PESCARA. Quanto pesano le tasse locali sugli abruzzesi? Secondo la Cgia di Mestre circa 1250 euro a testa l’anno. È bene tenere a mente questa cifra, perché nel 2012 sarà certamente più alta. L’associazione mestrina infatti nel fare i calcoli non ha tenuto conto delle due manovre estive: quella del governo Berlusconi (che ha ritoccato l’aliquota regionale Irpef dello 0,33%), e quella di Monti “salva Italia” che ha introdotto l’Imu, estesa anche alle prime case.
E con l’aumento dei moltiplicatori da applicare alla rendita catastale. Queste due misure comporteranno un maggior gettito complessivo per il paese di 12,8 miliardi di euro (10,6 l’Imu, 2,2 l’addizionale regionale Irpef). Tuttavia, Comuni e Regioni non vedranno neppure un euro di queste maggiori entrate perché finiranno completamente nelle casse dello Stato. Per avere più risorse Regioni ed enti locali dovranno mettere di nuovo mano alle aliquote (a valere dal 2012 non vi è più il blocco alla facoltà di incremento delle aliquote locali) e qui si giocherà una partita importante a livello locale.
In base a queste valutazioni in Abruzzo le tasse più alte sono a Pescara (1.261 euro di media a testa), dove pesa molto quella comunale (449 euro di media, la provinciale è di 69 euro), segue Teramo (435 la comunale, 74 la provinciale) e quindi L’Aquila che per la sua situazione post-sisma vede un minore carico fiscale comunale (la Cgia non dà invece i dati di Chieti). Per tutti la tassa regionale è 743 in media, sensibilmente inferiore a quella nazionale (776) nonostante le maggiori aliquote dovute al piano di rientro della sanità. In questo caso gioca molto l’Irap che incide di più sulle regioni che hanno un tessuto produttivo più ricco, più assunti e quindi una Irap più pesante.
In Italia infatti i cittadini più tartassati sono i lombardi, che nei primi 10 posti della classifica dei capoluoghi di provincia ne occupano ben 8. Al top della graduatoria riferita al 2011 troviamo Varese, con una pressione tributaria locale pro capite pari a 1.714; segue Lecco, con 1.681. Il gradino più basso del podio è occupato da ben 3 Comuni capoluogo con la stessa pressione tributaria locale pari 1.665: Bergamo, Monza e Bologna. Chiudono la graduatoria nazionale 3 Comuni capoluogo del Sud: Caltanisetta, con 789 pro capite, Agrigento, con 767 e Lanusei, con 671.
L’indicatore della Cgia è definito dalla sommatoria delle entrate tributarie versate da tutti i contribuenti al Comune, alla Provincia e alla Regione in rapporto alla popolazione residente. E poiché il sistema fiscale si basa sulla progressione delle tasse in base al reddito, nelle realtà dove si versano più tasse i livelli di reddito sono mediamente più elevati ma, quasi sempre, la qualità e la quantità dei servizi offerti sono migliori. Insomma, nei territori più ricchi si paga in misura maggiore, ma si riceve anche di più. Si diceva che il dato è riferito al 2011. Per cui secondo il presidente di Cgia Mestre Giuseppe Bortolussi. «È certo che nel 2012 assisteremo ad una impennata impressionante della tassazione locale», ma «con effetti per le casse delle Regioni e degli Enti locali molto modeste».
La prima verifica sulle tasse si vedrà a giugno con la prima rata dell’Imu. Ieri imprese e sindacati hanno chiesto al governo un abbassamento della pressione fiscale. Ma il ministro Giarda è stato categorico nel rispondere no. In Abruzzo l’unico segnale positivo potrebbe arrivare dalla Regione se a giungo il tavolo di monitoraggio della sanità darà il via libera alla riduzione delle aliquote grazie al pareggio della sanità. Si tratterebbe di una quarantina di milioni circa che potrebbero tornare alle famiglie e alle imprese. Non sono molti, ma è meglio che niente.