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Data: 14/04/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Verso l’Imu in tre rate ma i Comuni protestano. Proposta alla Camera. L’Anci: per noi problemi di liquidità

ROMA Aggiungere una terza rata al pagamento dell’Imu, che verosimilmente potrebbe essere pagata a metà strada tra le due attuali scadenze. È questa in sostanza la proposta di Gianfranco Conte, relatore alla Camera sul decreto fiscale, proposta che fa seguito all’annuncio del segretario del Pdl Alfano di voler spingere per un’Imu una tantum e a rate. Per ora però l’emendamento non è ancora definito nei dettagli: lo sarà solo all’inizio della prossima settimana. Già si registra però la forte perplessità dei Comuni, che temono di dover rinunciare in questo modo ad ulteriori risorse di cassa, e sono disposti a discutere di rateazione solo a proposito dell’abitazione principale.
Attualmente il primo versamento dell’Imu è fissato per il 18 giugno. In base ad un emendamento allo stesso decreto fiscale approvato durante il passaggio al Senato, l’acconto sarà versato sulla base delle aliquote standard fissate a livello nazionale, 4 per mille per la prima casa e 7,6 per mille nelle altre. Le molto probabili maggiorazioni decise dai Comuni verrebbero applicate solo in sede di saldo a dicembre. Resta da capire come questo meccanismo cambierà se le rate diventeranno tre, con una intermedia a settembre. Per di più il relatore Conte non ha ancora precisato se la nuova modalità sarà applicata solo alle abitazioni principale oppure a tutti gli immobili. «Ci stiamo lavorando» ha spiegato. Proprio questo aspetto però è centrale dal punto di vista dei sindaci, che ieri hanno messo le mani avanti con dichiarazioni abbastanza forti del presidente dell’Anci Graziano del Rio. «Mentre può essere accettabile che l’Imu prima casa possa essere rateizzata senza grandi problemi, se invece viene rateizzata l’Imu secondaria i problemi di liquidità aumenteranno ulteriormente» ha detto Del Rio, che è sindaco di Reggio Emilia. E i Comuni, in questo scenario «devastante», dovranno chiedere allo Stato «fortissime anticipazioni di cassa».
Il tema del pagamento su più rate è solo uno dei nodi che dovranno essere sciolti. C’è quello, posto sempre dai Comuni, dei 200 milioni necessari per far sì che le amministrazioni stesse non siano costrette a pagare l’imposta sulle case popolari e su altri immobili di loro proprietà. Poi c’è la questione di come classificare le abitazioni di proprietà degli anziani che però vivono in ospizi o case di riposo. In base al decreto salva-Italia che ha anticipato l’entrata in vigore dell’Imu, queste case verranno considerate come tutti gli altri immobili e quindi tassate con l’aliquota ordinaria del 7,6 per mille, a meno che i Comuni non decidano, a proprie spese, di considerarle abitazione principale. Lo stesso relatore ha escluso che l’agevolazione possa essere generalizzata o che queste situazioni siano addirittura esentate perché, a suo avviso, ciò costituirebbe un incentivo a mettere gli anziani fuori casa.
Infine restano da definire la questione del trattamento delle dimore storiche e quella delle agevolazioni per gli immobili dati in affitto. L’attuale assetto dell’Imu non prevede un’aliquota di favore nemmeno per quelle in locazione a canone concordato, e tutto ciò potrebbe avere conseguenze pesanti sul mercato degli affitti. D’altra parte ieri la Cgia di Mestre ha ricordato che il maggior onere della nuova Imu ricadrà sulle imprese.
Sul fronte politico, l’ipotesi di un’imposta pagata in tre rate è stata salutata con soddisfazione dal Pdl. «La botta sulle famiglie sarebbe davvero pesante da gestire in una sola tranche» ha detto Alfano (senza però fare distinzione tra saldo e acconto). Il leader del Pd Bersani ha invece ricordato che il suo partito aveva proposta di «alleggerire l’Imu e compensarla con una tassa personale sui grandi patrimoni immobiliari».

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