranno, alla serata dell’«orgoglio», nel nome del Senatùr, alla fiera di Bergamo.
Quel che è certo, la resistenza opposta della Mauro è assai forte. Ha fatto fuoco e fiamme all’interno del Carroccio per rimanere sulla «cadrega», come la Lega indica l’incollatura alle poltrone. Ma è arrivato il segnale del gran capo a muovere qualcosa nella resistenza, che sembrava a oltranza. Persino un triumviro come Roberto Calderoli è sceso pubblicamente in campo per sollecitare l’abbandono. L’ex ministro, dopo aver accolto positivamente il gesto del Trota, ha detto che le dimissioni di Rosy Mauro sarebbero un segnale «di responsabilità, difficile, ma che aiuta il movimento a superare una fase difficile». Ha aggiunto, comunque, che bisogna fare «un passo alla volta, lasciamo a tutti il tempo di riflettere». Lo «tsunami che ci è cascato in testa», ha osservato ancora, deve indurre i leghisti a «dimostrare» di essere «come i giapponesi, che in pochi mesi ricostruiscono tutto». Lui vuole interpretare, per primo, questa richiesta di «pulizia» che sale dalla base.
In ogni caso, fino a ieri sera, la Mauro è rimasta in silenzio. La portavoce ha respinto tutte le richieste di informazione, giustificando di essere a riposo per le festività pasquali. Alla presidenza del Senato non è arrivata nessuna comunicazione. Il presidente Renato Schifani non ha ricevuto alcuna telefonata ieri, anche se nei giorni scorsi ha avuto conversazioni con l’esponente leghista. Silenzio anche da Federico Bricolo, capogruppo del Carroccio a palazzo Madama. Tuttavia altre voci dentro la Lega, chiedono sempre più energicamente un passo indietro della vicepresidente. Anzi, Attilio Fontana, sindaco di Varese, maroniano doc, ne sollecita «ben tre indietro» a «tutti coloro», e la Mauro «è uno dei nomi più eclatanti», che sono coinvolti in questa «situazione di malaffare». Massimo Garavaglia, se fosse stato al posto della Mauro, si sarebbe «già dimesso».
Per adesso le richieste di dimissioni arrivano dal Pd, Terzo Polo e Idv. Mentre nel Pdl prevale una linea attendista e ultra-garantista, che punta sul fatto che Rosy Mauro non è indagata. Per Felice Belisario, capogruppo Idv, «la magistratura farà il suo corso, ma intanto chi è chiamato a presiedere un’Aula parlamentare ha il dovere di essere al di sopra di ogni sospetto e di salvaguardare l’istituzione». Insomma, la Mauro deve seguire l’esempio del «Trota». Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd, si aspetta un passo, «che venga al più presto compiuto» dopo la richiesta dello stato maggiore della Lega. Perchè Rosy Mauro, secondo l’esponente democrat, ricopre «un incarico importantissimo: sostituisce la seconda carica dello Stato, non solo nei lavori d’Aula, ma anche in importanti occasioni di rappresentanza». Per cui «conservare l’incarico» rischia adesso «di compromettere la credibilità della Camera alta della Repubblica».