ROMA. Il Pdl chiede di cambiare profondamente il ddl lavoro mentre il ministro Fornero è disponibile a miglioramenti ma non ad arretramenti. Susanna Camusso, a sua volta, denuncia numerose differenze tra il testo uscito dal Consiglio dei ministri e quello presentato in commissione. In un clima di incertezza, la commissione Lavoro del Senato ha cominciato le audizioni sul ddl lavoro: in mattinata il ministro Fornero, in serata i sindacati e a seguire la Confindustria. Oggi sarà la volta delle Regioni, enti locali e imprese. La commissione punta a chiudere l’esame della riforma entro il 2 maggio.
Il Pdl propone una «profonda revisione» del disegno di legge e giudica «sbilanciato» il provvedimento. Oggi il partito di Berlusconi incontrerà le imprese con le quali sta stringendo un fronte comune. La richiesta sarà di compensare il boccone amaro del reintegro relativo all’articolo 18 con maggiori dosi di «flessibilità in entrata». Il Pdl lavora dunque a una riscrittura anche sugli ammortizzatori sociali. Oggi Alfano potrebbe presentare a Monti un pacchetto di proposte. Il Pd rifiuta l’idea di una revisione totale del ddl e punta invece a un’accelerazione, come conferma il senatore Tiziano Treu, relatore del provvedimento, che parla di «buona convergenza d’intenti». Treu ribadisce «che non si possa toccare ancora l’articolo 18, viceversa vorremmo migliorare la parte sugli ammortizzatori sociali».
Il governo è disponibile a miglioramenti purchè «non ci siano arretramenti» ha ripetuto il ministro Fornero. Sulla flessibilità in entrata è comunque disposta a riconoscere che ci sono casi controversi e per questo, di fronte alla richiesta così ultimativa del pdl, si è limitata a rispondere con un «vedremo...».
A Susanna Camusso, segretario della Cgil, il ddl non piace e lo ha ripetuto ieri sera durante l’audizione. Anzitutto, ha fatto notare, «tra il testo licenziato dal consiglio dei ministri e il testo del disegno di legge ci sono molte differenze che non ci hanno convinto, c’è stato un significativo arretramento sui temi della precarietà e delle forme di ingresso». Ma la forte insoddisfazione investe anche la soluzione rispetto agli ammortizzatori che, ha detto, «tradisce l’idea di universalità che pure il governo aveva sostenuto». L’appello al Parlamento è però quello di non cedere alle pressioni perchè «ciò che non può succedere, e che sentiamo di dire alle associzioni delle imprese, è che, siccome loro volevano più licenziamenti, a fronte del fatto che non ci sono più licenziamenti ci deve essere di nuovo precarietà». Anche per Luigi Angeletti, segretario della Uil, sui precari si è «rotto un equilibrio». Di «risultato equilibrato» parla Raffaele Bonanni, segretario Cisl, che invita il Parlamento a non cedere alle «sirene ipocrite».
Sul fronte politico l’Idv rivolge 10 domande al ministro Fornero sia sulla riforma del mercato del lavoro che sugli esodati, le pensioni, la Fiat e i precari della pubblica amministrazione. Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione ammette invece che «la Fornero ha vinto e ora dice che non vi saranno arretramenti. E’chiaro, è riuscita a manomettere l’articolo 18».