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Data: 15/04/2012
Testata giornalistica: Rassegna.it
Riforma del lavoro, il 90% dei precari senza indennità

La riforma Fornero istituisce l'una tantum per i collaboratori che rimangono senza impiego. Ma i requisiti sono stretti. Nell’ipotesi che il 30% di essi perda un lavoro nel 2013, ne fruiranno appena 27.500 persone

Lavoro, il 90% dei precari non avrà l'indennità (foto di Maurizio Minnucci) (immagini di Maurizio Minnucci)
Poco più del 10% dei parasubordinati, se perderà il lavoro, potrà essere coperto dall’indennità prevista all’articolo 35 del decreto di riforma Fornero. L’articolo 35 del ddl lavoro istituisce una indennità una tantum per i collaboratori coordinati e continuativi disoccupati. Nella formulazione attuale, per ottenere tale indennità i collaboratori devono rispettare tutte le seguenti condizioni:

a) abbiano operato, nel corso dell’anno precedente, in regime di monocommittenza; b) abbiano conseguito l'anno precedente un reddito lordo complessivo soggetto a imposizione fiscale non superiore al limite di 20.000 euro, annualmente rivalutato sulla base della variazione dell'indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati intervenuta l’anno precedente; c) con riguardo all'anno di riferimento sia accreditato, presso la predetta Gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995, un numero di mensilità non inferiore a uno; d) abbiano avuto un periodo di disoccupazione ai sensi dell’articolo 1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, ininterrotta di almeno due mesi nell’anno precedente; e) risultino accreditate nell'anno precedente almeno quattro mensilità presso la predetta Gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995.

Come vedremo, l’articolo restringe la platea dei possibili beneficiari dell’indennità a una piccola percentuale dei collaboratori, costituendo quindi una assicurazione tutt’altro che universale per i precari che perdono l’impiego. Per effettuare una stima quanto più possibile attendibile del numero dei potenziali beneficiari del provvedimento, è stato preso a riferimento l’archivio dei microdati degli iscritti alla gestione separata Inps del 2006 e 2007. Dopo tale data, infatti l’Istituto ha smesso di fornire a Università e parti sociali i dati elementari, pubblicando invece un archivio online aggregato che purtroppo non permette di svolgere elaborazioni puntuali su specifici aspetti dell’universo dei parasubordinati.

Per le presenti elaborazioni sono stati estratti dall’archivio del 2007: tutti coloro che nel corso dell’anno hanno avuto rapporti di lavoro con un unico committente; che contemporaneamente erano presenti nella gestione Separata nell’anno precedente con almeno 4 mesi di accredito, ed almeno 2 mesi continuativi di disoccupazione; reddito di non oltre 20.000 euro; infine che avessero lavorato nell’anno in corso per almeno un mese. Il risultato è che sono appena 146.390 i parasubordinati che rispondono a tutte le caratteristiche richieste. Ciò su un totale di 1.566.978 iscritti alla gestione separata Inps (al netto dei titolari di partita Iva), pari al 9,3%.

In realtà, l’indennità non sarà estesa a tutti i parasubordinati, ma soltanto ai collaboratori. Così, il numero dei beneficiari (potenziali, in quanto dovranno perdere il lavoro per accedere al fondo) scende a circa 106mila se si considerano i collaboratori nel loro insieme e addirittura a 92mila se si escludono i collaboratori della pubblica amministrazione, i pensionati e quelli in proroga (che oggi sono scomparsi).

In definitiva, l’indennità compenserà, in caso di perdita del lavoro, poco meno del 12% dei collaboratori a progetto. Nell’ipotesi che il 30% di essi perda un lavoro nel 2013, l’indennità verrà erogata ad appena 27.500 persone, che prenderanno, applicando i criteri della proposta, tra 750 e 4.500 euro l’anno, con un esborso per l’erario stimabile in appena 72 milioni di euro. Nel frattempo l’aumento dell’1% dell’aliquota previdenziale frutterà all’Inps circa 250 milioni di euro nel 2012 (e circa 2 miliardi l’anno a regime, nel 2018).

Per migliorare l’ampiezza della copertura basterebbe eliminare il requisito d) dell’articolo di legge, che prescrive che il disoccupato di oggi, per ottenere l’indennità, deve aver avuto almeno due mesi ininterrotti di disoccupazione anche l’anno precedente. Requisito tra l’altro difficile da spiegare razionalmente, se non alla luce della volontà di ridurre il numero dei beneficiari . In tal modo la platea degli interessati all’indennità salirebbe a circa 300mila persone (252mila se si considerano soltanto i collaboratori in senso stretto), arrivando a coprire circa un terzo dei collaboratori, con una spesa stimabile in 203 milioni di euro, cioè meno della cifra derivante dall’incremento dell’aliquota.

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