ROMA Si pagherà in tre rate (giugno, settembre e dicembre) invece che nelle due attualmente previste. Ma solo per la prima casa. E per compensare i comuni, in allarme per gli introiti a singhiozzo, che metterebbero a rischio i bilanci, gli enti locali otterrebbero subito una fetta più consistente (per effetto dell’innalzamento della quota dell’anticipo dal 2 al 3 per mille) sulla prima rata in scadenza il 18 giugno. E in più, per sostenere i sindaci sul piede di guerra, un miliardo di euro immediati (su otto totali) legati al patto di stabilità.
Eccola qui la soluzione individuata per risolvere il rebus Imu. L’accordo politico per la spalmatura del versamento della nuova imposta sugli immobili è stato trovato, confermano in queste ore fonti del governo, venerdì scorso con il via libera di Mario Monti e si sta lavorando a un emendamento che sarà presentato, forse già oggi se il testo sarà pronto, dal presidente della Commissione finanze della Camera, Gianfranco Conte (Pdl), che è anche relatore del decreto fiscale in seconda lettura a Montecitorio. La prima rata dell´Imu è prevista per il 18 giugno e la seconda per il 17 dicembre. Quella intermedia dovrebbe, a questo punto, essere fissata per metà settembre. Con il nuovo schema, che riguarda esclusivamente l’abitazione principale (per gli altri immobili resta la doppia rata), si pagheranno tre rate di un terzo invece che due del 50 per cento. E nelle intenzioni, la spalmatura dell’Imu dovrebbe così mitigare l´impatto, per il portafoglio dei contribuenti, di un provvedimento che, sulla prima casa, aumenta le rendite catastali e, dunque, la base imponibile del 60 per cento. La via d’uscita potrebbe essere la quadratura del cerchio.
Nei giorni scorsi, i comuni avevano protestato con forza e il presidente dell´Anci, Graziano Delrio, aveva definto «devastante» l’ipotesi di una rateizzazione dei versamenti. Il gettito complessivo dell´Imu (suddiviso tra Stato e Comuni) è di 21 miliardi di euro. E di questi, 4 miliardi della prima casa vanno esclusivamente ai Comuni, mentre i restanti 17 miliardi della seconda casa (più negozi, capannoni) saranno divisi a metà. Il timore dei sindaci è quello che la riduzione ad un terzo (dal 50 al 33 per cento) dell´incasso di giugno comporterebbe un buco di bilancio, anche se provvisorio, di 2 miliardi. Un timore che dovrebbe essere scongiurato dal fatto che, rispetto alle ipotesi iniziali, la rateizzazione, escludendo le categorie diverse dalla prima casa, andrà a incidere solo sul 20% del gettito complessivo. Una soluzione di compromesso suggerita, peraltro, anche dall’Anci. E così la prima rata di giugno dovrebbe fruttare ai comuni 1,7 miliardi di euro.
La Commissione finanze della camera affronterà anche la questione della possibile imposta agevolata, al 4 per mille, per gli immobili affittati a canone concordato. Si tratta di una questione cruciale per Confedilizia, in pressing da settimane. Sul punto, è stato già presentato un emendamento in Parlamento da parte del Pdl che si richiama al decreto legislativo sul federalismo fiscale. Nel provvedimento c’era scritto che l´aliquota dell'Imu prevista al 7,6 per mille fosse ridotta alla metà per gli immobili locati. Il problema è la copertura: secondo alcuni calcoli servono 500 milioni di euro.