La vertenza Caldoro: "Il governo chiuda con le Regioni un piano di rientro simile a quello per la Sanità"
«PER il trasporto pubblico locale il governo deve chiudere con le Regioni un patto di rientro dai debiti simile a quello siglato per la sanità. Il settore soffre delle stesse criticità, guai a non farlo diventare una questione nazionale. Ne ho parlato a Napoli con il premier Monti». E lui? «Siamo ancora a una fase interlocutoria, ma non molleremo la presa». Il governatore Caldoro non si fa scrupolo di ricorrerea paragoni audaci pur di rendere l'idea della (quasi) paralisi della mobilità interregionale e, oltre il politichese, confessa che le casse di Santa Lucia sono vuote e che se non si esce dalla stagnazione («conseguenza di dieci anni di inerzia che ci costringono a pagare 43 milioni di interessi bancari solo nel 2012») c'è il rischio che il fragile castello di imprese salti in aria. Nello tesso giorno, Tino Iannuzzi, deputato del Pd, lancia un sos al ministro Passera: «La Regione Campania ha una disponibilità accertata di 400 milioni ma per mandare avanti la baracca servono 2,1 miliardi di euro». Se le cose stanno davvero così il gesto di riconsegnare al governo i contratti relativi alle concessioni non è più da considerare simbolico, ma reale. Dalla conferenza stampa che il presidente della giunta ha tenuto ieri mattina con l'assessore ai trasporti, Sergio Vetrella, è emerso, dunque, un quadro allarmante e i tentativi di rientrare dai debiti fatti dalla Regione sono poco più di gocce nell'oceano, anche se significative: sono stati mandate a casa 297 unità del personalee 12 dirigenti su 44, realizzando un risparmio di 23 milioni di euro che annegano, però, nel mare dei debiti: l'esposizione dell'Eav , il gigante malato, è, infatti, di 525 milioni al 2010 e si va avanti con il fiato di Equitalia sul collo (ha chiesto che si «rientri» sulla delicata partita degli oneri previdenziali e ha preteso una rateizzazione che appesantisce ancora di più i bilanci)e con il dramma dell'assalto quotidiano ai pochi e malridotti convogli disponibili. Qualcosa si muove, comunque, perché, confermando le anticipazioni fatte da "Repubblica", Caldoroe Vetrella hanno annunciato che da subito vanno in circuito oltre venti milioni faticosamente raggranellati e destinati, previo vincolo, a essere utilizzati per la manutenzione straordinaria dei 50 convogli, tra Circum e Sepsa, per la maggior parte vandalizzati dagli utenti o «cannibalizzati» dalle aziende in bolletta per procurarsi pezzi di ricambio e altro materiale rotabile che non è più possibile acquistare. Per questa esigenza è stato stilato un ferreo cronoprogramma: i primi treni rimessi in sesto riprenderanno a viaggiare entro giugno, ma per successivi step bisognerà arrivare a cinquanta entro ottobre 2013. Per la Sepsa, che ha minori esigenze, i treni passeranno da dieci a sedici entro giugno dell'anno prossimo. La seconda notizia di giornata riguarda il processo di risanamento dell'Eav che, com'è noto, deve obbligatoriamente portare, per una questione di efficienza complessiva ma ora anche di economia di gestione. alla fusione di Sepsa, Circum e MetroCampania Nord Est in una sola azienda. Pari per dimensioni e per obiettivi all'Eav bus messa in rete per il trasporto su gomma. Per ultimo resta il tasto dolente delle partnership aziendali («dobbiamo raccogliere questa sfida - dice Caldoro - come hanno fatto in Emilia e in Lombardia») che apre la strada a un processo diffuso di liberalizzazioni. E qui va in onda un cortese scontro di opinioni tra il governatore che non è disposto a fare sconti («La rete dei trasporti e il materiale rotabile devono restare pubblici») e l'assessore che, invece, si sbilancia: «Sono contrario al monopolio pubblico».