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Pescara, 15/06/2026
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Data: 15/04/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Riforma del lavoro, Fornero: se non passa governo a casa. Attacco alle imprese sugli esodati. Confindustria: sorpresa e sgomento

ROMA E’ ancora lei, Elsa Fornero, a prendere il toro per le corna. «La riforma del lavoro l’abbiamo fatta per il Paese e non per i sindacati, per le imprese grandi o piccole, per la Cgil, la Cisl o la Uil afferma il ministro del Lavoro in trasferta a Reggio Calabria per partecipare ad un convegno ma su una cosa siamo decisi: se non dovesse passare, andremo a casa». Il messaggio è chiaro e hanno tempo per pensarci, durante il week end, i leader della maggioranza che martedì incontreranno il premier Mario Monti per affrontare la madre di tutte le riforme, quella sul mercato del lavoro.
E dire che a Reggio Fornero era arrivata ribadendo che il testo «non è intoccabile». Ma mentre la crisi alza il conto dei suicidi degli imprenditori (ormai tragicamente arrivati a 23 dall’inizio dell’anno) costretti al fallimento, gli spread pericolosamente risalgono e la disoccupazione tende ad aggravarsi in Europa, in un crescendo di difficoltà interne ed esterne, il governo fa sapere alla maggioranza che lo sostiene qual è la posta in gioco sulla riforma del lavoro. «Non siamo un governo senza anima aggiunge Fornero e abbiamo presente il grave disagio sociale che attraversa il Paese. E non ci piace aumentare la tassazione».
Poi, l’altra spina nel fianco, quella dei lavoratori rimasti senza lavoro e tagliati fuori dalla pensione per effetto del decreto salva-Italia. «Gli esodati aggiunge Fornero li creano le imprese che mandano fuori i dipendenti a carico del sistema pensionistico pubblico e della collettività». Una frecciata alla Confindustria di Emma Marcegaglia e alle sue dure critiche alla riforma. Passano poche ore e viale dell’Astronomia manifesta «sorpresa e sgomento. Queste parole danno una rappresentazione del mondo delle imprese che non solo non trova riscontro nella realtà, ma è anche offensiva. Le imprese, quando riducono il personale, lo fanno solo per necessità».
Alla polemica sul balletto delle cifre (65.000 accertati dal governo, 130.000 stimati dall’Inps in quattro anni) il ministro ha risposto con una lettera inviata al Sole 24 Ore nella quale in sostanza precisa che «nessuno sarà toccato dagli effetti della riforma previdenziale nel corso del 2012» e che il salva-Italia ha fissato al 30 giugno il termine per il decreto ministeriale che individuerà «il diritto soggettivo al pensionamento». Comunque, se si andrà oltre i 65 mila il governo si impegna a nuovi provvedimenti normativi che possano includere chi ha firmato per l’uscita «in base ad accordi collettivi stipulati in sede governativa entro il 2011», ma che non ha ancora interrotto il rapporto di lavoro. Una precisazione che, secondo Luigi Angeletti della Uil «è l’inizio della risposta, ma non basta. Ci vuole un provvedimento chiaro». Quanto alle polemiche, a Raffaele Bonanni che l’ha accusata di «mettere la testa sotto la sabbia» sulla vicenda degli esodati, Fornero lascia «le battute facili e sprezzanti a chi ne ha molte».
La palla sul lavoro torna dunque alla politica. Ieri il Pd ha riunito a Cortona, nel convento di Sant’Agostino, il suo stato maggiore per discutere della riforma. Gli umori sono variabili, alla vigilia del vertice. «Martedì arriveremo con delle proposte. Cercherò di portare qualche idea su come dare più lavoro subito», dice Pierluigi Bersani. E Tiziano Treu (relatore alla riforma) rassicura: «Non stravolgeremo il testo» ma accusa anche di revanscismo gli ex ministri pdl Sacconi e Brunetta. Da parte Pdl, il capogruppo Fabrizio Cicchitto auspica «un atteggiamento costruttivo» rispetto alle questioni poste dalle imprese (flessibilità in entrata e oneri sui contratti a termine) ma Guido Crosetto replica gelido a Fornero: «Se vorrà tornare all’insegnamento, ce ne faremo una ragione». Su possibili «miglioramenti sulla flessibilità in entrata» apre il leader Udc Pier Ferdinando Casini che avverte «i colleghi di maggioranza: non si può essere partiti di lotta e di governo».

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