C'è chi gioca a pallone con i figli nella porzione di parcheggio libera dalle auto; chi carica i carrelli con pasta e latte in super offerta. E' la Pasquetta all'insegna dello shopping, quella di chi alla scampagnata fuori porta ha preferito ieri la gita nei centri commerciali metropolitani rimasti aperti. Per la prima volta, dopo la liberalizzazione di orari e festivi targata-Monti, anche una delle feste a cui le leggi regionali abruzzesi avevano da sempre messo il lucchetto è stata consacrata agli acquisti. A rompere il tabù della Pasquetta sono stati il centro commerciale Pescara Nord-Iper e il Città Sant'Angelo Outlet Village, ma c'è da scommettere sull'effetto-domino al prossimo appuntamento del 25 Aprile e, poi, a quello del Primo maggio.
Il via vai è cominciato di buon'ora nella cittadella dello shopping di Città Sant'Angelo, con i mega-parcheggi mezzi pieni già in mattinata; la processione di auto ha continuato a ingrossarsi nel pomeriggio. Tra le vie e le piazze del finto borgo dell'Outlet le famiglie passeggiano e fanno acquisti a prezzi ulteriormente scontati del 10% per l'occasione. «Abbiamo comprato solo una borsa a 39 euro, siamo venuti per guardare le vetrine all'aria aperta e resteremo a pranzo» dice Aldo, di Spoltore, a spasso con moglie e figlia. C'è chi corre con il cane, chi gioca con i bimbi nel parcheggio, un parco di cemento. «Eravamo venuti qui solo per un gelato, alla fine abbiamo acquistato tre magliette per i nostri figli», racconta Anna, di Pescara, mentre va via sotto braccio al marito. L'80% degli intervistati erano famiglie della provincia. Pienone anche al centro commerciale Pescara Nord-Iper, complice forse il freschetto: alcuni store in galleria hanno rispettato la chiusura; la ressa è stata soprattutto all'ipermercato e al punto-ristò. Nei carrelli c'è di tutto: dai fiori ai prodotti in superofferta. «Abbiamo comprato gerani e concime, faremo un po' di giardinaggio a poco prezzo», dice una coppia di pensionati in fila alla cassa. Davanti e affianco a loro ci sono carrelli carichi di pasta, latte e birra in promozione. «Siamo in quattro, non potevamo permetterci di andare in agriturismo, abbiamo pranzato a casa e ora ne approfittiamo per fare la spesa in offerta», dice Gabriele. Non sarebbe stato più costoso, ma certo più piacevole, riempire la cesta di picnic con timballi avanzati per una passeggiata in campagna o sulla neve fresca.
«La sfera del sacro e delle tradizioni andrebbero rispettati per evitare di vivere in un eterno presente con un impoverimento del profilo individuale e collettivo - avverte Eide Spedicato, docente di sociologia all'Università d'Annunzio -. Pasqua e Pasquetta sono carichi di significati simbolici e sarebbe giusto che i bambini fossero abituati a conoscerli e viverli, ma sono gli adulti anzitutto a doverli ricordare: è la rinascita per il calendario liturgico, ma è anche un'occasione per festeggiare la primavera, con un'uscita in mezzo alla natura secondo il calendario delle nostre tradizioni. Invece oggi finiamo per vivere solo in funzione del mercato e della spesa, replicando ciò che facciamo tutti i giorni. E' pericoloso: se non si rispettano i ritmi culturali e naturali è come se vivessimo sotto una campana». Per chi lavora nei centri commerciali rimasti aperti, è la prima Pasquetta cancellata dal calendario delle feste. «Alle domeniche ormai eravamo abituati - dice un lavoratore dell’Iper -, di questo passo per noi non ci saranno più feste in famiglia o con gli amici».
Acerbo: «Boicottiamo le aperture
del 25 Aprile e del Primo maggio»
Pasquetta ormai è andata, ma per le prossime feste del 25 Aprile e del Primo maggio Rifondazione Comunista lancia una campagna per boicottare le aperture dei centri commerciali. «Grazie alla deregulation voluta dai Governi Berlusconi e Monti, i lavoratori della grande distribuzione sono stati privati della possibilità di trascorrere la Pasquetta con i propri famigliari e amici - tuona Maurizio Acerbo, consigliere regionale di Rifondazione, da sempre schierato contro le aperture libere dei negozi -. La deregulation non è segno di modernità, visto che nella maggior parte dei Paesi europei vige il principio dell'apertura domenicale e festiva per deroghe, una regolamentazione ragionevole per tutelare lavoratori, piccolo commercio e consumatori».
La richiesta alla Regione è di partorire presto a una legge per rimettere il lucchetto ad alcune feste, e restringere le aperture domenicali. «Non posso che lamentare il ritardo della Regione - lamenta Acerbo -. Da tempo l'assessore Castiglione si è detto d'accordo con la proposta che ho lanciato all'indomani dell'approvazione del decreto Monti, ma della legge regionale che contrasti questa deregulation non si vede ancora traccia. Stufi di aspettare presenteremo il nostro progetto di legge, pronto da tempo». In realtà il tavolo regionale con sindacati e associazioni di categoria è aperto per trovare la strada giusta per bypassare la manovra nazionale; nell'ultimo incontro ipotizzato di restringere le aperture festive a 26+10. Ma alla battaglia legislativa Rifondazione già annuncia di voler affiancare una mobilitazione dal basso. «Non nutro dubbi che ci saranno centri commerciali che apriranno anche il 25 Aprile e il Primo maggio - premette Acerbo -: è doveroso lanciare una campagna di boicottaggio delle strutture della grande distribuzione che apriranno in quelle date simbolo della storia della conquista dei diritti dei cittadini e dei lavoratori, a cui potrebbero aderire non solo le organizzazioni sindacali e di categoria ma anche enti locali, associazioni, parrocchie. In Germania la Conferenza episcopale ha guidato la battaglia contro le aperture domenicali e festive». La raccolta adesioni sarà lanciata su facebook.