LANCIANO. Doppie tariffe ferroviarie, doppi biglietti e disagi moltiplicati per i passeggeri abruzzesi. Dal 1 maggio in Sangritana si cambia: non ci sarà più il biglietto unico con Trenitalia e per il cosiddetto “documento di viaggio” l’azienda di trasporto regionale dovrà fare da sè, con aggravio di costi e di organizzazione soprattutto a danno degli oltre 500mila passeggeri che conta in media Sangritana ogni anno.
Tutto questo perché Trenitalia ha deciso di scaricare con una lettera secca e formale la storica azienda regionale con sede in via Dalmazia a Lanciano. Un “divorzio” che malgrado fosse nell’aria non è stato evitato. Con le conseguenze per i pendolari.
Da lunedì prossimo (con una proroga di 15 giorni fino al 1º maggio ndc) ognuno dovrà fare da sè riguardo ai biglietti.
Trenitalia ha messo fine alla convenzione, partita nel 2006, che offriva un sistema tariffario integrato e ad una lunga serie di rapporti tesi con l’azienda abruzzese. Ciò significa che i passeggeri, e in particolar modo i pendolari della costa, dovranno premunirsi di due o più biglietti diversi per i loro viaggi.
Ad esempio si parte con Sangritana, ma si torna con Trenitalia, e per ciascun treno ci vorrà un biglietto con tariffe molto più alte.
Questo perché, fino al 1 maggio, la regola generale è che più aumenta la fascia chilometrica e più diminuisce il prezzo a chilometro. Ma dopo lo “strappo” di Trenitalia anche la fascia chilometrica si spezza e i prezzi salgono.
LA CONVENZIONE.
Che Trenitalia mal tollerasse la sperimentazione messa in campo dal dicembre 2006 dalla passata presidenza di Loredana Di Lorenzo si sapeva da tempo. Perché la società statale ferroviaria riteneva che la convenzione, così concepita, faceva acqua da tutte le parti. Se è vero infatti che il biglietto è unico, i regolamenti sono invece diversi per ciascun vettore. La legge regionale che disciplina i trasporti in Abruzzo non prevede che lo stesso regolamento valga per Trenitalia.
E con il biglietto unico sono venute a galla diverse incongruenze, ad esempio per il trasporto dei bambini (sono esenti fino ad una certa età o secondo la loro altezza come prevede Sangritana?), oppure per il sistema sanzionatorio.
Secondo voci interne parrebbe che da tempo la Sangritana avesse chiesto sia alla Regione, sia a Trenitalia quali regolamenti applicare, senza nessuna risposta da parte di entrambe. Allo stesso tempo Sangritana avrebbe chiesto a Trenitalia modelli, palmari e strumentazione in dotazione: anche in questo caso non ci sarebbero state risposte.
PROBLEMI SANGRITANA.
Il disagio del biglietto singolo si aggiunge ad una serie di altri nodi che l’azienda di trasporto regionale deve affrontare nelle prossime settimane.
Come ad esempio la legge di riforma del trasporto unico su gomma prevista dal 30 giugno. O ancora la fine del contratto di trasporto passeggeri su ferro di Sangritana con Trenitalia e che scade lo stesso 30 giugno.
La Regione ha predisposto per Sangritana un contratto rinnovabile di soli sei mesi, mentre per Trenitalia lo stesso contratto si rinnova tra sei anni.
Un caso? La domanda è stata posta dal Pd regionale in commissione vigilanza, ma non è ancora giunta una risposta ufficiale.
LA REPLICA.
Il presidente della Sangritana, Pasquale Di Nardo, pur riconoscendo la gravità dei problemi e le conseguenze pe i pendolari, confida su una loro soluzione. «Lunedì», spiega, «ci sarà una riunione con Trenitalia, Sangritana e Regione per capire come intervenire per riscrivere la convenzione e renderla più attuale. Siamo già pronti all’eventualità di fare direttamente a bordo i nuovi biglietti separati per noi e Trenitalia, ma contiamo di poter risolvere a breve la questione».
Federconsumatori: penalizzati gli utenti
Di Cicco: è un’azione che scoraggia l’uso dei mezzi pubblici
PESCARA. La Federconsumatori Abruzzo considera «scellerata» la decisione di Trenitalia di interrompere la convenzione con Sangritana. «Mentre la politica organizza meeting per lodare le virtù dell’integrazione tariffaria e vettoriale», dice Tino Di Cicco, «i dirigenti delle società pubbliche riescono a inventare sempre nuovi problemi per impedire l’utilizzo del trasporto pubblico. Con la conseguenza che i cittadini vengono allontanati sempre più dal trasporto collettivo, proprio quando le condizioni economiche ed ecologiche rendono inevitabile l’utilizzo del treno per la mobilità locale». «Tutto questo però è possibile», aggiunge il responsabile di Federconsumatori Abruzzo, «perché le nostre istituzioni regionali non sono in grado di imporre ai Gestori di società di pubblico servizio, il rispetto del pubblico interesse. In altre regioni i responsabili politici hanno saputo creare le virtuose integrazioni tariffarie per valorizzare la mobilità pubblica; da noi siamo in attesa da una ventina d’anni (o poco più)». Di Cicco cita anche il caso degli Intercity: «L’Abruzzo è una delle poche regioni d’Italia dove gli abbonati ai treni intercity non sono autorizzati a viaggiare sui treni regionali. Pagano di più, ma sono considerati senza biglietto sui treni dove il biglietto (e l’abbonamento) costa di meno. Questo anche perché non sono in condizione di poter acquistare la Carta Tutto Treno che consente in altre regioni di pagare un piccolo sovrapprezzo, ed utilizzare così tutti i treni in circolazione nella relazione per la quale è stato acquistato l’abbonamento».