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Pescara, 05/04/2026
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Data: 10/04/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Tensioni nel giorno dell’orgoglio. Oggi alla festa i giovani arriveranno con le scope «Così facevo da bancomat per il Trota» Parla Marmello, autista e guardia del corpo di Renzo Bossi.

ROMA. Sono servite a rasserenare, almeno in parte, il clima nella Lega Nord le dimissioni da consigliere regionale di Renzo Bossi. Ma alla base che chiede «pulizia» nel partito, investito dalle inchieste giudiziarie, non bastano. Stasera a Bergamo i militanti lo diranno a voce alta durante la festa dell’orgoglio padano, il primo appuntamento del nuovo ciclo della Lega Nord, iniziato con le dimissioni da segretario federale di Umberto Bossi. Lo storico «Capo» è dato tra i partecipanti e il passo indietro del Trota rende la sua presenza più probabile, visto che ha tolto di mezzo un possibile imbarazzo, anche se al momento non ha ancora deciso. Paiono scontate, invece, le contestazioni nei confronti del nome di Rosy Mauro. In molti sperano in un passo indietro della vicepresidente del Senato che, stando alle intercettazioni, avrebbe usato i soldi della Lega per sè e per il suo compagno. Le richieste su internet sono esplicite: «La terrona Rosy Mauro fuori dalle balle», «Renzo si è dimesso. Bene, ora manca la Rosy e Reguzzoni, ma soprattutto le espulsioni» sono solo alcuni dei commenti di persone che seguono Maroni su Facebook, mentre c’è chi paragona la Lega al Partito Socialista di Craxi. L’ex ministro promette che arriveranno da Bergamo le risposte.
«Venite a Bergamo - ha scritto sul social network - e avrete le risposte. Pulizia, pulizia, pulizia, mi sono francamente rotto di Cerchi Magici e Culi Nudi», ha scritto ironizzando sul singolo inciso dal compagno della Mauro con Enzo Iacchetti («Kooly Noody»). E ieri anche Calderoli ha ammesso che le dimissioni di Rosy Mauro «aiuterebbero». Questa mattina i triumviri (Maroni, Calderoli e la veneta Manuela Dal Lago) si vedranno e si riunirà anche il comitato amministrativo. Un altro passo verso quella «pulizia» che è stato scelto come slogan da Maroni. Per questo i Giovani Padani lombardi si presenteranno con le scope in mano. Le adesioni sono talmente tante che la manifestazione dal PalaCreberg è stata spostata alla Fiera, che può ospitare cinquemila persone. E nel futuro c’è un nuovo segretario federale che - a giudicare da una ricerca dell’Università degli Studi Milano sui commenti via twitter - dovrebbe essere Maroni, in pole position per il 64,6 per cento.

«Così facevo da bancomat per il Trota»

Parla Marmello, autista e guardia del corpo di Renzo Bossi. In un video la consegna di denaro
A breve nuove iscrizioni nel registro degli indagati grazie alle testimonianze e ai nuovi documenti raccolti in questi giorni

MILANO. Essendo il Trota, Renzo Bossi, figlio del Senatùr, non poteva che abboccare all’esca messa lì da Alessandro Marmello, suo autista e bodyguard, che lo ha filmato mentre afferra 50 euro dalle sue mani. Renzo, in quelle immagini, dà a Marmello uno scontrino per un pieno di benzina della sua macchina; l’autista così può andare a far cassa in via Bellerio giustificando le spese come spese del suo servizio. Chissà quante volte sarebbe potuta essere ripresa questa scena con l’ormai ex consigliere regionale leghista che incassa e l’autista, che ha «confessato» tutto al settimanale “Oggi”, che porta a Francesco Belsito, ex tesoriere leghista plurindagato, le ricevute da scontare.
«Ero il suo bancomat», racconta Marmello. «Non ce la faccio più, non voglio continuare a passare soldi al figlio di Umberto Bossi in questo modo: è denaro contante che ritiro dalle casse della Lega a mio nome, sotto la mia responsabilità. Lui incassa e non fa una piega, se lo mette in tasca come fosse la cosa più naturale del mondo. Adesso basta, sono una persona onesta, a questo gioco non ci voglio più stare». Nel 2009, quando Marmello cominciò per la prima volta a lavorare per la Lega, il Trota non era ancora stato eletto nel listino bloccato alle elezioni regionali che gli hanno aperto le porte del Pirellone e permesso di guadagnare oltre 12 mila euro al mese.
Dall’aprile 2011 Marmello viene però assunto dalla Lega con un contratto a tempo indeterminato e dopo lo scandalo Tanzania comincia a preoccuparsi, e a filmare: «... Ogni volta che avevo bisogno di soldi per fare benzina, oppure pagare eventuali spese per la manutenzione dell’auto, ma anche per pagare il ristorante quando ci trovavamo, spesso, fuori Milano, potevo andare direttamente all’ufficio cassa alla sede della Lega, in via Bellerio, firmare un documento che non prevedeva giustificazioni particolari, era praticamente un foglio bianco, e ritirare ogni volta un massimo di 1.000 euro. Anche più volte al mese. Il fatto è che questo denaro mi veniva dato come corrispettivo degli scontrini e delle ricevute che presentavo. E tra queste ricevute molte mi erano state date da Renzo per coprire sue spese personali. Poteva essere la farmacia, ristoranti, la benzina per la sua auto, spese varie, cose così. Insomma, quando avevo finito la scorta di denaro andavo in cassa, firmavo e ritiravo. Mi è capitato anche di dover fare il pieno di benzina pure per la sua auto privata. Il pieno in quei casi dovevo farlo con i soldi che prelevavo in cassa per le spese della vettura di servizio».
Questi racconti, le testimonianze delle segretarie interrogate, i documenti sequestrati nel blitz delle tre procure, che indagano sull’appropriazione indebita e sul riciclaggio di soldi usciti dalle casse della Lega, fanno ipotizzare a brevissimo iscrizioni nel registro degli indagati per tutti i protagonisti dello scandalo che sta lacerando il partito. A partire da Umberto Bossi, «avvertito» dalla segretaria Cantamessa degli strani comportamenti di Belsito e rimasto al suo posto nonostante fosse scoppiato lo scandalo dei soldi investiti a Cipro e in Tanzania proprio per volere del Senatùr, per passare a Renzo e Riccardo, i ragazzi per cui sono stati spesi soldi per benzina, multe, avvocati, macchine e case, per finire a Rosy Mauro, senatrice, che dava istruzione a Belsito e con i soldi della Lega ha foraggiato il sindacato SinPa, la sua istruzione e anche quella del suo autista-fidanzato. Senza dimenticare Manuela Marrone, moglie del leader, e la scuola Bosina per cui a Belsito era stato chiesto un milione di euro, e Roberto Calderoli, beneficiario almeno secondo gli investigatori del Noe dei Carabinieri, di elargizioni in denaro da parte dell’ex tesoriere.
Da oggi riprende il lavoro degli inquirenti e ci sarà un ulteriore vertice per coordinare le indagini dopo il raid congiunto dei giorni scorsi. Alle tre Procure già scese in campo, Reggio Calabria Napoli e Milano, si è aggiunta quella genovese per i soldi, 50 mila euro, intascati da un rappresentante leghista ligure, Francesco Bruzzone che nega, perché Belsito potesse entrare nel

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