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Pescara, 05/04/2026
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Data: 17/04/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Acerbo-Masci, patto anti cemento «Fermiamo il Decreto sviluppo»

Il progetto per la riviera sud può dare il via a nuove colate

E' nel luglio del 2011 che la conversione in legge del decreto sviluppo, fortemente voluto dall'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti, apre scenari del tutto inediti nel mondo delle costruzioni. L'iniziativa del governo si muove su due fronti: accelerare l'iter burocratico delle pratiche edilizie, introducendo ad esempio il silenzio assenso nel permesso a costruire, e incentivare gli investimenti privati con premi di cubatura per la riqualificazione edilizia urbana: fino al 20% in caso di interventi sugli immobili residenziali e fino al 10% per le altre destinazioni.
Si tratta di un'occasione davvero irripetibile per chi magari possiede un terreno sul quale, da anni, non è possibile realizzare neanche una voliera per i piccioni. Perché il Decreto sviluppo consente di aggirare la blindatura del Prg su aree strategiche, come quelle a ridosso dell'ex Cofa e del Marina di Pescara, sottoposte a Piano particolareggiato; una sorta di mini piano regolatore che, oltre a stabilire la vocazione di una zona omogenea della città (nel caso del Pp2 turistico-ricettiva), fissa anche i criteri per l'edificabilità e la mobilità urbana.
E' in questo contesto che nasce il progetto del Waterfront: un complesso di hotel, uffici e negozi da realizzare nella zona fronte-mare, presentato dalla cordata di imprenditori Milia-Mammarella. Un progetto già licenziato dalla Commissione edilizia ma chiamato ad affrontare lo scoglio del consiglio comunale, dove si annuncia battaglia anche all'interno della stessa maggioranza.
A mettersi di traverso sono stati soprattutto Pescara futura, la lista di Carlo Masci e Rifondazione comunista, con il suo leader Maurizio Acerbo che ieri è tornato ad attaccare sottolineando il rischio di una operazione che, dietro la copertura del Decreto sviluppo, potrebbe aprire le porte ad una «speculazione sul modello degli anni '60» dalle conseguenze imprevedibili.
Acerbo riassume così gli effetti del Water front approvato dalla Commissione edilizia: «Meno cessione di aree per il Comune, più cemento, minori oneri di urbanizzazione». Il consigliere di Rifondazione ricorda che il Pp2 è una progettazione unitaria che la precedente amministrazione (il Prc guidava l'assessorato all'Urbanistica con Tommaso Di Biase) aveva sottoposto a Stu, la società di trasformazione urbana. Uno strumento del tutto nuovo, richiesto dagli stessi costruttori dell'Unione industriale, che prevedeva l'indizione di una gara internazionale da parte del Comune e il conseguente esproprio dei terreni sottoposti all'intervento di recupero. Questa strada fu poi abbandonata dalla nuova amministrazione del sindaco Albore Mascia, mentre il prossimo mese di giugno scadranno anche i termini del Pp2, con il rischio, sempre a detta di Acerbo, che in quest'area preziosissima di Porta nuova si vada a lottizzazioni singole. Una sorta di giungla edilizia che anche Pescara futura chiede di bloccare con un'azione decisa in consiglio comunale.
Rifondazione teme, tuttavia, che questo non possa bastare: «Nonostante le assicurazioni fornite dall'assessore Marcello Antonelli, crediamo che sia necessaria una blindatura della delibera. La storia urbanistica del Comune - sottolinea ancora il leader di Rifondazione - è piena di cause perse e sappiamo benissimo che se anche il progetto del Water front non dovesse passare in aula, i privati hanno mille strumenti per ricorrere al Tar, con buone possibilità di spuntarla considerata la copertura offerta loro dal Decreto sviluppo».
Acerbo chiede dunque all'amministrazione comunale di tutelarsi da questa eventualità, attraverso la richiesta di un parere legale fornito da un esperto: «Con la faciloneria molto sospetta che c'è stata sino ad oggi in materia urbanistica, non basta dire venite in consiglio e poi ne parliamo».

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