ROMA. Sul suo blog scrive: «Sono cresciuto in mezzo a manifesti e volantini e ho sempre respirato la passione della politica come voglia di riportare la libertà ai nostri popoli». Renzo Bossi, 24 anni il prossimo 8 settembre, di anni ne aveva otto quando papà Umberto e mamma Manuela lo portarono per la prima volta al raduno di Pontida. Era sul palco con il pugno al cielo e nel video si vede il piccolo Renzo gridare: «Padania libera! Bossi, Bossi, Bossi».
Da quel momento i militanti del Carroccio capirono che anche i leghisti «tengono famiglia» e che quel bambino sarebbe diventato Bossi Jr. Ma sarà solo nel 2008 che Renzo riceverà l’investitura ufficiale da papà. Bastano pochi secondi per far capire al popolo chi è l’erede del capo: il Senatùr davanti alla folla che applaude solleva il braccio del figlio ed è fatta. Quel giorno però è proprio il padre con una battuta ad un giornalista ad appioppare al suo primogenito quel soprannome che diventerà un tormento. «Lui il mio delfino? Assomiglia più ad una trota». E fu il «Trota» per tutti.
E mentre a 20 anni riceveva due nomine, come segretario generale della nazionale padana e vice presidente di Padania sport, Renzo comincia a farsi conoscere per i suoi insuccessi scolastici. Alla maturità centra ben tre bocciature, roba da far impallidire qualsiasi genitore, ma non Umberto che se la prese con gli insegnanti “terroni”: «Gli avevo detto di non presentarsi, ma lui è stato coraggioso». Della maturità di Renzo si sono poi perse le tracce. E anche lui su questo punto non sembra avere le idee chiare. Quando qualche giorno fa quando Valerio Staffelli, l’inviato di «Striscia la notizia», consegnandogli il Tapiro gli, ha chiesto lumi sul famoso «pezzo di carta», Bossi Jr è sembrato sinceramente smarrito.
E così, tra un flirt con le finaliste di Miss Padania e i tornei di calcio mondiali delle «nazioni non riconosciute», il Trota nel 2010 diventa consigliere regionale lombardo, Lui e Nicole Minetti sono i più giovani. Di lei dice: «Se è intelligente quanto è bella insieme faremo grandi cose». Lei dopo finisce nello scandalo Ruby, lui fa venire il mal di pancia ai militanti per via di quell’elezione «per parentela». L’erede del capo in quella lista non sarebbe potuto esserci visto che i tesserati, da regolamento, sono candidabili solo con tre anni di anzianità nel movimento. Per lui però si chiusero due occhi e prese 13mila voti nella Val Camonica.
Ma il ragazzo non è tutto casa e partito. Prima di sedere al Pirellone, a Bossi Jr era stata creata una poltrona su misura come “supervisore” all’Expo da 12mila euro al mese. E dopo una carriera politica in cui c’è stato spazio più volte per gaffe e strafalcioni, le sue dimissioni hanno avuto un contesto grottesco. «Voglio dare l’esempio, mi dimetto» ha detto. E papà: «Fa bene, da mesi era stanco di stare là». Insomma, Renzo a 24 anni era già stufo di fare il consigliere regionale. Troppo noiose quelle riunioni al Pirellone. Sembravano quasi una lezione al liceo.