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Pescara, 15/06/2026
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Data: 16/04/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Monti ricuce con Marcegaglia, arriva più flessibilità in entrata. Governo, tra i ministri cresce l’irritazione per la linea Fornero

ROMA - Smaltita l’irritazione, diradato il fumo delle artiglierie, ieri è stato il giorno dei messaggi di pace tra Mario Monti ed Emma Marcegaglia. Con tanto di telefonata chiarificatrice tra il premier e la leader degli industriali. Soprattutto, con la disponibilità di Monti a venire incontro ad alcune richieste di Confindustria sulle riforma del mercato del lavoro. Quelle sponsorizzate dal Pdl, e ormai in parte digerite dal Pd, per dare maggiore flessibilità in entrata. Senza toccare la nuova formulazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Monti, che nei giorni scorsi non aveva nascosto l’amarezza per il j’accuse lanciato da Marcegaglia sul Financial Times contro il disegno di legge sul lavoro («very bad») ha tutto l’interesse a recuperare gli imprenditori. «Perché», come spiega un ministro, «non si possono attrarre in Italia imprese straniere, se hai contro quelle di casa...». Dunque l’imperativo è ricucire, anche a costo di dover frenare Elsa Fornero. L’irruenza del ministro del Lavoro, quel dire all’antivigilia di vertice di domani sera con Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini «se non passa la riforma ce ne andiamo a casa», ha scosso il governo. Più di un collega di Fornero ha parlato di «irrigidimento pericoloso e inopportuno». Aggravato da una nuova litigata con Confindustria sul tema degli esodati.
Anche Marcegaglia non ha nessuna intenzione di continuare il suo assalto. La prova, al di là della telefonata della pace, è stata la lettera-appello del suo braccio destro apparsa ieri sul Sole24ore. Il direttore generale di Confindustria, Gianpaolo Galli, oltre a chiedere - come da copione - «un passo avanti sulla flessibilità in entrata», ha descritto Monti come «il paladino del vero cambiamento» e ha elogiato il suo «patrimonio di credibilità personale senza precedenti». Messaggi non casuali. La conferma che qualcosa si muove.
In Senato si fa strada un’intesa da Pdl e Pd (con la benedizione di Casini) per ridurre un po’ di quella rigidità in entrata introdotta da Fornero per combattere il precariato: si va verso un ritocco delle norme contro le false partite-Iva (non varranno per il settore dei creativi e degli informatici e per tutte slitterà il giro di vite), un apprendistato più lungo e meno vincolante (attualmente le aziende devono assumere almeno il 50% degli apprendisti), l’esenzione dell’aumento contributivo per i lavoratori stagionali previsti dai contratti nazionali. Più altre modifiche per la stabilizzazione dei contratti a termine. Il tutto verrà ratificato domani nella cena tra Monti e ABC. Senza cambiare una virgola per le norme sui licenziamenti economici: il Pd, ma perfino il Pdl che non intende inimicarsi il mondo del lavoro dipendente, farebbero saltare il tavolo.
Ma non c’è solo la riforma Fornero. Con la depressione che morde, il Pil in picchiata e lo spread che fa venire le palpitazioni, oggi Monti riunirà a palazzo Chigi Passera, Fornero, Catricalà, Profumo, Gnudi e Grilli per quello che appare come un gabinetto di crisi. Economica, non politica. Tema all’ordine del giorno: verifica del grado di operatività delle misure già adottate e caccia a qualche «ideona» per crescita da proporre domani al summit con la «strana maggioranza». La grana: soldi non ce ne sono e il viceministro all’Economia, Vittorio Grilli (con la sponda di Monti) non è entusiasta di immettere risorse nel fondo in cui finirà il tesoretto della lotta all’evasione. Poi riunione del governo per il varo della delega fiscale e bis mercoledì, dopo la cena con ABC, per il via libera al Piano nazionale delle riforme e al Documento economico finanziario. Nella speranza di un miracolo: far ripartire l’economia. Altrimenti in autunno scatterà il famigerato aumento di due punti dell’Iva per rispettare il pareggio di bilancio nel 2013.

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