ROMA La legge delega in materia di fisco che il governo approverà domani conterrà anche il principio che le entrate recuperate grazie alla lotta all’evasione vadano a finanziare la riduzione del prelievo fiscale. Lo ha confermato venerdì alla Camera, intervenendo in commissione Finanze, il sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani. Viene mantenuta, pur se con qualche correzione, l’impostazione del testo che il Consiglio dei ministri ha già approvato una ventina di giorni fa: accanto alla norma sul taglio delle aliquote, che avrà un valore essenzialmente programmatico, il provvedimento conterrà dunque capitoli densi e importanti, come la riforma del catasto, il contrasto all’elusione fiscale, la tassazione ambientale, la revisione della tassazione delle imprese in funzione della crescita.
Catasto. Nelle intenzioni del governo, il riassetto del catasto dovrebbe rendere più equo e moderno un sistema le cui contraddizioni sono state evidenziate proprio dall’entrata in vigore dell’Imu. Le rendite in base alle quali è calcolato il prelievo risalgono infatti alla fine degli anni Ottanta, ma le classificazioni degli edifici sono ancora più remote, in alcuni casi precedenti alla seconda guerra mondiale. Questo causa naturalmente sperequazioni, perché la base imponibile nella maggior parte dei casi è slegata dal valore reale degli immobili. L’obiettivo dunque, in collaborazione con i Comuni, è avvicinare le valutazioni a quelle di mercato, sia per quel che riguarda il valore degli immobili sia la loro rendita. A ciò concorrerà anche il passaggio dall’attuale unità di misura, i vani, ai metri quadrati. La riforma non dovrebbe portare ad un aggravio complessivo del prelievo, perché all’innalzamento delle rendite corrisponderebbe una riduzione delle aliquote in particolare sui trasferimenti.
Evasione. Il primo obiettivo è misurare l’incidenza del fenomeno. Se ne dovrà occupare una apposita commissione con la partecipazione dell’Istat. Una volta definito il metro di misura, si potranno quantificare le risorse strappate all’evasione, che confluiranno in un’apposito fondo destinato agli sgravi fiscali per i contribuenti. Nel testo però non ci sono indicazioni concrete su modalità e priorità della riduzione del prelievo.
Elusione. Un capitolo della delega è dedicato al nodo dell’abuso di diritto, che in campo fiscale corrisponde più o meno al concetto di elusione. Si tratta di quei comportamenti che pur formalmente leciti se presi uno per uno fanno parte di strategie finalizzate esclusivamente a ottenere risparmi d’imposta. È ovviamente un tema delicato, sul quale però la definizione di paletti potrebbe dare in prospettiva maggiore certezza alle aziende, comprese quelle che vogliono investire nel nostro Paese.
Imprese. L’attuale impianto della tassazione del reddito d’impresa sarà mantenuto ma subirà alcuni aggiustamenti. Uno dei principi guida a cui il governo intende ispirarsi è quello della separazione tra la tassazione dell’imprenditore e quella dell’impresa. Il reddito che la persona trae dall’azienda come compenso del proprio lavoro verrà sottoposto all’Irpef, che è progressiva, mentre sull’utile di impresa sarà applicata un’aliquota proporzionale e più bassa. Questa impostazione dovrebbe riguardare tutto il mondo produttivo, quindi anche le microimprese e gli studi professionali. In questo modo verrebbe favorita la capitalizzazione dell’impresa. In omaggio alla nuova impostazione, l’Ires potrebbe essere ribattezzata Iri (imposta sul reddito imprenditoriale).
Ambiente. È uno dei nodi più delicati. L’idea è introdurre una carbon tax, ossia un prelievo commisurato al contenuto di carbonio, i cui proventi potrebbero andare a finanziare le fonti rinnovabili. Il principio «chi inquina paga» potrebbe tuttavia avere come conseguenza pratica un aumento del prelievo, soprattutto in un contesto come il nostro in cui le accise sui carburanti sono già state più volte ritoccate verso l’alto.