ROMA - Quando vogliono essere diplomatici parlano di «numeri buoni per il lotto», oppure di «giochi di prestigio». Ma poi la diplomazia viene sopraffatta dall’irritazione, perché «dietro i numeri ci sono le persone» e le parole diventano più dure. Nessuno sconto per il governo e per il ministro del Welfare, Elsa Fornero, che l’altro giorno ha «fatto chiarezza» con un comunicato sugli esodati: sono 65.000 ha detto, guarda caso lo stessa cifra prevista nel momento del varo della riforma delle pensioni. Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Giovanni Centrella, non ci credono e, davanti a una piazza gremita da migliaia e migliaia di persone, attaccano a muso duro.
«Sono numeri irrispettosi. Fornero tolga la testa dalla sabbia» dice il leader della Cisl. «Sono cifre false, il governo deve avere il coraggio di fare un passo indietro e dire quale sarà la soluzione per chi è rimasto nella trappola della riforma. Altrimenti saremo ancora in piazza» avverte il numero uno della Cgil. «Hanno fatto la più feroce riforma previdenziale che c’è in tutta Europa. Hanno risparmiato più soldi di qualunque stato europeo sul sistema previdenziale, e ora vogliono fare in modo che servano solo a coprire i buchi del bilancio dello Stato» va giù duro il segretario generale della Uil, che accusa il governo di «prendere in giro» i lavoratori e il sindacato. Sulla stessa linea il leader dell’Ugl.
Di certo se la scelta della vigilia della manifestazione per la divulgazione dei dati è stata davvero fatta - come accusano i sindacati - per disinnescare la mina della protesta, la Fornero e chi l’ha eventualmente consigliata, ha fallito l’obiettivo. In piazza ieri, nonostante la pioggia, erano in tanti, intorno ai 25.000 secondo stime sindacali. Arrivati da tutta Italia con un carico di angoscia enorme, dovuto a una prospettiva nera, anzi nerissima: anni e anni di totale assenza di reddito, niente stipendio, niente pensione, niente indennità di disoccupazione. E, vista l’età (stiamo parlando di lavoratori per la stragrande maggioranza con più di 58 anni), neanche la minima speranza di trovare un nuovo lavoro. Eppure solo qualche mese fa non era così. Quasi tutti avevano una tabella di marcia precisa, che si concludeva in tempi relativamente brevi con l’accesso alla pensione. Con la riforma Monti-Fornero è saltato tutto. Cgil, Cisl, Uil e Ugl, promettono: «Non lasceremo i lavoratori da soli». E chiedono un tavolo di confronto con Fornero e Inps. Lo stesso istituto di previdenza, appena qualche giorno fa, in un’audizione in Parlamento, aveva fornito cifre diverse: 130.000 tra esodati e lavoratori in mobilità. «Se il governo confermasse nei prossimi giorni che gli esodati sono 65.000 allora non resta altro che chiedere le dimissioni del presidente dell’Inps, Mastrapasqua» attacca la Camusso. Dall’Inps, però, negano incongruenze tra i loro dati e quelli del ministero: i loro - spiegano - prendono in considerazione i prossimi 4 anni, il ministero si ferma a 24 mesi.
In serata poi, è il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo a indicare una possibile soluzione: «È ovvio che ci sono più esodati dei 65.000, ma sono scaglionati nel tempo. Ci sono quelli che rimarranno senza stipendi e senza pensioni nel 2013, altri nel 2014 e via dicendo. Anno per anno si provvederà. Non possiamo risolvere il problema tutto e subito perché dovremmo mettere a bilancio una cifra spropositata che ci farebbe saltare tutti gli equilibri finanziari». Una soluzione che però lascia nell’incertezza.
