| |
|
| |
Pescara, 05/04/2026
Visitatore n. 752.867
|
|
|
|
|
|
|
13/04/2012
Il Messaggero
|
Lega, Mauro e Belsito espulsi nessuna sanzione per il Trota. Voto unanime, Bossi si astiene: se i miei hanno preso soldi, rimborserò
|
|
MILANO - Nella scena finale c’è la chiave di lettura della Lega in cerca di riscatto: Umberto Bossi fuori dalla stanza del Consiglio Federale, Marco Reguzzoni sulla porta a fingere distrazione, tutti gli altri - più di una ventina - con la mano alzata. Si vota l’espulsione di Rosy Mauro, il voto è favorevole. Sono le sette della sera di un giovedì che molti nel Carroccio salutano come l’inizio di una nuova era. Con Bobo Maroni che esce vincitore dal braccio di ferro che ridimensiona Umberto Bossi, e gli esponenti del clan di Gemonio messi all’angolo e sconfitti. Lei, secca, chiosa: «Ha vinto il rancore». C’è anche altro, molto altro, nel resoconto finale del primo Consiglio Federale leghista post-scandalo: l’espulsione del tesoriere Belsito, la convocazione del congresso per la fine di giugno, l’affidamento dei bilanci a una società esterna di certificazione. E’ sulla questione di Rosi Mauro, però, che si giocava la partita vera. C’era da capire se la linea indicata da Maroni fosse abbastanza forte da tenere testa alle resistenze del vecchio leader malato, alla sua paura di perdere il controllo del partito. Il primo round è andato all’ex ministro dell’Interno. E’ stata una riunione lunga, complicata, tesa. Inevitabile l’ordine del giorno: come riconquistare la credibilità della Lega ferita e umiliata dal pasticciaccio brutto dei rimborsi elettorali. Scontata la prima parte dello svolgimento: l’espulsione di Francesco Belsito, decretata in pochi minuti, senza discussioni. Molto più delicato il caso Rosi Mauro: mandar via lei significava sancire l’allontanamento dalla stanza dei bottoni del ristretto clan che dal 2004 ha circondato e gestito Bossi col suo stesso consenso e la supervisione della moglie Manuela. Alla fine la Mauro è stata cacciata. Sino all’ultimo il vecchio capo ha tentato di convincerla a lasciare la carica di vice-presidente del Senato. Se avesse accettato di fare un passo indietro, probabilmente Bossi sarebbe sceso in campo in sua difesa, avrebbe proposto di non infierire. Lei non ne ha voluto sapere e a quel punto gli uomini più vicini a Maroni (Fava, Pini, Fugatti) ne hanno chiesto l’espulsione, che è arrivata all’apice di una discussione in cui il solo Reguzzoni, alfiere del clan di Gemonio, ha provato a sostenere l’amica Rosy. La corsa per la poltrona di segretario del partito, dunque, comincia così, con l’esautoramento del gruppo di potere che dal giorno della malattia del vecchio leader ha occupato sempre più spazio e forza decisionale nel Carroccio, che ha deciso a tavolino di lanciare o stroncare carriere a dispetto dei malumori dei militanti. Di quel clan facevano parte Belsito, la Mauro, il Trota Renzo, ma anche la moglie di Bossi, Marco Reguzzoni, il capogruppo al Senato Bricolo, un ridotto numero di parlamentari e dirigenti locali ora in cerca di nuova collocazione. Il loro problema, e non solo il loro, è che hanno poco tempo per riposizionarsi. Il Consiglio Federale, infatti, ha ufficializzato la decisione di anticipare i tempi dei congressi. Anche questa era una richiesta di Bobo Maroni, convinto di dover fare tutto in fretta per impedire agli sconfitti di ricompattarsi. Ragion per cui i congressi di Lombardia e Veneto si terranno contemporaneamente l’1 e il 2 giugno, a elezioni amministrative da poco concluse. Alla fine dello stesso mese verrà convocato il congresso federale per l’elezione del nuovo segretario. Rimane ancora irrisolta la grande incognita: cosa farà Umberto Bossi? Durante il Consiglio di ieri ha dato l’impressione di aver preso atto di non godere più del consenso illimitato e acritico che il partito gli ha garantito fino a poco tempo fa. «Se si accerterà davvero che qualcuno della mia famiglia ha preso dei soldi appartenenti alla Lega io farò un assegno per rimborsare l'intero importo», ha promesso. Ma si è pure esibito in ripetuti richiami all’unità, facendo intendere di non gradire in alcun modo il prevalere di un gruppo su un altro. Significa che non è disposto - non ancora- a lasciare campo libero a Bobo Maroni, anche se sa che il solo a poterne contrastare l’ascesa rimane lui: ha meno di due mesi di tempo per decidere che fare.
|
|
|
|
|