Qualche risposta, diversa da quella fornita dalla Fornero l’altro giorno, il governo dovrà comunque darla. A premere non sono solo i sindacati. Tutto l’arco parlamentare, da destra a sinistra, lo pretende. «In nessun posto in Europa esistono casi nei quali uno si trova a 58, 59, 60 anni senza pensione, senza salario, senza ammortizzatori. Non esiste. Questo problema va risolto e sarà risolto» assicura il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. «Bisogna trovare una soluzione anzitutto bisogna mettersi d’accordo sulla platea degli esodati, perché mi sembra che ci sia ancora un tasso di incertezza sui numeri che va colmato» esorta il leader Udc Pier Ferdinando Casini. Anche per Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, «tutti sono chiamati a farsi carico del problema degli esodati. Il governo in primis, ma anche le forze politiche sia di centrodestra che di centrosinistra devono adoperarsi per risolvere il problema». E stavolta con i tre partiti che sostengono il governo si schierano anche tutti gli altri, compreso l’Idv di Antonio Di Pietro.
Il balletto dei numeri: per il Welfare
sono 65.000, per l’Inps il doppio
ROMA - La cosa che ha colpito di più è stata l’esatta coincidenza tra le previsioni fatte dal governo al momento del varo della riforma e le conclusioni, dopo mesi di «dettagliata, puntuale, scrupolosa e precisa» analisi dei dati elaborati dal comitato tecnico appositamente costituito tra Welfare, Ragioneria generale dello Stato e Inps: 65.000 erano e 65.000 sono rimasti. Una coincidenza che in molti considerano sospetta e strumentale alle risorse già messe a disposizione.
Eppure - di qui le accuse dei sindacati - lo stesso Inps, per bocca del direttore generale, Mauro Nori, in una occasione assolutamente istituzionale e di tutto rispetto (audizione alla commissione Lavoro della Camera) appena tre giorni fa aveva pronunciato un altro numero: 130.000. Il doppio. Si basava su stime per i prossimi 4 anni, hanno spiegato ieri dall’istituto previdenziale, dopo che dal palco della manifestazione si era alzata alta la richiesta di dimissioni del presidente dell’Inps. Mentre i dati del ministero contano solo coloro che, rientrando nelle deroghe previste dal Salva-Italia e poi dal Milleproroghe, maturano i requisiti per la pensione con le vecchie regole entro il 6 dicembre 2013.
Tutto a posto, quindi? Ovviamente no. Solo gli esodati, coloro cioè che prima del 31 dicembre 2011 hanno risolto il loro rapporto di lavoro per effetto di accordi individuali o collettivi di incentivi all’esodo, secondo i sindacati sono molti ma molti di più. La cifra indicata dal governo nei fatti copre giusto i lavoratori in mobilità lunga o breve per effetto di accordi collettivi stipulati prima del 4 dicembre 2011 (altre due tipologie previste per la deroga) e coloro che per la stessa data sono entrati nei fondi solidarietà delle banche (altra tipologia prevista): è l’Inps a dire che sono rispettivamente 45.000 e 15.000. Gli esodati per accordi individuali sono solo 5.000? Per i sindacati certamente no.
Ma c’è anche un’altra tipologia di «salvaguardati» dalle nuove regole prevista dal Salva-Italia al comma c) dell’articolo 24: «i lavoratori che, antecedentemente alla data del 4 dicembre 2011, siano stati autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione». Si tratta di una platea enorme: l’Inps l’ha indicata in un milione e quattrocentomila persone. Tra questi c’è chi maturerà comunque i requisiti molto più in là, magari con gli stessi nuovi termini previsti dalla riforma. Ma quanti sono gli altri?
Poi c’è il problema dei cassintegrati di aziende decotte, già fallite che non riapriranno più i battenti: a norma di legge il loro rapporto di lavoro non è risolto, e quindi anche l’accordo è stato chiuso in sede ministeriale o davanti agli uffici del lavoro, queste persone rischiano di non rientrare nelle deroghe. Dentro ci sono casi celebri: i 640 ex lavoratori di Termini Imerese che hanno due anni di cigs e poi 4 di mobilità; alcuni ex dipendenti della vecchia Alitalia; quelli della Iribus di Avellino, ad esempio. Ma forse per loro presto si risolverà tutto: per queste situazioni il ministro ha promesso a breve un nuovo provvedimento legislativo che preveda l’accesso alla pensione con le vecchie regole.